Nuove aperture domenicali, colpo allo sviluppo (e ai diritti)

13/10/2011

Una proposta di legge regionale avanzata dall`assessore Isi Coppola porta da 12 a 24 le apertura domenicali dei negozi. La proposta, approvata dalla giunta, attende il via libera del consiglio. Questa la lettera inviata a livello regionale da Confcommercio, Confesercenti e le organizzazioni sindacali al governatore Zaia.
Le scriventi organizzazioni sindacali e di categoria, esprimono forte preoccupazione rispetto all`ipotesi di
modifica della normativa regionale che prevede una sperimentazione su un maggior numero di aperture
domenicali in deroga a quanto oggi previsto. Se vogliamo condividere e concordare regole certe ed omogenee in materia di orari e giorni di chiusura la discussione non può infatti limitarsi a fissare il numero di domeniche in deroga, ma deve tener conto dell`urgente necessità di un confronto serio sull`intero settore del commercio e soprattutto sulle strategie per una sua modernizzazione sostenibile. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che il commercio è, da tempo, in attesa di una complessiva legge di riforma che sappia unire, al rispetto dei principi ed obiettivi comunitari di tutela della libertà imprenditoriale, l`attenzione necessaria alle problematiche di impatto ambientale ed urbanistico, alla qualità della vita dei centri urbani alle nuove sensibilità sociali dei cittadini veneti. Non si può parlare infatti di sviluppo, in senso veramente moderno, se esso contrasta con i diritti di chi lavora, con i valori sociali della popolazione, con la tutela del paesaggio, dell`ambiente e del territorio. Questo l`ambito in cui si deve collocare anche la disciplina degli orari. Troppo spesso questa materia è stata invece affrontata come semplice strumento di «marketing» commerciale, che incide unicamente sulla competitività tra territori limitrofi, trascurando le inevitabili ricadute economiche, occupazionali, organizzative e produttive. In un periodo di grave crisi economica e di drastica riduzione della capacità economica delle famiglie, un numero maggiore di aperture domenicali non farebbe altro che spostare i consumi dalle giornate feriali alle giornate festive; provocherebbe l`impoverimento dei centri storici delle città, alterando quello sviluppo equilibrato e sostenibile in cui è fondamentale il ruolo sia della grande che della piccola distribuzione; comporterebbe la prevedibile chiusura di attività e la relativa riduzione di posti di lavoro, causando una perdita di professionalità complessiva del settore con lavoro precario e poco qualificato. Con tali presupposti il maggior costo per le aperture domenicali si scaricherebbe con tutta probabilità sui prezzi al consumo e quindi su tutti i cittadini e sulle condizioni dei lavoratori del settore. Le scriventi sottolineano inoltre la necessità che:

- venga garantita una visione complessiva e regionale del sistema che armonizzi e definisca correttamente le diverse specificità relative alla particolarità del nostro territorio e alla sua vocazione turistica;
- la definizione del calendario di aperture domenicali e festive avvenga in tempi certi (limitando la possibilità di variazioni successiva ai casi di effettiva necessità) e sia comunque resa obbligatoria la concertazione con le associazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello provinciale ;
- siano affrontate anche le questioni legate ai tempi di vita e di lavoro nelle nostre città e dunque anche il livello di servizi (asili, assistenza agli anziani, servizi alle persone, ecc…) che possono consentire alle persone che lavorano, sia come lavoratrici e lavoratori sia come imprenditrici e imprenditori, di poter conciliare le esigenze di lavoro con le esigenze di relazioni familiari e di comunità, che sono tra i valori che hanno caratterizzato lo sviluppo del nostro sistema economico e sociale ;
- vengano previste misure di sostegno per politiche comunali di rivitalizzazione e riqualificazione dei centri urbani.