“NuovaSchiavitù” Da Varsavia per fare gli schiavi

19/07/2006
    mercoled� 19 luglio 2006

    Pagina 15 – Cronache

    SEDICI ARRESTATI, UN SOLO ITALIANO. LIBERATI CENTINAIA DI IMMIGRATI, GUADAGNAVANO 2 EURO PER 15 ORE

      Da Varsavia a Foggia
      per fare gli schiavi

        In campagna sorvegliati dai �kap� polacchi armati

          Anna Langone
          corrispondente da FOGGIA

            Controllati a vista da guardiani armati, costretti a versare una penale quando si ammalavano, pagati non pi� di due euro per 10-15 ore di lavoro nei campi, chiusi in baracche senza luce in cui mangiavano soltanto pane e acqua: � l’inferno da cui sono stati strappati decine di braccianti polacchi, grazie a un’operazione dei carabinieri del Ros di Bari, che hanno stroncato una tratta di esseri umani, un �traffico� coordinato da un’organizzazione transnazionale, dedita allo sfruttamento di braccianti polacchi impegnati in lavori stagionali in aziende agricole foggiane.

              Ci sono stati anche casi di suicidio fra i lavoratori ridotti in schiavit� in Puglia: lo ha detto il comandante dei carabinieri del Ros, generale Giampaolo Ganzer. E il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha parlato di lager in cui i lavoratori erano costretti a vivere, vittime dell’organizzazione che si occupava dell’ingresso e della permanenza di cittadini polacchi impegnati nei lavori agricoli stagionali in provincia di Foggia.

                Le punizioni
                Ventisette le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis contro altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata ai delitti di tratta di esseri umani e riduzione in schiavit�. Parte dei provvedimenti sono stati eseguiti in Polonia dove i carabinieri hanno agito su mandato di arresto europeo, in collaborazione con la polizia locale.

                  Agghiaccianti le condizioni di vita e di lavoro dei polacchi: chi si sottraeva alle 10-15 ore giornaliere di fatica doveva pagare una penale di 20 euro e la giornata poteva essere retribuita anche con pochi spiccioli, invece dei cinque stabiliti.

                    Picchiati selvaggiamente e maltrattati in ogni modo, soprattutto se tentavano la fuga, gli immigrati erano costretti a vivere in baracche senza luce n� riscaldamento, a dormire per terra su materassi e a mangiare solo pane e acqua. Questo avveniva nelle campagne di Ortanova, Cerignola, Ascoli Satriano ed � appunto di Ortanova l’imprenditore Pompeo Todisco, l’unico italiano arrestato. Il nucleo operativo dell’organizzazione si trovava in Polonia, ma operava con una serie di connazionali presenti nei centri del Foggiano, ma anche in Basilicata.

                      Suicidi per disperazione
                      Inquietanti i particolari emersi dalle indagini. Gli investigatori intendono far luce soprattutto su due casi di suicidio avvenuti fra i polacchi: inizialmente sono stati rubricati come suicidi, ma alla luce di questa indagine, secondo il generale Ganzer, meritano degli approfondimenti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, i lavoratori erano controllati con serveglianza armata, puniti al pi� piccolo accenno di ribellione.

                        Per ricostruire l’organizzazione, i magistrati italiani avrebbero utilizzato anche le segnalazioni, fatte al consolato polacco e all’autorit� giudiziaria della Polonia, degli stessi familiari dei cittadini polacchi, preoccupati, a volte, dalla totale scomparsa dei propri congiunti. La maggior parte dei lavoratori veniva attirata in Italia con l’inganno: di qui il nome dato all’operazione, �Terra promessa�, perch� erano utilizzati allettanti annunci sui giornali polacchi per invogliare i lavoratori a trasferirsi in Italia.

                          Due le rotte, entrambe tortuose, attraverso le quali i lavoratori polacchi giungevano nel nostro Paese e venivano smistati nelle campagne del Foggiano. Come ha spiegato il procuratore antimafia Piero Grasso, la prima rotta vedeva i lavoratori polacchi attraversare una fetta di Repubblica Ceca e parte dell’Austria per poi arrivare in Italia. La seconda, parallela alla prima, portava in Slovacchia, poi in Ungheria e infine in Slovenia prima di varcare il confine italiano per giungere, percorrendo la dorsale adriatica, sino in Puglia.

                            Il periodo preso in esame dalle indagini va dal 2005 ai primi mesi di quest’anno, ma gli investigatori ritengono che lo sfruttamento andasse avanti da molto tempo. Il trasferimento in Italia delle vittime avveniva in furgoni o pullman e, come sempre in questi casi, non era gratuito: i polacchi pagavano per il trasporto dai 150 ai 200 euro a testa. Un lungo viaggio, pagato a caro prezzo, con un lager come destinazione.