“NuovaIri(1)” Quel miliardo congelato nel forziere Sviluppo Italia

06/05/2005
    venerdì 6 maggio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

    INCHIESTA : LA NUOVA IRI

      Quel miliardo congelato
      nel forziere Sviluppo Italia
      La maxi liquidità che l’Agenzia non investe

      M. MAU.

        ROMA • Un miliardo di euro congelati in cassaforte da quattro lunghissimi anni. Per un Paese e un governo alla caccia disperata di quattrini per rilanciare la competitività del sistema Italia dovrebbe essere una notizia bomba. Invece, tutti ostentano indifferenza, come se ritenessero intoccabile il « tesoro » che Sviluppo Italia mostra di non saper spendere.

        Un’incapacità ammessa senza infingimenti nel bilancio per il triennio 2002 2004 ( per il 2004 si tratta di un preconsuntivo), nonché dal budget 2005. Basta scorrere i dati per desumere che la liquidità di Sviluppo Italia si aggira sempre intorno al miliardo di euro. Un tesoro distribuito tra quindici banche, « in quote proporzionali all’importanza dell’istituto » , spiegano da Sviluppo Italia: « La nostra liquidità non si può impiegare in operazioni sul mercato azionario, o su quello dei derivati, o valutario » . Nella lista, che inizia con Unicredit e San Paolo Imi, ci sono Banca di Roma ( il gruppo Capitalia, attraverso il Mediocredito centrale, controlla la maggioranza della Fimit, di cui Massimo Caputi è amministratore delegato), Bnl ( di cui Caputi è azionista) e Mps ( dove l’amministratore delegato di Sviluppo Italia è consigliere). E poi una serie di istituti, dalle Popolari di Bergamo, Brescia e Spoleto, fino a Banca Akros e Banca Esperia.

        I frutti ( magri) della rendita finanziaria appaiono evidenti anche nella nota predisposta dall’ad di Sviluppo Italia per il Cda del 23 febbraio 2005 ( punto 3 dell’ordine del giorno, preconsuntivo 2004 e budget 2005) dove viene ribadito ( pagina 3) che l’equilibrio economico della società è « ancora determinato dal rilevante apporto di proventi finanziari derivanti dalla gestione della tesoreria. Infatti, il volume dei ricavi, malgrado le azioni finalizzate all’incremento del fatturato, non consentono la totale copertura dei costi di struttura » . Come se non bastasse, il mix del portafoglio conferma che nel corso degli anni è stata privilegiata la nascita e la capitalizzazione delle società controllate piuttosto che l’acquisizione di partecipazioni in aziende che operano sul mercato. Sviluppo Italia si difende sostenendo che tutti i fondi disponibili ( 300 milioni di partecipazioni e crediti, 200 impegnati per la competitività del Paese, 200 di free capital e altri 200 di crediti) sono vincolati all’operatività. E aggiungono che « la Finanziaria 2004 ha trasferito dall’Agenzia all’Ismea ( la società che dovrebbe gestire i fondi per l’agroindustria) 500 milioni di euro » . Fatto sta che nella nota per il Cda del 23 febbraio 2005 ( documento del quale il Sole 24 Ore è in possesso) tra le « disponibilità liquide » per il 2005 viene riportata sempre la stessa cifra ( 1.026.165) che con qualche piccola variazione ricorre dal bilancio del 2002.

        Altro tasto dolente è quello del personale: a fine 2003 l’organico della Spa ( a livello di consolidato) raggiunge la modica cifra di 1.082 addetti ed è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente ( il numero medio di addetti è passato dalle 564 unità del 2002 alle 997 del 2003). Dai toni della nota riportata nel budget per il 2005, è fin troppo facile dedurre che la fretta di assumere tanta gente in pochissimo tempo possa aver provocato qualche problema aziendale. Recita la nota a pagina 16: « La gestione delle risorse umane sconta un problema di non coincidenza tra le competenze interne disponibili e le nuove attività svolte da Sviluppo Italia, con conseguente difficoltà a impiegare su tali attività le risorse esistenti » .

        Sviluppo Italia smentisce il raffronto tra il consolidato 2002 e il consolidato 2003, e quindi smentisce l’assunzione di quasi 400 persone. Il motivo? « È cambiato il criterio di consolidamento adottato», spiegano in via Calabria.

          Tradotto, i nuovi assunti sarebbero solo 200, numero neppure così esiguo se si considera che l’arruolamento dei nuovi funzionari o impiegati sarebbe avvenuto in meno di due anni. Rimane una domanda da un miliardo di euro: a che cosa servono 1.100 dipendenti se l’Agenzia per lo sviluppo di soldi non ne spende?