“NuovaIri (3)” La guerra del calabrese leghista con la passione per il turismo

06/05/2005
    venerdì 6 maggio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

    INCHIESTA : LA NUOVA IRI

      La guerra del calabrese leghista
      con la passione per il turismo
      M. MAU.

      ROMA • Dario Fruscio, leghista neanche tanto per caso (è nato in un paese della Sila che si chiama Longobardi), professore « in quiescenza » di Economia aziendale e studio di commercialista a Milano, comincia la sua carriera politica imbarcandosi su un aereo che collega Milano Linate a Roma Fiumicino. Lui vince la lotteria del posto e siede affianco al senatùr Umberto Bossi che vola a occupare il suo scranno in Parlamento.

      Nessuno sa cosa i due si siano detti, raccontano solo di un parlare fitto fitto per tutto il volo. E atterrati a Roma ladrona si stringono padanamente la mano. È un colpo di fulmine. In fondo, tra le montagne della Sila e le Prealpi del Varesotto che differenza c’è? Non è neppure un caso che, grazie ai longobardi, i cosentini si siano meritati l’appellativo di svizzeri della Calabria. Il senatùr vuole che la neorecluta padana Fruscio Dario faccia da cane da guardia al cane che di zampe ne ha sei, l’Ente nazionale idrocarburi. Le politiche del 2001 sono andate male: Fruscio non passa nel collegio Lombardia 2. Ma, c’è la poltrona di consigliere di amministrazione dell’Eni e quella di Sviluppo Italia.
      Il giorno e la notte. A San Donato, quartiere generale della società petrolifera di Stato, Fruscio a un certo punto pensa che l’amministratore delegato, che pure vanta risultati inoppugnabili, ha fatto il suo tempo.
      Sbraita contro la gestione « accentratrice » di Mincato ma poco dopo annusa il vento e si ritira autoassegnandosi il titolo «di salvatore della petrolchimica italiana».

      Quello dell’Eni è un incarico di prestigio, ma senza ciccia. A Roma, invece, in via Calabria ( a Fruscio sembrerà una profezia), quartier generale di Sviluppo Italia, di ciccia ce n’è tanta. A difenderla c’è però un mastino abruzzese di tre taglie più grande che a forza di girarci attorno ha scavato i solchi sul suo territorio. Il cane da guardia calabro padano guaisce. E per un anno finge di indietreggiare. Il 12 giugno impartisce la prima lezione. E scrive una lunga lettera a Massimo Caputi, che tenta di rabbonirlo, destinandolo alla presidenza di una società di factoring.

      Fruscio non accetta. E blandisce l’amministratore delegato con parole morbide: « Lasciami dire che sono impegni affascinanti quelli che mi proponi& Però mi tocca dirti che il mio impegno ha già un suo preciso campo operativo su cui può essere esplicato: quello del turismo » . Un atteggiamento conciliante, prima di una strigliata sulla gestione di Sviluppo Italia. « Basta con questo stop and go, buono per alimentare una condizione di stallo e d’inconcludenza ormai soverchiante i limiti della più volenterosa remissività e sopportabilità. Passato un anno cosa pensi? Di propinarci ancora la stessa musica? » . Poi di nuovo una richiesta: « Per quanto riguarda possibili movimenti al vertice di Sviluppo Italia Calabria, ti chiedo formalmente che a interessarsene sia, con te, il Cda di Sviluppo Italia. Ti chiedo di fornirmi assicurazioni sul punto, affinché io possa, in caso contrario, esercitare mie adeguate attività in via autonoma » . La chiusa delle lettera è da manuale della provocazione: « Credimi, con cordialità, serenità, con ansia di concordia. Ma anche con reciproca fiducia, che da parte mia implica il convincerti che tu di Sviluppo Italia non sei né il padrone né il giocattoliere » .

      Passano diciannove giorni e Fruscio torna ad accanirsi con una lettera velenosissima sulla campagna pubblicitaria di Sviluppo Italia che in quei giorni inonda tv, giornali, radio e cartelloni stradali ( costo a bilancio nel 2003 4,6 milioni di euro, contro i 900mila dell’anno prima). « Quando si è sotto critica per inconcludenza operativa e/ o gestionale, è da sempre in uso far passare per campagne pubblicitarie costosissime l’azienda o il gruppo caduto nell’occhio del ciclone. Rimpinguando le casse dei mass media si capta benevolenza per un certo periodo di tempo e fino a un nuovo giro di valzer. Tu su queste cose hai insistito molto, anche ai fini della costruzione e/ o ricostruzione di un’immagine manageriale ben nota. Ben nota anche per insuccessi accumulati ». Il cane ha azzannato il mastino. La replica di Caputi è furiosa: «La tua lettera è di una violenza inaudita, totalmente fuori luogo e volgare. Essa contiene illazioni che forse appartengono al mondo che tu frequenti. Se fossero rivolte a me, ti invito a esplicitarle, in modo che possa avere un confronto nelle sedi opportune e tutelare la mia corretezza e professionalità » . Il 13 aprile del 2005 Dario Fruscio è stato nominato presidente di Sviluppo Italia Turismo, la joint venture con gruppo Marcegaglia, Banca Intesa e Ifil, i soci privati che nei prossimi anni assumeranno la guida della società.

        Un giocattolino da 70 milioni. Finalmente il professor Fruscio potrà dedicarsi alla sua amata terra, la Calabria. Perché cane non mangia cane.