“NuovaDiplomazia” Silvio B, la strategia del gran simpatico (M.L.Rodotà)

10/05/2005
    martedì 10 maggio 2005

    pagina 5

    Nuova Diplomazia

      Silvio B, la strategia del gran simpatico
      Slanci e gaffe per mediare tra i Grandi

        di Maria Laura Rodotà

          Due anni fa un noto parlamentare di opposizione, in viaggio nel Sahara con amici, si trovò a far Capodanno in un’oasi con una suora missionaria. Non capiva come mai si fosse aggregata al suo gruppo. Finché lei gli spiegò che era voluta fuggire, almeno per due giorni, dalle sue consorelle. Erano spagnole; da mesi e mesi la prendevano in giro per le corna fatte da Berlusconi nella foto di gruppo dei ministri degli Esteri a Caceres. E lei, non polista ma patriottica, non ce la faceva più. L’esperienza della missionaria svillaneggiata, certo, è estrema. Però sono moltissimi gli italiani che vivono o viaggiano all’estero e possono raccontare storie simili. La lieta disinvoltura del premier, insomma le sue gaffes, negli anni del suo secondo mandato hanno avuto risonanza internazionale. Fino alla trionfale esternazione di ieri: appoggiato ai microfoni, sfoggiando la sua più simpatica faccia tosta, spiegando che Bush e Putin li aveva fatti metter d’accordo, elencando baci e abbracci tutti dovuti a lui, eccetera. È stata una bella scena in fondo: il Berlusconi migliore, quello che Indro Montanelli definiva «l’unico bugiardo sincero che conosca». Quello con l’aria da imprenditore milanesone che ha fatto un buon affare o che se non l’ha fatto se ne vanta comunque, qualcosa di buono ne verrà. Quello che ai vertici internazionali a volte si comporta come un g.o. ( gentil organisateur ) da villaggio vacanze e vuol divertire tutti: complimenta le signore, racconta barzellette, anche se poi son fiorite leggende su signore indignate quando le barzellette sono state tradotte dagli interpreti; che vorrebbe cantare, poi, ma raramente trova compagni. Quello che quando uno o più guastafeste mostravano di non gradire l’atmosfera festosa, maltrattava senza pietà. Lui era il primo a restare male, però, di sicuro.

          Tutto questo nel 2003 gli ha fatto vincere il premio «Miscommunicator of the Year», conferito dalla Foreign Press Association; per meriti acquisiti durante il semestre di presidenza italiana. Un semestre spettacolare, iniziato al Parlamento europeo con la sua risposta a Martin Schulz, deputato socialdemocratico tedesco che gli aveva fatto due domande provocatorie: «In Italia c’è un produttore che sta preparando un film sui campi di concentramento nazisti, la proporrò per il ruolo di kapò». Scandalo internazionale, complessa marcia indietro, in margine sdoganamento del vicepremier ex missino Gianfranco Fini: la sua faccia sofferente mentre sedeva accanto al premier valeva quanto il successivo pellegrinaggio in Israele, per chi la ricorda.

            Perché molti alleati di Berlusconi hanno sofferto per certe sue uscite. Gli alleati attenti alle buone maniere coi francesi: il premier ha cantato davanti a Jacques Chirac, si è vantato di aver messo fuori gioco i comunisti con Lionel Jospin che aveva cinque ministri comunisti nel governo, e altro. Gli elettori del Polo non proprio su posizioni leghiste: due settimane dopo l’attentato alle Twin Towers, in visita a Berlino, dichiarò che l’Islam è inferiore, «quelli sono rimasti indietro di 1400 anni». E poi: al matrimonio della figlia del premier turco Erdogan baciò la mano alla sposa, e non si fa secondo le regole islamiche. Durante un’intervista allegra con due giornalisti dello Spectator spiegò agli inglesi che «Mussolini non ha mai ammazzato nessuno»; al massimo «mandava la gente a fare vacanza al confino». In visita a Wall Street, dove molte donne hanno ormai posti importanti, invitò a investire in Italia «dove ci sono le segretarie più belle»; aggiungendo, «il mio governo ha abolito l’imposta di successione», per cui «l’invito potrebbe essere: venite a morire in Italia».

              Più seria la gaffe (una delle molte, i due si sono visti spesso) sulla politica di Vladimir Putin. Nel novembre 2003, durante una conferenza stampa congiunta, disse che la Russia era un modello di diritti umani, che in Cecenia non era successo granché, «ci sono attentati della guerriglia ma Mosca non ha mai risposto». Seguiva condanna della Commissione e del Parlamento europei, seguivano altre gaffes meno gravi. Fino a ieri, al capolavoro di Mosca. Non è finita, probabilmente. Le esternazioni di Silvio B. hanno un ritmo ciclotimico, a volte tace per settimane o mesi, poi parla a ruota libera per periodi più o meno lunghi. Ora sembra in forma: un giorno ha ammirato la bellezza di Tony Blair, quello dopo si è esibito sulla Piazza Rossa. Forse vincerà un altro premio, prima del 2006