Nuova strategia di Palazzo Chigi: comunicazione diretta contro le trappole

30/09/2003

30 Settembre 2003

IL CAVALIERE VUOLE EVITARE CHE SI RIPETA QUANTO AVVENUTO CON LA CAMPAGNA ANTI ARTICOLO 18 DELLA CGIL NELLE FABBRICHE
«E’ solo l’inizio, il bello deve ancora venire»
Nuova strategia di Palazzo Chigi: comunicazione diretta contro le trappole

retroscena
Ugo Magri

ROMA
PER quanto eccessivo e invadente possa sembrare all’opposizione, il messaggio a reti unificate di Silvio Berlusconi è solo l’antipasto. «Il bello deve ancora venire», se la ridono a Palazzo Chigi, dove nessuno scopre le carte, ma si fa intendere che sulle pensioni il governo ha piazzato sulla rampa di lancio una capagna mediatica senza precedenti. «Rigorosamente istituzionale», mette le mani avanti Paolo Bonaiuti, il portavoce del premier, «perché noi ci limiteremo a fornire un servizio ai cittadini, senza piegare la nostra comunicazione a polemiche di parte». Sul suo tavolo di sottosegretario c’è una pila di carte provenienti dalla Francia dove la riforma previdenziale è stata accolta senza sommosse grazie, spiega Bonaiuti, «a un ottimo lavoro di informazione». Il governo italiano prenderà l’esempio. Col Cavaliere pronto a spendersi senza risparmio.
«Stavolta non ci faremo prendere di sorpresa», ripete continuamente Berlusconi ai suoi. Stavolta: perché ancora gli brucia la sconfitta sull’articolo 18, quando la Cgil riuscì a farla passare nelle fabbriche (e in verità non ci voleva molto) come una legge per licenziare la gente. Quando ne fu informato, il premier gridò al complotto, troppo tardi tuttavia per correre ai ripari. Fu costretto a battere in ritirata. E poiché l’esperienza matura con gli errori, a Berlusconi non può non essere tornato in mente quel drammatico autunno del ‘94, quando la spallata sindacale sulle pensioni precedette di poche settimane il «ribaltone» di Umberto Bossi. «Nove anni fa sbagliammo tattica, presentammo la riforma nel modo meno gradevole», fanno oggi autocritica i consiglieri berlusconiani. Potendo tornare indietro, farebbero scomparire il bastone per mostrare tanta carota. Proprio quello che il premier ha già messo in pratica.
L’insistenza nel messaggio di ieri sul super-bonus per chi resterà a lavorare non è certo figlia del caso. Berlusconi vuol «piazzare» la sua riforma presentandola alla gente come un business, un autentico affare. D’ora in avanti ripeterà senza sosta che un impiegato, rinunciando a pensionarsi, guadagnerà 625 euro al mese netti in più per quattro anni. Che per un funzionario diventeranno 1.250, e per un dirigente 2.200. Non importa che in realtà si tratti di una platea veramente ristretta (calcolano all’Economia che quanti potranno profittarne non supereranno il mezzo milione): a Berlusconi basta far gola a pochi per bilanciare la protesta di quanti nel 2008 avranno 35 anni di contributi: e quelli sì resteranno gabbati. Ma pure loro in fondo non sono un esercito, lo 0,5 per cento della forza lavoro complessiva. Tolti questi «irriducibili», la gran massa degli italiani non verrà toccata nei suoi interessi immediati. Farle dormire sonni tranquilli è l’obiettivo numero uno del premier.
I suoi sondaggi fin qui lo confortano. Luigi Crespi, esperto di comunicazione, scommette al massimo un paio di punti in meno negli indici di simpatia, non di più. «Sono dieci anni che si parla di previdenza da risanare, gli italiani ormai sembrano rassegnati. Potranno prendersela solo se la riforma sarà iniqua», assicura Crespi. E la mobilitazione sindacale, quanto potrà incidere? «Poco», alza le spalle, «perché diversamente dal passato non tocca il cuore della gente». Addirittura a Palazzo Chigi c’è un partito di «falchi» che cerca lo scontro coi sindacati «perché farebbe gioco a Tremonti», dicono, «dimostrando a Confindustria e all’Europa che si tratta di una riforma davvero strutturale, altrimenti come si spiegherebbero tante proteste? Così la finiremmo una volta per tutte con certi attacchi da destra…».
Paradossi della strategia berlusconiana. Una miscela, come sempre, di calcolo e di azzardo, di coraggio e di cinismo come dimostra l’uso spregiudicato del mezzo televisivo. Fabrizio Cicchitto, vice-coordinatore azzurro, lo spiega così: «Berlusconi cerca un contatto diretto con gli italiani perché è stufo di affidarsi ai giornalisti. Vuole che quanto egli dice venga riferito nudo e crudo, senza mediazioni». Ecco perché il blitz di ieri dopo i tigì, avverte Palazzo Chigi, «non va archiviato come un mordi-e-fuggi», ma come una vera dichiarazione di guerra preventiva.