«Nuova previdenza non prioritaria»

07/10/2003


07 Ottobre 2003

«Nuova previdenza non prioritaria»
Indagine di Business International, le imprese bocciano il governo
Vanni Cornero

Il governo? Rispetto a quel che si aspettano le imprese va per conto suo. Questo, in sintesi, il messaggio che esce dalle conclusioni di un’indagine condotta da Business International, in collaborazione con Leonardo Business Consulting, su 64 imprese italiane e multinazionali che operano in Italia nel settore manifatturiero e in quello dei servizi.
Il quadro che viene delineato, recita la ricerca, è quello di un Paese dalle prospettive incerte in cui manca un’azione di governo incisiva, in grado di affrontare problemi strutturali e di rilanciare la crescita e lo sviluppo. Le aziende che hanno contribuito all’indagine sono in gran parte grandi imprese con produzioni ad elevato contenuto tecnologico o fornitrici di servizi avanzati e, per loro, in nessuno dei casi presi in esame il governo raggiunge la sufficienza.
«I temi sui quali maggiormente si è concentrata l’azione dell’Esecutivo (giustizia, media, riforma delle pensioni, istruzione e formazione) – si sottolinea nei risultati della ricerca – sono quanto mai distanti da quelli ritenuti urgenti dalle aziende, primo fra tutti quello della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione».
Alla richiesta di assegnare un voto da 1 a 10 alla politica del governo, le imprese intervistate hanno risposto con punteggi da bocciatura, tra il 3,55 e il 5,48. La valutazione più alta è stata ottenuta dai provvedimenti che riguardano il mercato del lavoro (5,48), seguiti da quelli dedicati alle infrastrutture (4,92), al Fisco (4,73), al supporto delle imprese (4,69), al Mezzogiorno (4,59), alla formazione (4,50), alla ricerca, sviluppo e innovazione (3,55).
Proprio ricerca e innovazione sono, invece, al primo posto fra le priorità delle aziende, seguite dalla riduzione della pressione fiscale, dalla necessità di infrastrutture, da incentivi alle imprese e flessibilità del mercato del lavoro. E lo scenario che risulta dalle risposte delle imprese non è incoraggiante: il 63% ritiene che le prospettive per il futuro siano stazionarie e il 23% le percepisce addirittura in peggioramento. A vedere all’orizzonte segnali di ripresa è solo il 14% del campione intervistato e poco rassicurante è il giudizio che viene attribuito alla competitività dell’Italia: sulla solita scala di voti da 1 a 10, le imprese hanno assegnato a questa voce un punteggio medio di 4,70.
L’ultimo quesito riguarda i programmi delle imprese per i prossimi anni: il 27% del campione ha risposto di voler continuare ad investire agli attuali livelli, il 33% sta alla finestra ed aspetta di vedere come si evolverà la situazione, ma c’è anche un 37% di imprese che ha in programma nuovi investimenti e solo il 3% pensa a disinvestimenti. «L’Italia – sottolinea nelle conclusioni Business International – resta, quindi, un Paese nel quale investire, ma in cui continua a mancare un’azione incisiva di riforma e modernizzazione, senza la quale le prospettive di crescita e di sviluppo si fanno sempre più incerte».