Nuova previdenza: la riforma accende il mercato dei fondi

30/07/2004


      venerdì 30 luglio 2004

      Nuova previdenza
      La riforma accende il mercato dei fondi

      Assicurazioni e banche si contendono una torta che vale 12 miliardi
      Siniscalco: subito effetti positivi sull’andamento del debito pubblico
      Francesco Spini

      MILANO
      Il mercato ci crede, le compagnie pure. Per dirla con Giampaolo Galli, direttore generale dell’Ania, «i motori delle assicurazioni sono accesi, ora attendiamo solo il semaforo verde dei decreti attuativi». Il rilancio della previdenza integrativa, messo nero su bianco dall’approvazione della legge delega sulle pensioni, da due giorni sta dando benzina alle società impegnate nel business. Dopo la corsa di due giorni fa sull’onda del voto, a Piazza Affari molta strada era già stata percorsa, ma anche ieri si sono registrati balzi in avanti di compagnie come Mediolanum, tra le più forti nel campo, a +2,65%, seguita da Generali (+1,15%), Alleanza (+0,30%) e Ras (+0,29%), senza dimenticare bancari esposti anche sul lato assicurativo, come Sanpaolo, fissato a +2,18%. Un altro effetto positivo immediato sui conti pubblici, secondo il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco c’è già stato: «La riduzione dello spread dei tassi dei Btp decennali messi all’asta (ieri ndr) rispetto ai bund tedeschi».


      Fari accesi, quindi, su un business tutto da scoprire. In Italia del resto siamo vicini all’anno zero. L’esempio? I fondi pensione aperti: presenti da anni, non sono mai decollati tanto che nel primo trimestre 2004 gli iscritti erano poco meno di 370 mila. Briciole.


      Ora, con l’obbligo in capo al lavoratore di scegliere esplicitamente la destinazione del Tfr (con un silenzio assenso che premia la soluzione del suo impiego nel fondo pensione), i giochi si potrebbero riaprire. E con loro il business di compagnie di assicurazione (che oltre ai fondi propongono anche polizze vita pensionistiche, parificate ai primi), di Sgr e banche. In ballo, secondo recenti stime, ci sarebbero qualcosa come 15 miliardi di euro, pari all’ammontare dei Tfr, di cui 12, secondo taluni, potrebbero confluire nelle forme complementari. Di questa cifra, un 10% potrebbe confluire in soluzioni previdenziali individuali. Ipotesi plausibile, secondo la società di ricerca britannica Fox-Pitt Kelton. Ma secondo cui il travaso il primo anno provocherebbe un effetto turbo sulla raccolta, successivamente produrrebbe margini meno importanti. «In realtà è ancora troppo presto per valutare correttamente l’impatto che la riforma avrà sul settore assicurativo – spiega il direttore generale dell’Ania, Giampaolo Galli -: sono troppe le variabili e i punti oscuri della legge delega, a cominciare dalla norma sul silenzio assenso e al livello di compensazione che sarà previsto per le imprese che dovranno rinunciare alla liquidità oggi garantita dal Tfr. Da questa decisione dipenderà anche la propensioni da parte dei datori di lavoro a far circolare le informazioni tra i lavoratori».


      Non per nulla, in vista dei lavori sui decreti delegati, ieri la stessa Ania ha chiesto al Governo di aprire un tavolo di concertazione con le organizzazioni sindacali, il mondo delle imprese, i fondi pensione e il mondo bancario-assicurativo. «C’è un enorme numero di questioni che dovranno essere definite dai decreti delegati – spiega Galli -. Per prima cosa si dovrà dare un’effettiva attuazione dell’equiparazione tra le diverse forme pensionistiche collettive e individuali». E poi c’è il nodo del silenzio assenso. «Noi riteniamo che sia giusto che il Tfr vada in un fondo negoziale, non in fondi pubblici o dell’Inps. Quest’ipotesi dev’essere solo residuale e solo come parcheggio temporaneo». Quindi c’è la fiscalità del mondo pensionistico integrativo «che sarà da ridisegnare integralmente».


      L’Ania assicura di aver fatto la sua parte, soprattutto sul fronte della trasparenza delle polizze (i Fip e i Pip), spesso molto più care e meno comprensibili dei fondi pensione aperti: «Abbiamo proposto un prospetto sintetico di tre pagine, in cui verranno spiegati caratteristiche e costi. L’iniziativa non è ancora attiva, in quanto al vaglio dell’autorità di vigilanza».
      Gli operatori del settore, gli assicuratori, nel mentre, stanno a guardare. Troppo presto, come riferiscono da Unipol, elaborare strategie quando il fumo sui decreti è ancora troppo denso. Stesso concetto viene dalla Ras, dove non annunciano prodotti nuovi post-riforma. «Da tempo ci siamo portati avanti – dice invece Andrea Mencattini, direttore centrale di Generali Vita – con l’istituzione di due fondi pensione, di cui l’ultimo per le adesioni collettive e che potrà giocare un ruolo importante con la riforma. Abbiamo voluto presentarci con un track record consolidato, utile al momento della scelta da parte del lavoratore. Inoltre, abbiamo in catalogo prodotti vita che, è vero, costano di più, ma sono accompagnati da garanzie di rendimento e protezione più stringenti».