Nuova Irpef, via libera alle due aliquote

09/05/2002





Sì della Camera alla riforma fiscale: imposta al 33% per le imprese, graduale abolizione dell’Irap, de-tax – Il testo passa al Senato
Nuova Irpef, via libera alle due aliquote
Tremonti vede i sindacati: confronto ripartito, ora a Palazzo Chigi discussione ampia sugli altri temi – «Alleggerimento dai redditi bassi»
Dino Pesole
ROMA – Nel giorno in cui la Camera, pur in presenza di un duro scontro con l’opposizione culminato con l’uscita dall’Aula al momento del voto finale, appone il suo sigillo alla riforma fiscale, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti riavvia il confronto con i sindacati, incassa un’apertura di credito da Cisl e Uil (mentre resta il giudizio critico della Cgil) e assume l’impegno a investire la presidenza del Consiglio così da estendere auspicabilmente il confronto a Palazzo Chigi sull’insieme degli argomenti sul tappeto, dal lavoro alla previdenza. Prima direttamente nell’aula di Montecitorio, poi in serata in una conferenza stampa convocata al termine dell’incontro con i sindacati, Tremonti ribadisce che è intenzione del Governo «iniziare dai redditi più bassi». La delega, ha precisato, è «un semilavorato parlamentare»: «Quando si imposterà il Dpef, avremo l’indicazione macroeconomica. Quando presenteremo la Legge finanziaria con il primo modulo della riforma, vi saranno risposte esaurienti su tutti i punti». «Dal nostro punto di vista – ha osservato Tremonti – l’incontro con i sindacati è stato positivo, ed è parte di una più ampia discussione che non si terrà in questo ministero, ma a Palazzo Chigi». Un’evoluzione che il ministro giudica «possibile e auspicabile». Non si sbilancia invece sulla possibilità che eventuali modifiche, frutto dei tavoli tecnici che si apriranno con i sindacati, possano essere recepiti dal Senato in seconda lettura. «Buona parte delle richieste del sindacato – osserva – sono già contenute nella delega». Soprattutto è innovativo per Tremonti l’impianto stesso della riforma che distingue tra una parte ordinamentale, sulla quale il Governo ha chiesto la delega al Parlamento, e quella sostanziale che sarà affidata ai Dpef per la parte relativa alle indicazioni macroeconomiche, e alle leggi finanziarie per l’attuazione pratica e per l’individuazione delle risorse compensative. Il tutto – ribadisce – nel rispetto degli impegni assunti con il programma elettorale presentato agli elettori, e delle conclusioni del recente vertice europeo di Barcellona, «laddove si chiede ai Governi di fare le riforme fiscali e di farle partendo dai redditi bassi». Proprio su questo punto si sono concentrate maggiormente le critiche del Centro-sinistra: si tratta – hanno sostenuto congiuntamente gli esponenti di Ds, Margherita, Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione comunista – di una riforma che costerà 50 miliardi di euro, e che andrà a beneficio soprattutto dei redditi medio alti. «Chi pagherà queste minori entrate? Ci saranno tagli ai servizi sociali?», si è chiesto il capogruppo dei Ds, Luciano Violante. La risposta è stata fornita da Tremonti in conferenza stampa: «È da escludere che la riforma fiscale abbia ricadute sulla spesa sociale. Ci siamo impegnati a conservare lo standard delle garanzie sociali e del servizio sanitario». Il cuore della riforma è la nuova Irpef. Si chiamerà Ire, e sarà strutturata su due aliquote, contro le attuali cinque: 23% per i redditi fino a 100mila euro; 33% oltre tale importo. Le detrazioni d’imposta che saranno progressivamente sostituite da deduzioni dall’imponibile. «Siamo convinti – ha rilevato Tremonti – che il nostro disegno di curva sia fortemente progressivo». Nella delega viene sancito il principio della concentrazione delle deduzioni sui redditi bassi e medi, «per meglio garantire la progressività dell’imposta e rendere particolarmente favorevole per tali redditi il nuovo livello d’imposizione». La «no tax area» e il meccanisno delle nuove deduzioni verranno definite con la legge finanziaria. Secondo quanto ha anticipato il relatore, Vittorio Emanuele Falsitta, l’area di esenzione dal pagamento delle imposte dovrebbe essere collocata tra i 6 e i 9mila euro. Tremonti rinvia alla prossima Finanziaria. «Andremo ogni anno in Parlamento – spiega – a chiedere il voto sull’avanzamento dei lavori della riforma fiscale». E per sostenere ancor di più la validità dell’impianto della riforma, cita un saggio di Visco, pubblicato nel 1986: «Vi è perfetta coincidenza sulla riduzione delle aliquote. Trovo singolare, se mai, che ora si sostenga il contrario. Ne faremo un ordine del giorno. Vediamo chi lo vota». Clima disteso, in ogni caso ieri sera al ministero dell’Economia, per un incontro che ha mantenuto un carattere interlocutorio, con l’inedito dei sindacati che precedono il ministro e illustrano le proprie considerazioni nella sala dedicata alle conferenze stampa e con il ministro che ascolta e attende, per così dire, il suo turno.

Giovedí 09 Maggio 2002