Nuova Irpef dal 2003, vincoli meno rigidi sui licenziamenti

12/11/2001

La Stampa web






ECONOMIA
Domenica 11 Novembre 2001
Nuova Irpef dal 2003, vincoli meno rigidi sui licenziamenti
Per 3-4 anni l’obbligo di reintegro verrebbe eliminato. Quasi pronta anche la nuova delega sul Fisco
ROMA Mancano pochissimi giorni al varo delle tre deleghe legislative su fisco, lavoro e pensioni, e il governo stringe i tempi per la stesura dei testi dei provvedimenti, che dovranno indicare le linee guida delle tre importanti riforme che sarà sempre l’Esecutivo – nei prossimi mesi – a stendere dettagliatamente. Secondo le agenzie di stampa, la delega in fase più avanzata di elaborazione è quella sul fisco. Le sue linee guida: una riforma dell’Irpef dal 2003, un riordino dell’Irpeg sul modello tedesco, il potenziamento degli studi di settore, cambiamenti della base imponibile Irap, l’introduzione del concordato preventivo per gli autonomi con basso volume d’affari, semplificazioni burocratiche, emanazione di nuovi testi unici delle imposte. Le principali novità riguardano proprio l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche: dagli attuali 5 scaglioni si passerà a due: con un’aliquota del 23% per i redditi fino a 100.000 euro (circa 200 milioni) e del 33% per i redditi da 100.000 euro in su. Le detrazioni d’imposta saranno trasformate in deduzioni dall’imponibile: scompariranno le detrazioni per carichi familiari, per produzione reddito, e tutte quelle riconosciute nella misura del 19% tra cui i mutui prima casa, le polizze vita, le erogazioni liberali alle Onlus, le spese funebri, trasformate in abbattimenti dell’imponibile. Le nuove deduzioni cresceranno con il diminuire del reddito, e serviranno a realizzare la progressività del prelievo. Verrà innalzata (ma non si arriverà a 20 milioni) la soglia di esenzione, attualmente fissate a circa 15 milioni di lire per i lavoratori dipendenti e a 12 per gli autonomi. L’ingresso a regime della riforma (e il taglio del prelievo fiscale complessivo) sarà naturalmente legato alla situazione dei conti pubblici. Significative anche le novità in arrivo per l’Irpeg, l’imposta sulle persone giuridiche. Si tasserà tutto in capo alla società: scomparirà quindi il complesso meccanismo del credito d’imposta legato alla tassazione degli utili e dei dividendi distribuiti ai soci, e l’aliquota passerà dal 36 al 33%. Sarebbe pronto anche il testo della delega sulla flessibilità del lavoro. Accanto alle norme già annunciate da tempo, si fa strada anche un allentamento «sperimentale» (ma significativo) dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che prevede l’obbligo di reintegro per il dipendente licenziato senza giusta causa. Per tre-quattro anni verrebbe eliminato l’obbligo di reintegrare nel posto il lavoratore licenziato, che si dovrà «accontentare» di un risarcimento monetario attraverso l’arbitrato. La nuova disciplina dovrebbe operare per i lavoratori «emersi» dal nero grazie al condono; per i contratti a tempo determinato convertiti in contratti «stabilizzati» a tempo indeterminato; per i dipendenti delle imprese che attraverso assunzioni superano la soglia dei 15 dipendenti. A ben vedere, la disciplina «sperimentale» di fatto cancellerebbe l’efficacia dell’articolo 18. In pratica, la stragrande maggioranza delle assunzioni oggi passa per un contratto a termine, e quasi tutti i lavoratori «confermati» sarebbero licenziabili anche senza «giusta causa». Infine, le pensioni. «Chiedere una delega al Parlamento non mi sembra che sia andare giù duro, e comunque la trattativa è ancora in corso», afferma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. «Noi siamo per andare a un confronto», replica il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, secondo cui la questione della delega al Parlamento va cancellata «in modo da poter ragionare e trovare una soluzione». Cgil-Cisl-Uil aspettano sempre una risposta di Silvio Berlusconi alla loro richiesta di «chiarimento» sulla previdenza. E anche se il ministro del Welfare Roberto Maroni ha annunciato un nuovo incontro per lunedì – in cui il governo dovrebbe consegnare un documento scritto sulla delega – il numero due Uil Adriano Musi afferma che «lunedì non ci sarà nessun incontro, non ci hanno nemmeno convocato. Ha ragione Pezzotta – spiega Musi – non c’è fretta a voler indicare soluzioni in caso di risposte negative del governo. Quando lo farà il sindacato metterà a punto valutazioni unitarie e a proporre eventuali azioni, sempre unitarie, ma dopo un’attenta discussione. Credo sia inutile voler cominciare già ora a mostrare i muscoli». E in attesa è anche il presidente di Confcommercio Sergio Billè: «E’ il momento di farla finita con questo ambaradan di notizie che si accavallano, si smentiscono, si confermano: lunedì sentiremo quello che il governo ci dirà. È arrivato il momento di svelare che cosa il governo vuole fare in proposito. Su quello daremo il nostro giudizio».[r. gi.]
 

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