Nuova guerra di cifre sul lavoro nero

21/01/2003





NEL MIRINO AGRICOLTURA E SUD. IL GOVERNO INTERVIENE NELLA DISPUTA: I VERI DATI SONO PIU´ BASSI
Nuova guerra di cifre sul lavoro nero
Fmi: sommerso al 28%. Istat: è il 16%

21/1/2003

ROMA
Quanta è l´economia sommersa in Italia: circa il 16% come dice l´Istat o addirittura il 28% come sostiene il Fondo monetario internazionale (Fmi)? La diatriba si è aperta al convegno su «L´economia sommersa, misurazioni e politiche» che si tiene in questi giorni presso l´Università di Roma Torvergata. Dalla prima giornata di lavori quel che si è capito è che l´Italia è certamente tra i primi paesi sviluppati (quelli che aderiscono all´Ocse, per intenderci) ad avere un´alta percentuale di economia sommersa, anche se il fenomeno è presente ovunque in Europa, sia pur in proporzioni così rilevanti. E si è anche capito che ad alimentare questa economia senza ricaduta fiscale è anche la periodica apparizione dei condoni. Per il resto – e cioè sulle cifre del fenomeno – ci si trova di nuovo a dover dirimere una disputa che vede da una parte l´Istat tra gli organizzatori del convegno, insieme al Ceis e al Censis) e dall´altra il Fmi. Per il primo, infatti, i dati del sommerso nel 1998 (di quell´anno infatti si discute) parlano di una incidenza sul prodotto interno lordo (pil) pari a una forbice variabile tra il 15,8% e il 16,8% che, in numeri assoluti corrispondevano a circa 170 o 180 mila miliardi di lire, rispettivamente. Secondo l´Istat il fenomeno sarebbe particolarmente diffuso in agricoltura, dove al nero sarebbe il 34% dell´intero business. Quanto alla geografia, inutile dire che «nera» è soprattutto l´economia del Sud (23%) contro l´11% del Nord. Del tutto differenti i numeri forniti dal Fmi, per il quale l´economia sommersa in Italia sarebbe stata, nell´anno in questione, pari al 27,8% del Pil pari a 515 mila miliardi di lire. Nella classifica dei 30 paesi Ocse, l´Italia è al terzo posto per economia sommersa, dopo Grecia e Ungheria. Oggi al convegno parlerà anche il direttore del Censis Giuseppe Roma, tra i maggiori studiosi del fenomeno (cui ha dedicato un libro uscito lo scorso anno). L´analisi del Censis è complessa e considera la grande incidenza che sul lavoro sommerso hanno avuto gli immigrati irregolari: 702 mila persone che si stanno mettendo in regola solo ora. Il Censis calcola l´incidenza del sommerso sul Pil nel 19,8%, ma considera comunque i dati e i metodi dell´Istat come i più rigorosi e attendibili. «L´analisi proposta dal Fmi – dice Giuseppe Roma – è in realtà uno studio di Freidrich Schneider dell´università di Linz, in Austria, ed è secondo me da considerarsi eccessiva». Una valutazione analoga era stata espressa ieri anche dal sottosegretario all´Economia Vito Tanzi («siamo sotto al 15%»), il quale ha aggiunto che «se si sommasse al pil italiano il restante 27,8% indicato dal Fmi come sommerso, si arriverebbe al pil degli Stati Uniti». E´ ovvio che i problema è il metodo di rilevazione dei dati e a questo sarà dedicata la giornata di oggi. L´emersione dal nero, ha detto Enrico Giovannini, responsabile della divisione statistica dell’Ocse, è una questione di controlli ma anche di cambiamento culturale. «Il lavoro nero – ha sottolineato l´economista – non può essere affrontato con un’unica ricetta. Bisogna far capire ai lavoratori e alle imprese i vantaggi di emergere. Vantaggi che oggi in una competizione internazionale sono quelli della visibilità dei propri prodotti, del proprio marchio e della localizzazione grazie ai quali è possibile attirare investimenti esteri». Quanto all’utilità dei condoni, per Giovannini questa dipende «dalle aspettative degli imprenditori. Se infatti questi si immaginano che tra 5 anni ci sarà di nuovo un condono è chiaro che la cosa favorirà la ripresa del sommerso, dopo una prima regolarizzazione».

Raffaello Masci