Nulla sarà più come prima. Inizia un dualismo da gestire

15/10/2007
    lunedì 15 ottobre 2007

    Pagina 3 – Politica

    SCENARI - Il Pd ha un segretario eletto dal popolo con una grande investitura. Rafforza il governo, ma il potere di decisione di Veltroni ora è enorme

      Nulla sarà più come prima.
      Inizia un dualismo da gestire

      di Marcella Ciarnelli

      In più di tre milioni ci hanno investito un po’ del tempo di una giornata di festa. Ci hanno messo nome, faccia (e qualche euro) per partecipare alla rivoluzione di scegliere il segretario di un partito che è ancora tutto da strutturare. Invocando l’unità hanno scelto il leader per investirlo non solo dell’onere della guida ma anche della costruzione. È stato un atto di fiducia, anche per conto di quanti non sono riusciti a superare dubbi e nostalgie. E al seggio non ci sono andati. Ora che il segretario del Partito democratico c’è, investito dal dato certo del voto e non solo dei sondaggi, si trova davanti il compito di dare una identità ad un’iniziativa che, bollata dagli avversari come una fusione a freddo, è riuscita a dimostrare di essere un’esigenza sentita dalla gente. Un’operazione popolare per rinnovare una politica che negli ultimi tempi ha collezionato più rifiuti che consensi.

      È complessa l’Italia con cui Walter Veltroni si dovrà confrontare da oggi. Dov’è finita l’antipolitica se in una domenica di metà ottobre tre milioni e più si sono messi in fila per infilare una scheda nell’urna e pagare anche. Quanti di quelli che hanno urlato Vaffa in coro con Beppe Grillo hanno votato per chi dovrà guidare il Partito democratico. E, ancora, quanti delusi dal governo di centrosinistra per cui pure avevano votato, hanno scelto di partecipare per dimostrare un’apertura di credito che non può, però, restare ancora senza risposte. Pena un rifiuto dalle catastrofiche conseguenze.

      Il sindaco di Roma, da oggi segretario del Pd, in campagna elettorale ha detto di aver ben chiare tutte queste esigenze. Ha detto di voler dare rispote alle priorità dei giovani e di quanti hanno già vissuto già molto del loro tempo. Ha detto di voler lavorare per riuscire a dare sicurezza e tranquillità, lavoro e casa, cultura e una nuova storia fatta di tante provenienze, a chi in questi mesi ha avuto la sensazione di essere inascoltato. Ha mostrato fin dalla sua discesa in campo la consapevolezza di battersi per guidare qualcosa di più del partito di maggioranza relativa del governo. Sua è, ora, la responsabilità di essere un sostegno determinante per Romano Prodi ed il suo esecutivo mentre per molti, il centrodestra in primis, lo vedono come il possibile responsabile di una sua prematura caduta.

      Romano Prodi è il presidente designato del Partito democratico. Walter Veltroni è il segretario che ha trionfato nell’urna. I due possono collaborare o fronteggiarsi. Quello che è certo che comincia un dualismo, nelle ore della vittoria smentito con maggior forza che nei giorni precedenti, ma che potrebbe essere un oggettivo freno sia all’azione del governo che a quella del neonato partito che ha un nome ma che non è ancora chiaro a quale antenato somiglierà di più. O, e sarebbe la più aupicabili delle situazioni, se riuscirà a superare i segni del passato, portandone con sè solo un dolce ricordo, ed a guardare invece ad un futuro al passo con un mondo che intanto è cambiato ed in cui, per esistere e contare, non c’è bisogno di essere il primo. Di spezzettare la rappresentanza in mille rivoli paralleli destinati a non incontrarsi mai. E dar vita a quell’immagine della politica che la gente ha dimostrato di rifiutare, e non solo per i privilegi.

      Nulla sarà più come prima dopo questo 14 ottobre. Certo, la novità è di quelle da essere segnate nei libri di storia. C’è un segretario investito, il partito va ancora modulato. Le prossime scadenze sono lì a dimostrare che c’è voglia di lavorare presto e bene. Deve andare così. Anche perchè il calendario non è fissato solo da un protagonista. Non solo da chi governa ma anche dall’opposizione che al Senato può sempre mettere a segno il colpaccio. Il centrodestra che preme. Berlusconi andrebbe a votare anche subito sull’onda dei sondaggi a suo favore. La destra, galvanizzata anche dalla piazza, a questo punto non disdegnerebbe una conta che per il momento sarebbe ancora a favore. Sono pronti a correre, accontendadosi ancora della Casa delle libertà, visto che il sogno del partito unico sembra destinato a restare in soffitta. Per i partiti di governo, ma non solo, c’è la prova della legge elettorale che va fatta perchè, altrimenti, si arriverà alla prova del referendum che potrebbe significare una pericolosa conta trasversale. Il segretario del Partito democratico deve averlo ben chiaro.