Novembre «ferma» il dettaglio

26/01/2004


        Sabato 24 Gennaio 2004


        Novembre «ferma» il dettaglio

        Congiuntura – Le vendite del commercio al minuto hanno subito una flessione dello 0,9%, invertendo la tendenza positiva di settembre e ottobre


        ROMA – Dopo due mesi di modesta crescita, le vendite al dettaglio hanno registrato una battuta di arresto in novembre. Secondo i dati dell’Istat, infatti, il commercio al dettaglio ha subito una flessione dello 0,9% su base annua, un’inversione di tendenza dopo il +3,3% di settembre e il +1,6% di ottobre. Nei primi undici mesi del 2003, comunque, i consumi sono aumentati del 2% rispetto allo stesso periodo del 2002, con un massimo del 4,7% per gli alimentari e un minimo dello 0,2% per gli altri settori. «Ora bisogna impegnarsi con un progetto che renda le imprese italiane più competitive all’estero e con un altro progetto interno a difesa del potere di acquisto» ha commentato il vice-ministro dell’Economia Mario Baldassarri. A impedire che la dinamica delle vendite assumesse toni peggiori è stata la moderata crescita degli alimentari, mentre i settori non food hanno dovuto fare i conti con un nuovo passo falso. La frenata di novembre è ancora più accentuata se valutata in termini reali (l’inflazione in novembre era attestata sul 2,5%), tanto che il calo si impenna fino a superare i tre punti percentuali. Secondo Confcommercio «il calo delle vendite al dettaglio di novembre dovrebbe concludere un ciclo negativo al termine di un anno da dimenticare». La contrazione delle vendite si sta estendendo a tutte le aree del Paese, con una punta che tocca l’1,7% al Sud. Nell’Italia centrale la flessione della domanda raggiunge l’1,6%, mentre al Nord è dello 0,3%. Nel novembre 2003, sono stati gli alimentari (+0,9%) ad impedire un risultato complessivo ancora più negativo. Un aumento che però potrebbe essere stato «gonfiato» dai rincari dei prezzi subiti dal settore negli ultimi mesi (i dati sono riferiti infatti al valore corrente delle vendite). I non alimentari al contrario accusano una diminuzione complessiva del 2%, con le variazioni negative più sostenute per la cartoleria (-3,9%) e l’abbigliamento (-2,81%). L’unico settore in crescita è stato quello dei giochi e degli articoli sportivi. Pessimisti i sindacati che colgono l’occasione per rinnovare le loro richieste al governo, prima tra tutte quella del ripristino della politica dei redditi. Secondo Marigia Maulucci della Cgil il calo delle vendite dimostra che «il sistema produttivo è al tracollo per il blocco della domanda interna». Paolo Pirani della Uil non si dice affatto stupito visto che «è evidente che il paese si sta impoverendo», mentre per Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, la crisi dei consumi è «una spia che chiama tutti alle proprie responsabilità». La grande distribuzione ha dovuto fare i conti con un aumento delle vendite abbastanza contenuto (+1,1%). È andata peggio alle imprese che operano su piccole superfici, che hanno subito una flessione del 2%, perdendo in media cinque punti percentuali al netto della dinamica dell’inflazione. Nell’ambito della grande distribuzione, a far registrare l’aumento più sensibile sono state le vendite dei supermercati (+1,5%) e degli hard discount (+1,5%). Più 0,4% per gli ipermercati, mentre i grandi magazzini hanno registrato una contrazione del 2,4 per cento.

        ELIO PAGNOTTA