Novembre «congela» i prezzi

01/12/2003



      Sabato 29 Novembre 2003
      Novembre «congela» i prezzi

      Congiuntura – Secondo l’Istat l’inflazione si è attestata al 2,5% su base annua, in calo dal 2,6% di ottobre – È la crescita più bassa da agosto

      ELIO PAGNOTTA


      ROMA – L’inflazione continua a fare marcia indietro e, come avevano fatto prevedere le anticipazioni delle grandi città, si riporta sui livelli dell’estate dell’anno passato. Secondo le stime ufficiali dell’Istat, infatti, i prezzi al consumo in novembre sono scesi al 2,5% annuo dal 2,6% su cui si erano attestati nei due mesi precedenti. Anche il dato mensile conferma le previsioni della vigilia e fa registrare un aumento dello 0,2% nei confronti di ottobre. Per il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, «ci sono piccoli segnali che danno la sensazione che si stia invertendo la tendenza che finora è stata negativa. È positivo il fatto che questi segnali arrivino in una fase di leggera crescita dell’economia. È una controtendenza positiva – ha concluso Parisi – speriamo che sia stabile nel tempo». A favorire la discesa sono stati soprattutto il forte ribasso delle comunicazioni e la stabilità dei listini dei pubblici esercizi, che hanno controbilanciato quasi completamente i rincari superiori alla media che hanno caratterizzato le bevande e – con minore intensità – le spese per la casa, quelle varie e i trasporti, che nonostante la relativa calma che regna sul fronte del petrolio hanno accusato qualche strappo all’insù dei carburanti. Il risultato di novembre conferma dunque che – nonostante la lenta discesa che si sta verificando – il 2003 è destinato a concludersi con un tasso medio al di sopra del 2,5%, un livello che molto probabilmente verrà superato di qualche decimale. Il modesto raffreddamento autunnale dell’inflazione, insomma, è servito ad evitare guai peggiori, ma non ha potuto far scendere più di tanto il costo della vita. La conferma di questa situazione arriverà ovviamente dalle rilevazioni definitive dell’Istat, in calendario per il 15 dicembre. In dicembre, per di più, il tasso tendenziale difficilmente riuscirà a mettere a segno una nuova se pur modesta correzione al ribasso. C’è anche da sottolineare che in novembre l’indice "armonizzato", calcolato dal l’Istat stesso secondo quanto previsto dalla Commissione europea, e cioè tenendo conto di quei prezzi che presentano riduzioni temporanee (come sconti, saldi, vendite promozionali, ecc.), si è rivelato – come molto spesso è accaduto in passato – più "caldo" di quello nazionale, facendo registrare sotto il profilo congiunturale un aumento che tocca lo 0,3 per cento. Del resto, anche il dato tendenziale dell’inflazione "europea", pur uguale a quello di ottobre, si colloca più in alto (+2,8%). In novembre ad accusare gli aumenti più sostenuti sono state le bevande (+0,4%), le spese per la casa, i trasporti e le spese varie (+0,3%). In forte diminuzione, al contrario, le comunicazioni, che hanno fatto registrare un calo dello 0,5 per cento. Fermi invece i listini dei pubblici esercizi. Nella media gli aumenti di alimentari, abbigliamento, spese per la salute, spese per il tempo libero e istruzione, tutte salite dello 0,2 per cento. Un ritocco minimo ha infine segnato l’abitazione (+0,1%). Su base annua, e cioè rispetto al novembre 2002, sono solamente le comunicazioni a mettere a segno un calo e anche molto sostanzioso (-4,1%). Inferiore al punto percentuale l’incremento delle spese per la salute (+0,4%). La crescita più decisa invece è quella di bevande e tabacchi (+7,7%), seguite a distanza dagli alimentari (+4,1%), dai pubblici esercizi (+3,7%), dalle spese varie (+3%), dall’abitazione (+2,8%), dall’abbigliamento (+2,5%) e dai trasporti (+2,1%). Sotto il 2% le spese per l’istruzione (+1,9%) e quelle per il tempo libero (+1,5%).