Nota Ministero del lavoro e della previdenza sociale 02-02-2000, n. 5/25250

Nota Ministero del lavoro e della previdenza sociale 02-02-2000, n. 5/25250

Accordo di rinnovo del c.c.n.l. settore terziario, distribuzione e servizi, del 20 settembre 1999. Regolamentazione dell’apprendistato


E’ stato chiesto alla scrivente Direzione generale di esprimere il proprio avviso riguardo a taluni elementi di contrasto con le vigenti disposizioni legislative ravvisati nell’Accordo di rinnovo indicato all’oggetto, nelle parti in cui:

a) per il conseguimento delle qualificazioni di VI livello stabilisce in dodici mesi la durata dell’apprendistato (art. 30 quinquies, comma 1 – Parte speciale);

b) introduce un "parere di conformità" dell’Ente bilaterale di categoria, da richiedere in via preventiva rispetto alla domanda di autorizzazione a costituire rapporti di apprendistato ex art. 2, comma 2, L. n. 25/1955 (artt. 30 ter e quinquies, ib.);

c) prevede l’ampliamento dei periodi di apprendistato determinato dal c.c.n.l. qualora a livello territoriale siano realizzate intese di ampliamento di tali periodi per specifiche figure professionali (art. 30 quinquies, comma 3, ib.).

Ciò premesso, in relazione al quesito sub a), si rammenta che con telefax del 16 marzo 1998 la scrivente ha ribadito, tra l’altro, l’inammissibilità – quanto ai settori non artigiani – di previsioni contrattuali che dispongano periodi di apprendistato inferiori o superiori ai limiti minimo e massimo di durata fissati dall’ art. 16, L. n. 196/1997 .

Come è ovvio, detto parere trova fondamento nel principio della gerarchia delle fonti in virtù del quale, collocandosi il c.c.n.l. in posizione subordinata rispetto alla legge, opera la sostituzione legale delle clausole del primo difformi dalle disposizioni della seconda.

Riguardo alla questione della vincolatività del parere o visto di conformità di cui al punto b), è stato richiesto il contributo di competenza della Div. VII – Direzione generale affari generali e del personale – la quale, in ordine alla valenza normativa della relativa previsione negoziale, ha negato che il possesso del suddetto parere costituisca presupposto per l’adozione del provvedimento di autorizzazione ispettiva, atteso che una fonte del diritto di natura negoziale, quale il contratto collettivo di lavoro, nel nostro ordinamento giuridico non ha come destinatari soggetti diversi dalle parti stipulanti.

E’ noto che l’efficacia "erga omnes" che, di fatto, in giurisprudenza viene riconosciuta ai contratti collettivi non può conferire carattere di generalità alle disposizioni in esso contenute, sicchè, qualora i loro effetti si dispieghino nei confronti di soggetti non aderenti al sindacato stipulante, trattasi comunque delle parti di un contratto di lavoro individuale (lavoratore e datore di lavoro) nel mentre è escluso che le disposizioni stesse siano vincolanti rispetto a soggetti in posizione di terzietà, tanto più se trattasi di organi della Pubblica Amministrazione.

Pertanto i servizi ispezione del lavoro delle Direzioni provinciali, nel procedimento autorizzatorio alla stipula dello speciale contratto, sono assoggettati unicamente al rispetto della normativa di derivazione statale e, di conseguenza, non sarebbero in alcun modo tenute a verificare l’avvenuto rilascio del più volte menzionato parere di conformità. Inoltre, qualora fosse richiesta l’autorizzazione per un contratto di apprendistato di durata inferiore ai diciotto mesi, i Servizi predetti dovrebbero opporre motivato rifiuto al rilascio della medesima pur in presenza del positivo parere dell’Ente bilaterale.

Quanto alla possibilità di cui sub. c), ampliativa della durata dell’apprendistato per specifiche figure professionali attraverso intese conseguite dalle parti sociali in sede territoriale, notasi in primo luogo che la devoluzione del potere di regolamentazione negoziale di secondo livello risulta da apposita clausola dell’Accordo di rinnovo in trattazione, ossia dal c.c.n.l. nel quale detto Accordo è in corso di traduzione.

Ne consegue l’ammissibilità degli accordi territoriali volti a diversificare la regolamentazione di carattere collettivo, in quanto le suddette intese consentono aggiustamenti imposti dalla realtà dei mercati del lavoro e degli assetti formativi in essi realizzati.