Nota esplicativa, Sentenza Corte Costituzionale su congedo obbligatorio in caso di parto prematuro

Roma, 18 aprile 2011

La Corte Costituzionale, con sentenza nr. 116 del 7 aprile 2011, ha dichiarato illegittimo l’articolo 16, lettera c), del Dlgs n. 151 del 2001 (tutela della maternità e paternità), “nella parte in cui non consente, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura ospedaliera pubblica o privata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute, attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data di ingresso del bambino nella casa familiare”.

Il giudizio di legittimità è stato proposto dal Tribunale di Palermo, in riferimento agli articoli 3, 29, primo comma, 30, primo comma, 31 e 37 della Costituzione.

La questione è sorta sulla base di un ricorso presentato da una lavoratrice verso l’Inps.

La lavoratrice aveva avuto un parto prematuro, la data presunta del parto era il primo luglio 2005, la bambina era nata il 25 marzo 2005, con immediato ricovero in terapia intensiva, da cui era stata dimessa l’8 agosto 2005.

La lavoratrice aveva chiesto all’INPS di usufruire del periodo di astensione obbligatoria con decorrenza dalla data presunta del parto, oppure dall’ingresso della neonata nella casa familiare, offrendo contestualmente al datore di lavoro la propria prestazione lavorativa fino ad una di tali date. L’INPS aveva respinto la richiesta facendo riferimento alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, (sentenze n. 270 del 1999, n. 332 del 1988, n. 1 del 1987), secondo cui “il congedo obbligatorio, disposto dall’art. 16 d.lgs. n. 151 del 2001, ha il fine di tutelare la salute della donna nel periodo immediatamente successivo al parto, per consentirle di recuperare le energie necessarie a riprendere il lavoro”.

La lavoratrice aveva proposto ricorso ex art. 700 cod. proc. civ. e il tribunale di Palermo Le aveva riconosciuto il diritto ad astenersi dal lavoro dall’ 8 agosto 2005 e per i cinque mesi successivi.

La Corte Costituzionale ritiene che la decorrenza della astensione obbligatoria debba essere quello del termine del ricovero e conseguente “ingresso nella familiare, idoneo a stabilire tra madre e figlio quella comunione di vita che il ricovero nella struttura ospedaliera non aveva consentito”.

Il congedo obbligatorio disposto dall’art. 16 D.lgs 151, ha il fine di tutelare la salute della donna nel periodo immediatamente successivo al parto, ma tutela anche il rapporto che si instaura tra madre e figlio, in riferimento alla esigenze di carattere relazionale e affettivo collegate allo sviluppo della personalità del bambino.

In ipotesi come quello in esame, il parto non soltanto è precoce rispetto alla data prevista, ma avviene con notevole anticipo (parto prematuro) tanto da richiedere un lungo periodo di ricovero ospedaliero, durante il quale la lavoratIn ipotesi come quello in esame, il parto non soltanto è precoce rispetto alla data prevista, ma avviene con notevole anticipo (parto prematuro) tanto da richiedere un lungo periodo di ricovero ospedaliero, durante il quale la lavoratrice non può svolgere alcuna attività per assistere il figlio ricoverato. Nel frattempo il periodo di astensione obbligatoria decorre ed è obbligata a riprendere il lavoro quando il bambino viene dimesso e deve essere assistito a casa. Non è sufficiente aggiungere i giorni che non si sono usufruiti prima della data presunta del parto (2 mesi), periodo troppo breve per realizzare le due finalità già riportate (recupero energie, instaurazione rapporto relazionale e affettivo col nascituro)

Cari saluti p. La Filcams Cgil

Luciana Mastrocola

All. 1 Sentenza Corte Costituzionale n° 116