Nord-Est. La vigilanza «fattura» 50 milioni

09/07/2004



NORDEST
Venerdì 9 Luglio 2004 Anno 6 Numero 54
BISETTIMANALE D’INFORMAZIONE E SERVIZIO PER VENETO TRENTINO ALTO ADEIGE E FRIULI VENEZIA GIULIA
sezione: NORD EST
data: 2004-07-09 – pag: 6
autore: ROSSANO CATTIVELLO
Crescono le richieste da parte di forze armate e cittadini
La vigilanza «fattura» 50 milioni
La vigilanza privata sta soffrendo di riflesso la crisi di molte piccole aziende, soprattutto commerciali, costrette a tagliare i costi della sicurezza. Crescono, parallelamente, gli ambiti di operatività, con sempre maggiori contratti di servizio con enti pubblici e, da poco, anche con le forze armate. Le imprese di vigilanza privata del Friuli-Venezia Giulia possono così registrare una sostanziale tenuta congiunturale, sia in termini di fatturato che occupazionale, andando verso forme di aggregazione per competere con i grossi gruppi nazionali e internazionali. In regione il comparto vale un fatturato di 50 milioni: il 25% dal settore pubblico e parapubblico, il 3% dai privati e il 72% dalle imprese.
Tre, infatti, le aree di operatività. La prima è quella degli enti pubblici: aeroporti, stazioni ferroviarie e da un paio di anni anche l’esercito, che con l’introduzione del servizio volontario ha preferito affidare la sorveglianza di alcuni siti ad appalti esterni. In regione attualmente sono tre le postazioni presidiate con un impegno di una cinquantina di addetti. E dopo l’esercito potrebbero arrivare anche i contratti con Aeronautica e Marina. Trieste assorbe la metà del segmento per l’alta concentrazione di sedi di istituzioni in città. In forte crescita anche la domanda dei privati, legata a una maggiore esigenza di sicurezza, con un aumento dei contratti nell’ordine del 15-20% all’anno; ad avanzare richieste di pattugliamento sono anche interi quartieri, in cui i residenti realizzano quindi una forma di contratto "consortile", come a San Daniele e Villa Primavera.
In sofferenza, invece, il segmento commerciale (negozi, artigiani e piccole imprese); recessione dal contratto di sorveglianza, fallimenti e insolvenze sono i segnali della crisi. «I diversi settori, però, si compensano e il trend è stabile con tendenza alla crescita — commenta Giovanni Claudio Magon, rappresentante della Univ, una delle associazioni di categoria — nell’assunzione di personale si cercano figure professionali più raffinate, adeguate all’utilizzo della nuova tecnologia e ai servizi specialistici che ci vengono richiesti. Privilegiati sono sempre gli ex militari di carriera, mentre le donne sono ancora poche, ma ben motivate. Il freno per i giovani alla professione non è tanto lo stipendio, quanto gli orari di lavoro».
Molte le questioni sollevate a livello sindacale. «I problemi delle guardie giurate sono sempre gli stessi — commenta Franco Pellegrino, rappresentante regionale del Savip — ovvero stipendi bassi, carico di lavoro eccessivo e garanzia dell’incolumità non adeguata. E l’introduzione della "banca ore" non risolve l’abuso del ricorso agli straordinari».
La categoria, inoltre, chiede il riconoscimento professionale: «Da tempo chiediamo la creazione di un albo a cui si acceda dopo aver seguito corsi autorizzati dal Ministero, che prevedano anche l’esame finale».
Insomma, il settore è in trasformazione, come dimostra anche il passaggio di diverse aziende, nell’ultimo decennio, sotto il controllo di gruppi nazionali. Un trend favorito dalle fusioni bancarie: gli istituti di credito preferiscono contrarre appalti per macroaree geografiche.