“NoPrimarie” Berlusconi: per vincere farò il contrario di Romano

18/10/2005
    martedì 18 ottobre 2005

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      IL PREMIER «SONO PIÙ DISPIACIUTO PER FOLLINI CHE NON PREOCCUPATO PER IL MIO AVVERSARIO»

        Berlusconi: per vincere
        farò il contrario di Romano

          «Batterò Prodi senza le primarie e con 6-7 liste diverse»

            retroscena
            Augusto Minzolini

              ROMA
              Di riflessioni sul risultato delle primarie nelle ultime 24 ore Silvio Berlusconi ne ha fatte tante, ma un filo logico le lega tutte: le primarie, anche se registrano una grande partecipazione come quelle del centro-sinistra, non hanno senso con questa legge elettorale, anzi possono trasformarsi in un intralcio se non in un danno. Di questo schema ormai il premier è assolutamente convinto. Lì, nella sala riunioni di Arcore, prima e dopo aver incontrato il presidente venezuelano Hugo Chavez, il Cavaliere davanti ai suoi si è lasciato andare a queste dissertazioni: «Tanto di cappello per una mobilitazione che riesce a “cammellare” 3-4 milioni di persone come hanno fatto i sindacati e i ds. Ma questa volta hanno esagerato. Un Prodi che prendeva il 60% dei voti era un conto, ma con quel 74% di voti finirà solo per innervosire i suoi alleati. Per noi non cambia niente: sapevamo che queste elezioni non sarebbero state una passeggiata. Ma intanto il risultato delle primarie come prima conseguenza spingerà i nostri alleati a fare la stupidaggine della lista unitaria che con il nuovo sistema elettorale non c’entra assolutamente niente. Noi faremo l’esatto contrario: batterò Prodi con 6-7 simboli, con 6-7 liste. Per cui francamente sono più dispiaciuto per Follini, che non preoccupato per Prodi. E già solo questo vi dovrebbe far capire come la penso».

              Appunto. Il premier è convinto che più passeranno le settimane e più il centro-sinistra si accorgerà che la mobilitazione di domenica, e le sue ripercussioni mediatiche, da successo rischiano di trasformarsi in un ostacolo. Già, cosa faranno i suoi avversari? Metteranno insieme una lista unitaria sotto il nome di Prodi, creando frizioni con Mastella e con quella parte della Margherita (Rutelli, De Mita etc.) che è gelosa della propria autonomia? Oppure, ci sarà una lista Prodi con il rischio che prendendo meno voti dei ds, la candidatura del Professore finisca per uscire «dimezzata» dalle elezioni? Ancora, il risultato di Bertinotti non rischia di diventare una palla al piede per il centro-sinistra nei confronti dell’elettorato moderato? «Seguendo la logica delle primarie – osserva Fabrizio Cicchitto, uno dei consiglieri del premier – ora Prodi dovrebbe offrire a Bertinotti la carica di vicepremier. Non lo farà, ma intanto già annuncia che tasserà i “Bot” almeno per una parte».

              Comunque i «rebus» del dopo-primarie Berlusconi li lascia ai suoi avversari. Lui, invece, si preoccupa solo di armonizzare la strategia e la tattica del centro-destra con il nuovo sistema, di coniugarle il più possibile con la nuova legge elettorale. Il primo riguarda la leadership. Va da sé che nella testa del Cavaliere la coalizione del centro-destra si presenterà alle elezioni sotto il suo nome. Questo non toglie, però, che i tre leader della coalizione correranno per raccogliere il maggior numero di voti per il proprio partito, trasformando le elezioni in vere e proprie primarie. «Con il proporzionale – aveva detto la scorsa settimana il premier – è il Capo dello Stato ad indicare la presidenza del Consiglio e normalmente lo fa indicando il capo del partito che ha preso più voti alle elezioni dentro una coalizione». Tanto più che, in caso di vittoria del centro-destra, se Berlusconi dovesse poi salire al Quirinale, sarebbe il più votato tra Fini e Casini a prenderne il posto. Uno «schema» del genere, inutile dirlo, crea un meccanismo virtuoso di competizione tra tutti i partiti e i loro leader a beneficio della coalizione.

              Quindi, paradossalmente, il centro-destra mette in campo tre leadership – diverse anche dal punto di vista generazionale – che sicuramente dal punto di vista del «marketing» politico possono essere più efficaci del candidato «unico» Prodi. Ma l’interpretazione della nuova legge elettorale porta Berlusconi anche a favorire uno schieramento di coalizione che abbia al suo interno il maggior numero di simboli e di liste. La sera stessa che è stata approvata la legge elettorale, ad esempio, il premier ha telefonato al leader della nuova Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi, per fargli questo discorso: «Devi fare una tua lista. I sondaggi ti danno al 2,3% per cui faresti bene a presentarti da solo». E un’opera di convincimento simile, a quanto pare, Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, la sta facendo anche con Alessandra Mussolini. Con questa operazione, naturalmente, il Cavaliere può prendere due piccioni con una fava: mette in campo più candidati nelle liste del centro-destra rendendole più efficaci sul piano della raccolta dei voti a livello territoriale e, contemporaneamente, indebolisce le due liste che almeno per affinità potrebbero allearsi con Rotondi e la Mussolini, cioè l’Udc e An,e di conseguenza le candidature di Casini e Fini.

                Un’operazione del genere, ovviamente, ha un solo rischio, quello della «frammentazione» della coalizione: per questo il Cavaliere ha intenzione di rilanciare la carta del partito «unitario», da preparare ora ma da varare nel dopo-elezioni. Il progetto del partito unitario, assieme al programma, è la cornice che dovrebbe tenere insieme i partiti della coalizione. «Nel programma elettorale – promette il Cavaliere – ci sarà anche scritto che dentro la coalizione le decisioni vanno prese a maggioranza». Su questo argomento l’itinerario da qui alle elezioni dovrebbe prevedere una serie di tappe: una dichiarazione solenne in cui i tre leader – Berlusconi, Casini e Fini – assumono l’impegno di dar vita al partito unitario (con tanto di scadenze temporali) e di dar vita ad un gruppo parlamentare unico nelle due Camere nella prossima legislatura; secondo, è probabile che il simbolo di ogni partito della coalizione (per la Lega il discorso è diverso) sarà accompagnato anche dal nome del nuovo partito unitario. Inutile dire che Ferdinando Adornato, profeta del progetto, spera ancora in forme di maggiore aggregazione prima del voto: «Se Fini spingesse si potrebbe anche fare». Ma è difficile. Il Cavaliere ha maturato una convinzione: per vincere le elezioni deve fare l’esatto contrario di quello che ha in mente il Professor Prodi.