«Non torniamo a casa, presidiamo Camera e Senato»

02/12/2004

    giovedì 2 Dicembre 2004

      «Non torniamo a casa, presidiamo Camera e Senato»
      I sindacati: pronti ad altre proteste. Il ministero dell’Interno non si è accorto dello sciopero generale. Pubblico impiego, nuovo stop

        Felicia Masocco

        ROMA Il giorno dopo lo sciopero generale, il quinto dall’inizio della legislatura, i sindacati si mostrano impermeabili alle critiche irrispettose degli esponenti della maggioranza di governo e neanche prestano attenzione alle cifre sulla partecipazione alle manifestazioni fornite dal Viminale. Cifre al ribasso, ovviamente, quasi che compito del ministero dell’Interno sia divenuto quello di usare il pallottoliere per sminuire il fatto che «il Paese si è fermato» come replicano Cgil, Cisl e Uil e «i cittadini sono in grado di giudicarlo da soli». I sindacati sono invece interessati a continuare la lotta. Avevano promesso che non avrebbero disarmato dopo questo sciopero e tra presidi, assemblee, catene umane e altri scioperi continueranno la mobilitazione. La stessa manifestazione sull’immigrazione con corteo a Roma il 18 dicembre è destinata a caricarsi di altri contenuti e diventare un nuovo appuntamento contro la politica economica portata avanti dal governo oltre che un atto d’accusa contro la legge Bossi-Fini.

          Nel braccio di ferro che continua un ruolo centrale lo avranno i lavoratori del pubblico impiego, categorie che sono diventate l’epicentro delle politiche della destra. Reclamano il rinnovo del contratto e respingono l’attacco al lavoro pubblico, un’offensiva che come diretta conseguenza (e probabilmente è questa l’estrema ratio) porta l’attacco ai servizi pubblici che quel lavoro garantisce. «La lotta continuerà fino a quando il governo non metterà a disposizione le risorse necessarie per rinnovare i contratti dei lavoratori pubblici», annunciano Fp-Cgil, Fps-Cisl e Fpl-Uil, all’orizzonte c’è un nuovo sciopero generale delle categorie con una manifestazione a Roma (sarà «grandissima» viene promesso), e prima ancora ci sarà un’iniziativa un po’ nuova per il sindacato: il 10 dicembre una catena umana che da piazza Venezia arriverà a Palazzo Chigi, protagonisti gli eletti nelle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie. La stessa iniziativa si ripeterà a gennaio nei comuni capoluogo e presso le sedi delle regioni per sollecitare anche gli enti locali a fare la loro parte. Assemblee si terranno in tutti i luoghi di lavoro e una nazionale a fine gennaio a Roma sarà quella che proclamerà lo sciopero.

            Passando dal pubblico impiego alla mobilitazione più generale contro la Finanziaria, il calendario è nutrito. Pausa obbligata le festività natalizie e anche la trasferta di Epifani, Pezzotta e Angeletti che da oggi saranno in Giappone per il congresso della Confederazione internazionale dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil saranno quindi in piazza il 18 e poi a seguire il «presidio» della Finanziaria, che verrà «accompagnata» durante le votazioni alla Camera e al Senato. Un’iniziativa, anche questa, che potrebbe inasprirsi se – come è nell’aria – il governo decidesse di porre la fiducia sulla manovra. A gennaio ci sarà l’ assemblea dei delegati sul Mezzogiorno, a febbraio quella sull’industria. Due temi che andrebbero affrontati, «la parola ora passa al governo», dice il segretario della Uil Luigi Angeletti. Il sindacato dà all’esecutivo il tempo necessario, «settimane o giorni, prima lo fa meglio è». E sulla competitività «ci aspettiamo che il governo non voglia decidere da solo visto che è un tema che riguarda l’economia reale, i lavoratori e le imprese».

              Per dirla con Savino Pezzotta, «il sindacato sarà in campo finché le cose non cambieranno». Il che, considerata la capacità di ascolto e di dialogo di questo governo, significa stare in campo parecchio. Anche per questo i sindacati si vedono costretti a ripensare e ad arricchire l’armamentario della protesta, «la fantasia del sindacato – continua il leader della Cisl – si svilupperà in modo creativo, assumendo anche iniziative diverse dallo sciopero, che è il grande momento di mobilitazione. Inventeremo iniziative alla Gandhi, faremo una protesta diversificata».