Non toccate lo Statuto dei lavoratori

22/03/2004


  sindacale



sabato 20 marzo 2004

Non toccate lo Statuto dei lavoratori
I sindacati respingono l’attacco di Maroni e chiedono tutele per chi non le ha

Giampiero Rossi

MILANO Lo statuto dei lavoratori non va modificato; piuttosto bisogna
aumentare le tutele perché oggi ne è privo. I sindacati mandano un
segnale chiaro e forte al ministro del Welfare Roberto Maroni. «Dico con chiarezza che se fare lo statuto dei lavori vuol dire fare le tutele per coloro che non le hanno, va bene – spiega infatti il segretario generale
della Cisl Savino Pezzotta – ma se significa rimodulare un’altra volta
lo statuto dei lavoratori, non siamo d’accordo. Bisogna dare tutele per
chi non le ha, punto». Uno stop deciso, insomma, a qualsiasi progetto di mettere mano allo statuto dei lavoratori da parte di un governo che ha profuso energie, tempo e fantasia nel tentativo di smantellare il sistema di tutele del lavoro in Italia. E intanto la controriforma del mercato del lavoro, targata Maroni, continua a non convincere.
A un anno dalla “traduzione” nella controriforma Maroni del programma
del governo sul mercato del lavoro la Cgil conferma il suo giudizio critico. E lo fa attraverso le parole del segretario generale Guglielmo Epifani, alla luce dello scenario economico italiano. «In una fase di rallentamento dell’economia e di crisi produttiva, la legge ha determinato
una flessibilità sempre più sinonimo di precarietà», sottolinea infatti
Epifani a margine del convegno organizzato a Roma in ricordo del giuslavorista Marco Biagi assassinato due anni fa dalle Brigate Rosse.
E il segretario generale della Cgil ricorda anche come l’Italia sia «l’unico
Paese al mondo in cui non cresce l’economia ma cresce l’occupazione.
Si tratta, quindi, di un’occupazione di bassa qualità». Un anno fa, anche sulle valutazioni delle riforme introdotte dalla legge 30, si accentuò la spaccatura tra i sindacati confederali. E anche ieri, in effetti, i leader delle altre due sigle sindacali mantengono posizioni differenziate rispetto alla Cgil, sebbene con accenti assai meno marcati rispetto alle divisioni di dodici mesi fa. Secondo il segretario della Cisl, Pezzotta, la legge 30 non ha ancora dispiegato i suoi effetti: «Alcune cose hanno avuto un effetto positivo – spiega – altre dovremo recuperarle attraverso la contrattazione». Ma le garanzie per il lavoratori sono aumentate o diminuite? Su questo il leader della Cisl è prudente: «Non sono in grado di affermarlo categoricamente – ammette – dipende dalle tipologie di lavoro, ma in alcuni casi come nei Co.co.co le garanzie cono aumentate».
Anche secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, la
riforma «ha fatto emergere il lavoro sommerso, almeno in parte», ma è
lui stesso, durante lo stesso convegno, a ricordare che «i buoni posti
di lavoro sono creati dalle politiche economiche positive, non dalle regole
sul mercato del lavoro, altrimenti sarebbe troppo bello. Abbiamo insistito
sull’aumento dell’occupazione – ricorda poi Angeletti – ma ciò è stato determinato semplicemente dal fatto che una parte dell’occupazione
sommersa è emersa». Insomma, secondo il leader della Uil manca
ancora quella «buona politica economica», indispensabile «per creare
sul serio più occupazione che sia anche migliore».
Il ministro del Welfare Roberto Maroni, ovviamente, insiste nel difendere la “sua” riforma: «La legge Biagi, che è la realizzazione di una
prima parte del “libro bianco” non è quel libro limaccioso che qualcuno
disse – ripete – invece ha permesso di dare corpo a un aggiornamento
del sistema del mercato del lavoro».
E i dubbi sollevati da Guglielmo Epifani? Il ministro, secondo il suo stile, li liquida così: «È una preoccupazione che non ha fondamento».