«Non toccate le pensioni degli statali»

23/07/2003



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mercoledì 23 luglio 2003
I sindacati contrari agli interventi ipotizzati dall’esecutivo.
Anche Billè (Confcommercio) critico sul documento di programmazione
«Non toccate le pensioni degli statali».
di 
Felicia Masocco

ROMA È «inaccettabile e di dubbia costituzionalità» l’affondo che il ministro del Welfare si appresta a fare contro i «privilegi» previdenziali dei lavoratori pubblici. Cgil, Cisl e Uil si dicono indisponibili a qualsiasi modifica delle regole sul pensionamento
nella pubblica amministrazione e l’hanno scritto su un documento comune inviato ieri ai capigruppo di Camera e Senato.
Il provvedimento che Maroni in un’intervista indica tra quelli «leghisti» del Dpef comporta una modifica alla riforma Dini del ‘95 il cui impianto per i sindacati non va cambiato, ma completato magari dando il via ai fondi previdenziali per tutto il pubblico impiego. Nel giorno in cui il rapporto del Fmi riapre il vecchio discorso delle gabbie salariali, suggerendo salari pubblici legati alla produttività e al costo della vita regione per regione, Cgil, Cisl e Uil mettono l’accento sul non fatto, a cominciare dal recupero nelle retribuzioni dell’inflazione
reale. Per i rinnovi contrattuali, i sindacati chiedono di ancorare
le risorse a «tassi di inflazione programmata realistici» per il
2004-2005 e allo stesso tempo rivendicano lo stanziamento delle «necessarie risorse economiche» per il differenziale d’inflazione registrato nel biennio 2002-2003.
Che si tratti di pensioni o di contratti, la partita del pubblico impiego
è ancora tutta aperta: del resto le condizioni economiche dei lavoratori del settore sono state oggetto di scambio tra An (Fini aveva speso firma e faccia nell’accordo quadro del febbraio 2002) e l’asse Lega-Tremonti per nulla incline ad andare incontro a lavoratori evidentemente non riconosciuti come propria base elettorale e
sociale. Quindi se da un lato sembra siano state trovate le risorse per i rinnovi contrattuali, dall’altro la Roma «ladrona», città di uffici pubblici e ministeri, deve pagare il suo dazio.
Le aspettative rispetto al Dpef e all’azione del governo da parte dei
sindacati non si fermano al documento sul pubblico impiego firmato
da Gianpaolo Patta, Antonio Foccillo e Nino Sorgi. Ieri Cisl e Uil hanno riunito i propri organismi direttivi che non hanno risparmiato critiche severe al Documento di programmazione economica e finanziaria. È una cornice con molti fronzoli», per il leader della Uil Luigi Angeletti, «solo una base di discussione», va da sé che scioperare contro il Dpef (la Cgil ha prospettato la mobilitazione) sarebbe per Angeletti «scioperare contro il nulla». Quanto al confronto con il governo va bene, «ma sulla Finanziaria e sulla politica economica nel suo insieme». Un confronto che si faccia su un tavolo soltanto, da cui la previdenza deve essere esclusa: «C’è già una delega che con gli aggiustamenti indicati dal sindacato sarà
in grado di produrre risultati efficaci».
La Cisl dal canto suo invoca una «strategia chiara» che nel Dpef non c’è e senza di essa da Savino Pezzotta nessuna disponibilità a sedersi ai tavoli.
Non va meglio sul fronte delle imprese. La Confcommercio mette
le mani avanti e avverte: nessun confronto sulla base del Patto sulla competitività stipulato da Cgil, Cisl e Uil e Confindustria in quanto «contraddice l’aspirazione ad un dialogo sociale compiuto e realmente rappresentativo della realtà economica del paese», se poi si vuole resuscitare, come sembra, il Patto per l’Italia, Sergio Billé fa sapere di considerarlo «fortemente datato». Concertazione? «Per ora ho visto solo tavoli da ping-pong su cui i partiti di maggioranza continuano a giocare fra loro interminabili partite sul quel che il governo deve o non deve fare in tema di riforme e altro», afferma Billè. Non è un’immagine edificante e comunque per Confcommercio il Dpef «non chiarisce» in che modo reperirà le risorse per far fronte agli obiettivi indicati. Rilievi analoghi li muove la Confesercenti,
è poco chiara la natura degli interventi strutturali previsti, sia «sul lato
delle entrate che su quello delle spese».
Inoltre, gli interventi evocati a contrasto del sommerso e dell’evasione
sono – per l’associazione di Marco Venturi – resi poco credibili «dall’amplissimo ricorso ai condono e alle sanatorie tombali». La Confapi dal canto suo lamenta che ci sono ancora troppe tasse sulla piccola e media impresa, e anche per le organizzazioni dell’artigianato (Confartigianato, Cna e Casartigiani) il Dpef è vago e poco generoso nei confronti delle piccole e medie imprese, considerate ancora
le cenerentole della politica industriale del Paese.