Non solo conflitto – di Giuseppe Berta

24/04/2002






Editoriali e opinioni  


IL RISCHIO CHE I SINDACATI DEVONO EVITARE
Non solo conflitto

23 aprile 2002

di Giuseppe Berta

Lo sciopero generale del 16 aprile ha rilanciato l’immagine del sindacato come movimento sociale. Dopo anni e anni, in cui le confederazioni del lavoro erano apparse soprattutto come attori istituzionali, la crisi della concertazione e la controversia sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sembrano averle riportate al centro di un’arena sociale in cui torna a contare la capacità di mobilitazione collettiva.

Il mutamento del quadro politico e l’ascesa di un esecutivo che non riconosce più nella concertazione un asse determinante dell’opera di governo hanno così concorso a spingere le tre organizzazioni sindacali (non solo la Cgil, ma anche la più riluttante Cisl) in direzione di un recupero della dimensione del conflitto come base per legittimare la loro rappresentanza.

Al di là dei motivi che hanno suscitato il rilancio della conflittualità, va detto che la lunga stagione della partecipazione istituzionale del sindacato aveva condotto a un certo logoramento delle relazioni industriali in Italia. Alla pratica concertativa di vertice non aveva progressivamente più corrisposto un’attività contrattuale all’interno del sistema delle imprese in grado di rinvigorire temi e procedure della negoziazione collettiva.

I contrasti sui princìpi e sulle dimensioni simboliche dei problemi sindacali si erano progressivamente accentuati sino a condurre talvolta a una condizione di stallo negli stessi rapporti fra le organizzazioni dei lavoratori. Che le relazioni industriali fossero in un’impasse era evidente fin dall’estate scorsa, quando per la prima volta si è sottoscritto un accordo separato per la categoria dei metalmeccanici. D’altronde, la protesta massiccia che contro quell’accordo ha indirizzato la Fiom-Cgil non ha sortito nessun risultato concreto, col rischio semmai di consumare energie per mantenere una tensione conflittuale che non può trovare sbocchi sul terreno contrattuale.

È un rischio che i sindacati devono evitare dopo la riuscita dello sciopero generale. Per rinsaldare le loro radici nella società non serve il ricorso al conflitto in quanto tale. Serve di più l’esplorazione di forme e esperienze decentrate di contrattazione collettiva, calate nella realtà delle imprese, e delle aree distrettuali che caratterizzano la geografia produttiva dell’Italia economica odierna.

La strumentazione del negoziatore può essere ancora un mezzo importante per accompagnare il processo di mutamento del lavoro e adattarlo ai tempi della società. Ma la contrattazione deve tornare a essere un modo per adattare le persone e le organizzazioni al cambiamento economico, in conformità con le esigenze reali di lavoratori e imprese.

È un sindacato autorevole e rappresentativo anzitutto quello che contratta e fa della qualità della sua mediazione un punto di forza. Non è detto, dunque, che le relazioni industriali non possano trarre benefici dalla crisi del metodo della concertazione, se indurrà a cercare nuovi modelli di tutela contrattuale del lavoro e di interazione con le imprese.