Non solo Antrodoco Gheddafi vuole anche l’acqua di Fiuggi

13/09/2010

La partita dell’acqua si allarga. La posta in gioco si fa più appetitosa. Da Antrodoco a Fiuggi. Dal borgo “adottato” all’Acqua dei Papi. Nonriuscirà a islamizzare l’Italia, ma il colonnello Gheddafi può allungare le mani su un bene vitale: l’acqua. Èl’altra faccia della “favola” del sindaco Cenerentolo di Antrodoco, paese del reatino, invitato dal Rais ai festeggiamenti romani per il secondo anniversario della firma dell’Accordo Italia-Libia. Ma a quella cena degli 800, assieme al gotha dell’imprenditoria e della finanza italiani, era presente anche un altro sindaco di un’altra cittadina su cui i libici hanno mostrato “interesse”: Fiuggi. Fabrizio Martini, 47 anni, farmacista, è stato eletto primo cittadino di Fiuggi alla guida di una lista civica Fiuggi unita, che ha sbaragliato gli avversari. In città è stimato per le sue idee innovative e per la determinazione con cui pratica le sue idee. La sera della memorabile cena, il sindaco Martini viene intervistato a Roma da un bravo cronista di Affaritaliani. it. Il cronista chiede al sindaco: «Ma è vero che volete vendergli (ai libici) le fonti? E anche togliere alla Sangemini la gestione delle acque minerali per darla ai libici?». Il sindaco Martini risponde così: «Io non posso vendere nulla perché è tutto del Comune, ma per l’acqua tutto è possibile. Non vogliamo cedere gioielli ma attirare capitali stranieri su un piano di investimenti che ha come obiettivo il rilancio della città. Le casse sono vuote». E ancora: «Il nostro intento è attrarre investimenti e senza nessuna implicazione politica e religiosa. Stiamo parlando di affari e basta». Le casse sono vuote. Per l’acqua tutto è possibile. Ed è proprio quest’ultima affermazione che fa scattare l’allarme. Perché quel tutto è possibile è favorito dalla legge sulla privatizzazione dell’ acqua. Un passo indietro. Torniamo all’indimenticabile notte della “Grande cena”. «Siamo stati tra gli ultimi a lasciare la festa – racconta al Tempo l’assessore al bilancio Marco Fiorini. Siamo andati via insieme al premier Berlusconi intorno alle tre del mattino. Abbiamo seguito con attenzione tutta la cerimonia che si è protratta fin quasi la mezzanotte e poi siamo stati ospiti della cena. Il sindaco Martini è stato presentato dall’ambasciatore al leader libico. Cosa non di poco conto visto l’ingente dispiegamento di forze dell’ordine che circondava sia il premier Berlusconi che il colonnello Gheddafi» «Tra gli 800 invitati c’eravamo anche noi» rivendica con i cronisti locali il capo gruppo del Pdl consiliare, Pierluigi Ambrosetti.Anche lui non ha peli sulla lingua. «In merito all’interesse libico su Fiuggi – dichiara – posso solo dire che sarebbe una grande opportunità se Gheddafi venisse ad affittare o comprare le nostre risorse. Io voglio il bene della città e se qualcuno vuole investire su Fiuggi posso essere solo contento, al momento si tratta solo di un’ipotesi». Una ipotesi che si era fatta più concreta nel mese di luglio quando, riportano le cronache locali, due emissari del Rais in missione a Fiuggi avrebbero dichiarato di essere, pronti anche alla costruzione di un centro fiere e di un palazzo dei congressi, oltre ad aver manifestato un velato interesse ad acquistare Hotel a Fiuggi, tra i quali non sdegnerebbero elencare la prestigiosa struttura del Grand Hotel Palazzo della fonte. I
due emissari hanno chiesto all’amministrazione di fornire loro un prospetto informativo sui contratti vigenti con le terme e con l’imbottigliamento, hanno chiesto inoltre la documentazione riguardante le reali possibilità di investimento in campo congressuale e fieristico. Ma sono in molti, a Fiuggi, a ritenere che l’obiettivo dei libici sia molto più ambizioso: mettere le mani sull’acqua. Bene a doppio uso:un investimento che può dare alti profitti – l’Italia è il primo Paese in Europa e tra i primi la mondo quanto a consumo pro capite di acqua minerale – e, al tempo stesso, un bene importabile per un Paese, la Libia, che come tutto il Maghreb, ha problemi di reperimento di risorse idriche. «Ogni Paese aspira ad essere forza di attrazione di capitali stranieri, l’Italia certo non fa eccezione, anzi il problema vero sarebbe quello di non essere credibile agli occhi della comunità internazionale e quindi non degna della fiducia degli investitori esteri. Ma ci sono capitali e capitali. Essere canale di sbocco di Gheddafi ci lascia perplessi », osserva Annamaria Tedeschi, consigliere regionale del Lazio dell’Italia dei Valori. «Ma sappiamo bene – aggiunge – che tutto ha un prezzo e per questo ci piacerebbe sapere in anticipo qual è il prezzo della fiducia del premier libico. Questo interesse riguarda da vicino anche noi ciociari visto che le mire libiche sono cadute sulle acque di Fiuggi…». Mire che si fanno più stringenti. E c’è chi accusa il sindaco Martini di essere troppo titubante e di voler allungare i tempi istituzionalizzando il canale di comunicazione con l’ambasciatore libico in Italia, Gaddur. In prima fila nel voler realizzare l’affare con Tripoli sono gli ex sindaci Rolando Bonanni e Pio Fiorini e il geometra Paolo Ludovici, chehanno svolto, a loro volta, un ruolo di intermediazione con emissari libici. Se fosse per loro, la partita si chiuderebbe in tempi rapidissimi. «Entro la metà del mese la Lafico (uno delle due finanziarie del governo libico che opera in Italia) invierà una richiesta ufficiale al sindaco Martini per iniziare a trattare – sottolinea Ludovici in una dichiarazione pubblica – Deciderà lui se rispondere ed accettare l’invito altrimenti dovrà assumersi la responsabilità davanti al paese, di avermandato a monte un’ occasione unica ed irripetibile. Le proposte degli emissari libici da noi presentati, sono serie e comprendono come già detto, investimenti pari a 250 milioni di euro, con garanzie fideiussorie a prima richiesta