Non si trattano così i cassintegrati

03/11/2003



  economia e lavoro


02.11.2003
Non si trattano così i cassintegrati
Sindacati e sinistra contro i tagli di Tremonti agli ammortizzatori sociali

di 
Laura Matteucci

MILANO È sempre più probabile che al governo toccherà chiedere la fiducia alla Camera anche sul maxidecreto allegato alla Finanziaria, che intanto si scopre essere una specie di macchina racimolasoldi a scapito di lavoratori e fasce deboli. Non bastavano il doppio attacco – alle pensioni, con una controriforma che Maroni si ostina a voler varare entro l’anno – e al mercato del lavoro, che la legge 30 renderà sempre più precario. Il governo punta direttamente agli ammortizzatori sociali, nell’impossibile missione di mettere a bilancio
un po’ di soldi in più, e dall’apposito fondo il decretone storna circa 250 milioni di euro da destinare ad altri scopi.
Immediata la replica dei sindacati, con una lettera di protesta a Tremonti e Maroni, da parte dei segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil responsabili del mercato del lavoro, Giuseppe Casadio, Raffaele Bonanni e Fabio Canapa. Mentre resta anche la polemica per un altro taglio annunciato, quello di circa 900 milioni di euro per effetto del comma 6 dell’articolo 44 del decretone, che introduce una novità in materia di cassa integrazione (novità già definita dalla Cgil «incostituzionale», motivo valido per il ricorso): verrebbero cioè limitate a dodici le mensilità da riconoscere ai lavoratori in cig, rispetto alle tredici che vengono attualmente erogate. Con effetto addirittura retroattivo, il che significherebbe che l’Inps dovrebbe andare a richiedere dei soldi già liquidati ai lavoratori (milioni) finiti in cassa integrazione negli ultimi dieci anni. Secondo l’opposizione, per quanto riguarda il presente, la norma produrrebbe un taglio alla busta
paga annuale di 700-800 euro l’anno per ogni cassintegrato.
Ma fonti del ministero del Lavoro danno un’interpretazione diversa, sostenendo che in realtà «nulla cambia, nulla sarà quindi richiesto ad alcun lavoratore». In realtà, sembrerebbe trattarsi dell’ennesima prova di finanza creativa (e del tutto virtuale) di Tremonti, che così scrivendo si è dato la possibili tà di mettere a bilancio come entrate
900 milioni di euro che con ogni probabilità non recupererà mai realmente, ma che molto gli servono per tentare di far quadrare i conti.
E poi, ci sono i 250 milioni tolti al fondo per gli ammortizzatori sociali, che invece sarebbero destinati a finanziare il cosiddetto bonus-figli (mille euro per ogni nato dopo il primogenito, un incentivo talmente irrisorio da risultare propagandistico in maniera grossolana). Di fatto, sono state cancellate tutte le richieste di proroga dei regimi di cig per interi settori, quelli che richiedono coperture specifiche anno per anno, e che quindi vengono inserite nella Finanziaria (o allegati).
Morale: il maxi-decreto sta iniziando a creare qualche problema anche
alla stessa maggioranza, motivo per il quale, a scanso di equivoci, Forza Italia ha annunciato che il governo intende sottoporlo alla fiducia della Camera. Contro l’attacco agli ammortizzatori sociali, e contro la norma che colpisce la cig, sindacati e opposizione si preparano a dare battaglia. È stato Tommaso Sodano di Rifondazione a rilanciare l’allarme sulla cassa integrazione.
Come funzionerebbe il recupero? «Per chi è già in cassa integrazione
sarà sufficiente una trattenuta in busta paga – dice Sodano – L’Inps farà i calcoli e, visto che il decreto è già in vigore, la norma potrebbe aver effetto già da novembre».
Rifondazione aveva scoperto la trappola già nei giorni scorsi, incrociando l’articolo 44 del maxi-decreto con la nota tecnica dove appare l’entrata in bilancio dei 900 milioni. «Si sta preparando – sottolineava il capo-gruppo di Rifondazione in Senato, Gigi Malabarba – la strada ai licenziamenti di massa con un’unica copertura, quella dell’indennità di disoccupazione».
Sulla questione si è già espressa anche la Cgil. Il governo «sta raschiando il fondo del barile» e la norma «è ignobile», oppure «solo un escamotage contabile per recuperare virtualmente 900 milioni», sostiene Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil. «Quel comma è ignobile anche se non dovesse produrre nessun effetto sulle persone reali, perchè non sarebbe legittimo chiedere indietro i soldi».
La Cgil, come anche l’opposizione politica, ha già annunciato ricorso
alla Corte Costituzionale. «Si tratterebbe di una norma retroattiva – dice Tiziano Treu, Margherita – e questo porrà problemi di contenzioso giudiziario e costituzionale».