«Non firmeremo nulla con l´inflazione programmata all´1,4%»

05/09/2002







(Del 5/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
La Cgil pronta all´offensiva d´autunno
«Non firmeremo nulla con l´inflazione programmata all´1,4%»

      ROMA
      La Cgil non perde tempo e dà subito il via, dopo la pausa estiva, alla battaglia d´autunno su questioni incandescenti: rinnovi contrattuali per 6 milioni e mezzo di lavoratori, politica economica del governo, giustizia, sanità, pensioni e ammortizzatori sociali, scuola. Un´azione forte a largo raggio, certamente la più dura e organizzata degli ultimi 30 anni, basata su un intreccio stringente tra scioperi (quello generale in ottobre) e manifestazioni di piazza, che troveranno occasioni di convergenza con la pressione dei girotondi, dei Centomovimenti e della società civile. A cominciare dalla manifestazione del 14 settembre sulla giustizia, lanciata appunto da Centomovimenti, alla quale Sergio Cofferati ha deciso ieri di partecipare con tutta la segreteria confederale. «E´ indispensabile – sottolinea il leader della Cgil – una estesa ed efficace iniziativa promossa da tutti i soggetti che si sentono attaccati nei loro valori per contrastare il disegno di questo governo e promuovere le condizioni per una società davvero più libera, equa e solidale». Cofferati ha aggiunto che la raccolta di firme per l’abrogazione delle modifiche all’art.18 ha superato quota 800 mila: «Arriveremo facilmente a 5 milioni». Incalza sul fronte economico Beniamino Lapadula, responsabile confederale del dipartimento politiche sociali: «Secondo il governo in Italia va tutto bene, non aumenteranno le tasse e nemmeno vi sarà una politica di tagli: niente di più falso. Prima o poi dovrà dire al paese come stanno realmente le cose e a quel punto per Berlusconi sarà un bel problema». Mentre in vista della «resa dei conti» da Palermo Bari Catanzaro Napoli Firenze Milano Monza e molte altre realtà territoriali giunge notizia del moltiplicarsi di interventi per galvanizzare gli iscritti e l´opinione pubblica sui problemi più scottanti, ieri i vertici della Cgil e i segretari generali delle categorie hanno affrontato il nodo esplosivo dei rinnovi contrattuali, in preparazione del direttivo confederale convocato per il 9 settembre e, subito, viene lanciato un segnale secco: il tasso di inflazione programmato dal governo nell´1,4% non può essere il punto di riferimento per i prossimi rinnovi e, se l´esecutivo non modificherà la sua posizione, sarà guerra ad oltranza. «E´ chiaro – commenta il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi – che i contratti non si faranno sull´inflazione programmata 2003. Il potere di acquisto dei salari deve essere ragionevolmente tutelato di fronte al tasso ben più elevato di inflazione reale». Aggiunge: «Non credo che si arriverà a piattaforme ciclostilate da parte delle categorie, anche se ritengo sia nelle strategie confederali un´impostazione che guarda all´inflazione vera, cioè quella delle zucchine per intenderci, e non quella del sottosegretario al welfare Sacconi, al recupero del differenziale tra inflazione programmata e inflazione reale, e alla redistribuzione di una quota di produttività a beneficio dei lavoratori». I primi a partire sono i sindacati del pubblico impiego con il rinnovo del contratto dei quasi 300 mila ministeriali e immediatamente si è arrivati allo scontro, ma nel giro di qualche settimana il clima si surriscalderà con l´apertura del negoziato sul contratto dell´industria tradizionalmente più difficile, quello dei metalmeccanici.

Gian Carlo Fossi