«Non è uno sciopero politico»

29/11/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Cofferati e Pezzotta d’accordo: protesta senza aggettivi, l’articolo 18 va escluso dalla delega sul lavoro

    «Non è uno sciopero politico»
    ROMA – Non è uno «sciopero politico», è uno sciopero «senza aggettivi». Il leader della Cgil, Sergio Cofferati e della Cisl, Savino Pezzotta si sono "ritrovati" ieri a rivendicare le ragioni puramente sindacali della protesta contro il Governo sui licenziamenti. Un riallineamento che porterà le tre confederazioni a un’agitazione di due ore nelle giornate del 5 e del 7 dicembre anche se, per quella data, la ripresa del confronto sulle pensioni potrà dare un tono più o meno aspro all’azione di lotta contro l’Esecutivo. I due fronti, lavoro-previdenza, messi insieme anche al pubblico impiego saranno decisivi per disegnare il clima sociale dei prossimi mesi. «Quello contro i licenziamenti è uno sciopero senza aggettivazioni particolari – ha detto il segretario generale della Cisl – che ha solo l’obiettivo di togliere dalla delega le modifiche su articolo 18 e arbitrato». Pezzotta continua a difendere la linea che poi ha prevalso, quella cioè di evitare uno sciopero generale: «Sarebbe stato un errore, perché avrebbe avuto una connotazione politica che non accettiamo». Il numero uno della Cisl respinge anche l’idea di scioperi a oltranza mentre continua l’azione di lobby nella coalizione di maggioranza e nella Margherita anche nella prospettiva di creare difficoltà al Governo in Parlamento, in sede di esame della delega. Ieri Pezzotta ha incontrato il presidente del Ccd, Marco Follini, segno che il pressing sulla politica, peraltro "reciproco", per riuscire a trovare una via d’uscita sui licenziamenti continua. Come continua quello della Uil, che sta cercando nuove sponde a sostegno del braccio di ferro contro il Governo. Non solo licenziamenti, l’oggetto degli incontri informali è anche quello di capire quale sarà la linea del Governo al tavolo delle pensioni, per evitare di essere spiazzati da sorprese dell’ultim’ora, come è accaduto sull’articolo 18. Rientra in partita Sergio Cofferati, smarcandosi dall’accusa di assalti squisitamente politici contro il Governo ma prendendo le distanze anche dall’ala sinistra dell’opposizione. «Sui licenziamenti lo sciopero non è di carattere politico – ha sottolineato ieri Cofferati -. C’è un tentativo evidente, da parte del Governo di favorire le imprese, consentendogli di licenziare, allontanando delle persone senza una ragione. Non c’è nulla di più sindacale di quello che è stato deciso ieri». E a chi ha definito la protesta del 5 dicembre uno «sciopericchio», cioè poca cosa rispetto all’attacco sui diritti, Cofferati ha risposto: «È iniziata una fase di lotta che ha come obiettivo quello di costringere il Governo a ritirare quel provvedimento e dunque durerà per tutto il tempo necessario: decideremo passo dopo passo cosa fare. Intanto abbiamo fatto una scelta che mi pare importante, quella di promuovere subito uno sciopero, di farlo con assemblee, in modo tale che sia chiaro a tutti i lavoratori, attraverso la nostra voce, quali sono le valutazioni e le intenzioni del sindacato. Poi, se il Governo non cambierà atteggiamento, decideremo ulteriori iniziative il cui carattere verrà deciso al momento opportuno». Anche sulla previdenza, terreno su cui la Cgil si sente meno "esposta", si aspettano le mosse del Governo. «C’è un incontro nei prossimi giorni, vedremo quali saranno le proposte che il Governo avanzerà». In tema di pensioni Pezzotta, in attesa di vedere «quali carte calerà il Governo», ribadisce che «sul Tfr Confindustria sta facendo un’appropriazione indebita. Le liquidazioni sono nella disponibilità anche del sindacato che rappresenta i veri titolari del Tfr, i lavoratori». Li.P.
    Giovedí 29 Novembre 2001
 
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