“Non è la Chiesa che ci dà da vivere quindi noi dobbiamo restare aperti”

09/12/2010


Da Poggi a Torrini i negozianti del centro non ci stanno

Firenze – È quasi una "mozione di sfiducia" quella proclamata dai negozianti di Firenze nei confronti dell´arcivescovo Giuseppe Betori. Il tempo sarà pure «livellato», i giorni tutti uguali, ingurgitati dalla «massificazione» e dalle troppe «possibilità di consumo», ma di fronte al richiamo «cristiano», fra via Calzaiuoli, piazza Duomo e piazza Strozzi, si sollevano i dubbi dei fedeli. Quel monito lanciato dalla loggia del Bigallo contro le aperture dei centri commerciali e dei negozi nei giorni di festa si infrange su un muro di pragmatica e realpolitik.
«Non so quale sia la principale fonte di reddito dell´arcivescovo, ma non è di certo la Chiesa a darci da vivere, quindi sotto Natale stiamo aperti», dice lapidaria Maria Luisa Torrini, titolare della gioielleria Torrini, un marchio che si staglia fra quelli di piazza Duomo dal 1369. E anche Ugo Poggi, patron del famoso negozio di porcellane in via Strozzi, non ci gira intorno: «Nonostante sia cattolico, dico che un conto sono gli affari e un conto è la religione». Tanto più se Betori riecheggia «quel vecchio volpone comunista di Campaini»: «Firenze è una città turistica e nei festivi i commercianti devono restare aperti. Abbiamo regolamentato il riposo settimanale proprio per poter lavorare la domenica. È il giorno in cui i flussi sono più alti, non riscontrabili nei feriali, e in questo momento di crisi non ci possiamo permettere di perdere l´occasione. Betori parla bene, lui non ha da mandare avanti una azienda e una famiglia. L´esempio ce lo danno le grandi griffe internazionali, presenti anche a Firenze. A Londra e negli Stati Uniti stanno aperte 24 ore su 24».
E l´antifona è la stessa fra gli avamposti dello shopping in via de´ Calzaiuoli: «Sì sono cattolica – confessa Lucia Pusateri, commerciante di guanti di lusso – ma il discorso di Betori mi pare vago. Si parla di consumismo, ma perché non cominciamo a dire che quello che offriamo è anche un servizio alla città. Chiudere nei festivi? Ma scherziamo, qui la crisi si è cominciata a sentire già nel 2008, negli ultimi tre anni sono rimasta aperta praticamente tutti i giorni e nell´83 fui una delle prime ad iniziare con l´orario continuato».
«Chiudere sotto le feste non è possibile, anche perché sono i ritmi della grande distribuzione ad imporlo», dice Massimiliano Marretti, gioielliere, cattolico non praticante. «Il ragionamento sul consumismo è complesso perché coinvolge anche l´occupazione. I commercianti potrebbero accettare di chiudere nei festivi, ma l´operazione si ripercuoterebbe sull´offerta di posti di lavoro. Voglio dire, se si riducono i guadagni, si è costretti anche a ridurre le spese e quindi il personale. E allora, a cosa vogliamo rinunciare?».