“Non ci sono i soldi per la Cig lunga”

11/03/2010

ROMA – L´allungamento della cassa integrazione non ci sarà: approvato con un emendamento bipartisan dalla Commissione Lavoro alla Camera, già contestato dal ministro Sacconi, il provvedimento è stato definitivamente affossato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Di quei sei mesi di copertura in più (le settimane dovevano passare dalle attuali 62 a 78) non se ne farà nulla. La Ragioneria ha fatto sapere che l´allungamento non ha copertura: mancano gli 850 milioni all´anno necessari a garantirla. Non solo, commenta la Ragioneria: l´aggiunta sarebbe andata a tutto vantaggio dei settori già tutelati e sottrarrebbe risorse alle piccole imprese che possono usufruirne solo in parte.
Bocciato quindi il testo che aveva messo d´accordo maggioranza e opposizione, il governo tenta di rifarsi grazie ad un passo avanti sugli incentivi ai consumi. Dopo i contrasti dei giorni scorsi Tremonti, ministro dell´Economia, e Scajola, dello Sviluppo, hanno trovato un accordo sulle risorse da mettere nel piatto: dai 300 ai 350 milioni. Il provvedimento, dunque, dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri la prossima settimana anche se la Marcegaglia, leader di Confindustria, resta scettica: «Di misure di sostegno se ne parla e non si decide mai – ha detto – siamo preoccupati e delusi».
Basteranno questi interventi per far fronte alla crisi? A sentire l´Ocse no. Al contrario di certe ottimistiche letture, l´organizzazione non pensa affatto che stiamo meglio degli altri: l´Italia – assicura – è uno dei paesi più colpiti dalla crisi. Ventesimi fra i trenta paesi Ocse quanto a Pil pro capite, se non ci diamo una mossa rischiamo di scivolare ulteriormente. I numeri messi in fila nel rapporto «Obiettivo crescita 2010» parlano chiaro. Considerando gli effetti sul lungo periodo, mentre la media dei paesi Ocse pagherà la crisi con un taglio del 3,9 per cento del Pil, per l´Italia lo scotto sale al meno 4,1 (peggio di noi, in Europa, solo Polonia, Irlanda e Spagna). Né per il futuro sono previsti miglioramenti, a partire dalla produttività: «i risultati italiani sono mediocri – recita il rapporto – anzi lo scarto con la fascia alta dei paesi Ocse è aumentato». Che fare? I consigli dati sono tanti. Prima di tutto abbandonare la politica dei condoni e procedere piuttosto ad una potente lotta contro l´evasione fiscale. Poi abbassare i contributi e le tasse, quelle sul lavoro e sulle pensioni sono «troppo elevate». Un esempio: per una persona sposata, con medio reddito e due figli, si arriva al 35 per cento, contro una media Ocse del 27. Ancora: accelerare le privatizzazioni, quelle delle public utilities in particolare, e rafforzare l´Antitrust per garantire la concorrenza. Che le cose non siano messe bene lo conferma anche l´Istat: è vero che c´è stata una lieve ripresa della produzione industriale (a gennaio più 2,6 per cento rispetto a dicembre), ma nel 2009 in Pil ha perso il 5,1 per cento.