«Non ci arrendiamo» La scuola e i pubblici di nuovo in piazza

15/07/2010

Non siamo alla fine della mobilitazione, quello di oggi è un passaggio. Non ci rassegnamo ad una manovra inqua, che è solo punitiva per chi vive di salario e di pensione, pone ancora una volta un problema di democrazia, visto che il governo l’ha blindata con la fiducia e oltretutto, in assenza di misure a favore della crescita, necessiterà di un’altra correzione in autunno».
Cgil, Fp e Flc oggi di nuovo in piazza: i lavoratori della funzione pubblica, della scuola e dell’università, dipendenti e precari, saranno davanti al Senato per ricordare che con loro sono i «comuni» cittadini a pagare di più, in termini di riduzione dei servizi, aumento dei «contributi» locali, mortificazione della scuola. Il personale scolastico protesta contro i tagli (8 mld in tre anni), che si assommano a quelli degli anni scorsi:aumentano le condizioni di precarietà per i lavoratori e anche per le istituzioni. In piazza anche il leader Cgil Guglielmo Epifani: «Sulla previdenza l’intervento ha il solo obiettivo di fare cassa: non è una riforma e non risponde a principi di equità intergenerazionale». Di tutto questo parla parla Rossana Dettori, segretaria generale della Fp Cgil. Tra emendamenti, refusi e tentativi di colpi di mano, la manovra ultima versione non presenta alcun miglioramento? «Semmai è peggiorata. Prendiamo le pensioni: non solo per le donne c’è un salto obbligato di 5 anni, ma per tutti adesso si parla di riscatto oneroso, ovvero costerà molto mettere insieme anni da lavoratore privato e pubblico. In più è stato introdotto il meccanismo della legge Brunetta sul
salario legato alla produttività, che quindi per molti viene congelato. Una norma che si aggiunge al blocco per tre anni dei rinnovi contrattuali nazionali, e che investe anche la contrattazione integrativa, l’unico strumento per intervenire su salute e sicurezza, ma anche su questioni che riguardano il rapporto con i cittadini, a partire dall’orario di lavoro. E poi, c’è la partita occupazione».
Un’altra scure. «Esatto. Oltre al blocco del turn-over, abbiamo l’enorme problema, sia noi sia la scuola, della riduzione del50%dei precari. Già inziata, peraltro: all’Inpdap30 lavoratori a tempo determinato sono già usciti. Ne abbiamo altri 45mila, più 60mila precari a vario titolo: che ne sarà di loro?». Sulle pensioni il governo dice di essere messo alle strette dalla Ue. «Come no. Sulle quote latte c’è un contenzioso aperto da 12 anni con la Ue, sulle pensioni hanno colto
l’occasione per fare cassa. Bruxelles vuole che alle donne venga garantita parità di salario e di possibilità di carriera, ma di tutto questo il governo non fa parola. Anzi. Con i tagli alle Regioni e agli Enti locali, mette a rischio i servizi agli anziani, ai bambini, ai disabili. E chi se ne dovrà fare carico?».