Non c’è un euro per le vacanze, alberghi vuoti

29/07/2004


            giovedì 29 luglio 2004



            La Federalberghi: «Danni di un miliardo di euro, il governo non ha politiche per il turismo».
            E anche gli stranieri ci voltano le spalle
            Non c’è un euro per le vacanze, alberghi vuoti
            La stangata sugli italiani «gela» le ferie: a Rimini ci sono ancora posti liberi per agosto

            Maria Zegarelli

            ROMA Una stanza in albergo a tre stelle in pensione completa a Rimini in pieno agosto costa 70 euro a persona. A Venezia 400, anche 500 euro, dipende da quante ce ne sono a disposizione. A Roma, solo il pernottamento in una zona decentrata si aggira intorno ai 140 euro. È l’Italia turistica dai mille volti, quella che riserva sorprese quando meno te lo aspetti. Soprattutto se tuo figlio ti annuncia che con gli amici vuole andare in vacanza a Rimini in pieno agosto, e mentre compone il numero la parte più egoista di te – quella più preoccupata del bilancio economico – spera nel classico «mi spiace tutto esaurito» e invece eccole lì tre stanze a disposizione per tutta la compagnia. A 70 euro tutto compreso, come fai a dirgli a no? D’altra parte si tratta di una cifra ben al di sotto della media italiana che si aggira sui 774 euro pro capite nel mese clou dell’estate, secondo un’indagine Swg-Confesercenti e ancora più bassa di quella che spende in media un italiano secondo la Federalberghi che fissa a 810 euro la quota tutto compreso (viaggio, vitto alloggio e divertimenti). La speranza di inizio estate per l’associazione degli albergatori a dire il vero era di 935 euro pro-capite, ecco perché ieri hanno parlato di flop registrato a luglio e grande preoccupazione per agosto. La perdita sarà di «oltre 1 miliardo di euro che a livello di bilancio delle imprese ricettive farà la differenza a fine stagione», come avverte Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Commenta i dati emersi dal secondo sondaggio (il primo risale a 50 giorni fa) effettuato nell’ambito del programma Check Turismo, con l’istituto di ricerca Cirm. Settecentoquattro italiani intervistati (rappresentativi di oltre 47 milioni) hanno raccontato che sono costretti a spendere in media 120 euro in meno rispetto alle più rosee previsioni pre-estate; a ridurre di due giorni – da 15 a 13 – le vacanze e che malgrado tutto andranno comunque al mare, che resta la meta preferita.

            Il fatto è che gli italiani nell’era berlusconiana del miracolo economico mai avvenuto, ma che prima o poi arriverà, sono tutti più poveri. Eppure, se il turismo non chiuderà con un bilancio drammatico, quest’anno lo dovrà proprio agli italiani, che nel 79% dei casi (secondo il Cirm e il 62% secondo la Swg) hanno optato per il Belpaese. I tedeschi e gli austriaci no. Non quest’anno almeno. «I due maggiori tour operator Tiu e Neckerman, registrano una flessione nelle prenotazioni verso le coste italiane del 21%, mentre il fatturato – spiega Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Confesercenti – della sola Neckerman ha subito un calo del 29%. Questa sembra una conseguenza della globalizzazione del turismo: nessun luogo è veramente lontano ormai. In più oggi dalla Germania con voli a prezzi bassissimi è possibile raggiungere luoghi balneari lontanissimi e molto belli: 99 euro andata e ritorno a Cuba. Una volta lì, spendono meno anche per dormire e mangiare». Ecco, uno dei motivi che allontanano i turisti dall’Italia è l’aumento dei prezzi. Ma perché all’estero costa di meno mangiare, dormire e divertirsi? «Perché gli esercenti hanno una tassazione inferiore, un’Iva inferiore, il costo lavoro inferiore», spiega Albonetti. Che aggiunge: «Non è neanche giusto parlare in generale di calo delle prenotazioni e aumento dei prezzi, perché sulla riviera adriatica, dove si è registrato un forte calo di presenze, il 26% degli albergatori ha ritoccato il listino al ribasso, mentre nei luoghi d’arte, dalle città più importanti a quelle meno famose, si è registrato un aumento di presenze e di prezzi. Ad ogni tipo di turismo, dunque, va riservato il suo commento. Non si può dire adesso che a fine stagione ci sarà un miliardo in meno per gli albergatori. Per questo noi abbiamo diffuso i dati senza commentarli. Lo faremo alla fine della stagione estiva, di fronte a dati certi e complessivi». Ecco perché capita in luoghi «in» di pagare una stanza in un albergo a tre stelle anche 200 o 300 euro e in un’altra contrattare per ottenerla anche a 70 euro dal 7 al 14 agosto. «Il fatto è che questo governo non sta facendo una politica del turismo – conclude il presidente di Assoturismo -. Se gli italiani ricominceranno da andare all’estero, allora sì che saranno guai. L’Enit sta morendo, i fondi per lo sviluppo del settore sono stati tagliati, il famoso e prezioso articolo 10 della nuova legge quadro 135 approvata con il governo di centro sinistra, non è mai stato attuato da Berlusconi. Eppure istituiva il fondo di rotazione per il turismo, che di fatto assurgeva la vacanza a necessità, non più dunque a chance solo per chi ha i soldi». Quel fondo, serviva a finanziare gite scolastiche, promuovere il turismo di bassa stagione e quello diretto verso le mete meno conosciute, ma non per questo meno belle.