Non c’è un centesimo per le famiglie

09/10/2003



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  Economia


09.10.2003
Non c’è un centesimo per le famiglie

L’Istat annuncia: per gli italiani l’inflazione prercepita è al 6%, il doppio di quella ufficiale
di 
Laura Matteucci


 Due anni e mezzo di centrodestra hanno reso le famiglie italiane sempre più povere. La nuova Finanziaria non le aiuterà, con i suoi bonus per i nuovi nati successivi al primo figlio e la proroga delle detrazioni Irpef per le ristrutturazioni edilizie. E in compenso la corsa dei prezzi non si arresta.

Adesso, lo ammette persino l’Istat: dopo mesi e mesi di polemiche con le associazioni dei consumatori e con l’Eurispes, da cui l’Istituto è sempre stato accusato di tenere troppo basso il tasso inflazionistico, il presidente dell’Istituto di statistica Luigi Biggeri ha parlato di un’«inflazione percepita al 6%», praticamente il doppio del 2,8% ufficialmente stimato. Lo ha fatto nel corso dell’audizione sulla Finanziaria alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, quando ha anche bollato come irrilevanti gli interventi previsti in Finanziaria a favore delle famiglie. In particolare, il bonus di mille euro per i nuovi nati (dal secondogenito in poi) secondo i conti dell’Istat sposta i redditi complessivi dei nuclei familiari appena dello 0,07%. Duro colpo per il ministro del Welfare Roberto Maroni che, molto fiero del bonus («una misura saggia e utile», lo definisce), ha invitato l’Istat a non lanciarsi in «azzardi».

Le misure pro-famiglie contenute in Finanziaria, dunque, alle famiglie non servono. In compenso, adesso anche l’Istat parla di inflazione al 6%. Un valore che si ottiene sommando il 2,8% ufficiale e il 3,2% che viene dalla prassi di arrotondare il valore dell’euro alle vecchie 2mila lire. «Non voglio fare l’equazione 1 euro uguale mille lire – ha detto Biggeri in Commissione – Ma uno statistico non può rifiutare, perchè è un problema di arrotondamento, che normalmente si pensa che 1 euro vale 2mila lire. Purtroppo – prosegue il presidente dell’Istat – abbiamo avuto la sfortuna di avere l’euro a 1.936,27 e questo ha comportato una difficoltà. Quando penso a 1 euro penso a 2mila lire e si tratta di un arrotondamento del 3,2% che, aggiunto al 2,8% misurato, dà il 6% per l’inflazione percepita». Ancora Biggeri: «Non è successo in altri paesi – ha detto – non perchè ci siano stati maggiori controlli ma perchè il problema dell’arrotondamento è stato all’inverso».

Sardonico il commento dell’Eurispes: «Apprendiamo che l’Istat, dopo un anno di sforzi e di fatiche, è finalmente riuscita a stabilire che l’inflazione percepita è del 6%. Mancano ancora due punti al fatidico 8% indicato dall’Eurispes – dice il presidente, Gian Maria Fara – ma siamo convinti che con un ulteriore sforzo di percezione statistica l’Istat riuscirà ad allinearsi alle posizioni dell’Eurispes».

Ma il botta e risposta più polemico è quello tra Antonio D’Amato e Sergio Billè. Per il presidente degli industriali l’unico modo per bloccare l’inflazione è «individuare i veri responsabili, che impongono nell’ultimo miglio la speculazione e che trovano una spinta in alcuni pezzi del commercio». Parole respinte al mittente dal presidente di Confcommercio, secondo cui le responsabilità sono tutte dell’industria. Contro le accuse ai commercianti si schiera anche la Confesercenti che domani organizzerà un campagna in cento città per «dire finalmente la verità sui prezzi».

La Cgil chiede una precisazione: «L’Istat – dice Gian Paolo Patta, segretario confederale – ha il dovere di chiarire se il 6% è l’indice dell’inflazione effettiva, poichè in questo caso l’effetto sulla rivalutazione delle pensioni deve essere immediato». Secondo Patta, la «babele di indici sull’inflazione» (dalla reale, alla programmata, alla percepita, all’indice per la collettività fino all’armonizzato europeo) crea confusione e «ha conseguenze importanti», perchè è sulla base di questi indici che si rinnovano i contratti di lavoro e si aggiornano le pensioni. Per questo, «qualora l’inflazione percepita fosse quella effettiva è assolutamente evidente che occorre riscrivere sia il Dpef che l’intera Finanziaria».

Finanziaria che, peraltro, alle famiglie non porterà in tasca un centesimo in più. Irrilevante l’impatto dell’assegno da mille euro per i figli, nullo quello della proroga delle detrazioni Irpef pari al 36% per le ristrutturazioni edilizie. «Secondo le stime effettuate, beneficeranno dei provvedimenti poco più di 1 milione di famiglie, con un guadagno medio pari a 415 euro – spiega ancora Biggeri – Tuttavia nel complesso degli oltre 21 milioni di nuclei familiari italiani, il reddito disponibile aumenterebbe in modo insignificante (in media dello 0,07% nel 2004) a legislazione invariata».

L’aumento più consistente andrebbe alle famigie numerose e a quelle di riferimento di età inferiore ai 35 anni, secondo le simulazioni Istat. Per le famiglie povere, le condizioni migliorerebbero leggermente. In conclusione, spiega Istat, «in seguito ai due provvedimenti, la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi si ridurrebbe in modo quasi impercettibile».
Polemica la reazione di Maroni. «Compito dell’Istat è certificare quello che è avvenuto, non quello che avverrà, magari con maggiore precisione di quanto fatto in recenti occasioni», ha tagliato corto.