«Non c’è posto per le mamme part-time Meglio la Finlandia»

06/12/2010

Ho capito che c’era qualcosa che non andava quando girando con il passeggino gemellare con annessa pedana, per strada mi fermavano domandandomi se fossi la baby sitter o la madre. In effetti davo nell’occhio con 3 bambini tutti stipati su di un unico lungo passeggino gemellare, che assomigliava a dire il vero, più ad un transatlantico che ad un passeggino. La stessa domanda me la pongono ancora oggi, che ormai l’attrezzo è stato accantonato da qualche anno e che semplicemente giro a piedi in città con i miei 3 figli. Questo genere di curiosità è sintomatico del fatto che viviamo in un Paese che non è abituato a famiglie composte da 3 figli o più e di una società italiana che non è pensata per famiglie «numerose» (una famiglia con 3 figli 50 anni fà era considerata la norma). Ho avuto 3 figli nell’arco di 18
mesi. Nulla di eccezionale spiegabile facilmente con il fatto che la seconda volta sono nati due gemelli. E così, io e mio marito, ci siamo ritrovati in meno di 2 anni con una famiglia più che raddoppiata a vivere in città (Milano) quasi senza nonni. Ho sempre lavorato prima dell’arrivo dei miei figli, e mi è sembrato del tutto naturale farlo anche dopo la loro nascita. Sia per necessità, che per non buttare tutti gli anni di studio e di sacrificio fin lì fatti. Filippo è entrato al nido che non aveva ancora compiuto 8 mesi, mentre con Andrea e Niccolò ho aspettato qualche mese in più. Sono tornata al lavoro volentieri anche perché con l’arrivo dei gemelli ero riuscita ad ottenere un part-time orizzontale. (…) In quattro anni sono riuscita a lavorare, anche con qualche soddisfazione, come buyer della grande distribuzione part-time.Nonè sempre stato semplice ed indolore però. (…)In Italia però un part-time professionalmente qualificato è più raro che avere una famiglia con 3 figli. Il ns. modo di lavorare non è strutturato perché una persona non sia presente fisicamente tutto il giorno in ufficio. La gran parte delle aziende attribuisce alle lavoratrici part-time una diminuzione di potenzialità e di risultati. Non è affatto così,ma per mettere le donne in condizione di lavorare al meglio l’organizzazione del posto di lavoro deve essere se non perfetta almeno ben programmata. E sappiamo tutti che il ns. metodo di lavoro non è così organizzato e metodico. (…) Nel resto dell’Europa fortunatamente non è sempre così. È possibile lavorare part-time anche in posizioni importanti: quello che conta veramente sono gli obiettivi raggiunti, non il tempo dedicato. In Italia lavorano con orario ridotto il 14,1% della forza lavoro contro una media europea del 18,1%. Nonostante la mia paga fosse proporzionata alle ore da me lavorate, tutti i pomeriggi quando uscivo intorno alle 15,30, per potermi occuparmi in maniera attiva dei miei 3 figli, mi vergognavo come una ladra. (…) Il lavoro vero infatti, secondo i più, comincia a metà pomeriggio. (…) Non importa se si è arrivati in ufficio alle dieci, se ci si concede lunghe pause caffè o sigaretta, se ci si attarda al computer o su Internet. Si è una persona lavorativamente valida ed affermata solo se si fà tardi al lavoro. Nella maggior parte dei casi poi queste persone possono permettersi di rimanere nottetempo in ufficio perchè a casa le mogli si stanno occupando anche al posto loro di figli . Quello che altrove viene considerato un arricchimento che aiuta anche una felice attività professionale, ( famiglia, interessi extra lavorativi, volontariato,….), da noi viene visto come una distrazione (…) dal lavoro. Dovrei a questo punto avere il coraggio di imparare il finlandese, lo svedese oil norvegese, e decidere di trasferirmi al freddo. Oltre ai «cervelli in fuga» dall’Italia, potrebbe infatti iniziare anche il flusso migratorio delle «mamme in fuga». In Finlandia infatti la famiglia media ha 2 figli con un tasso di natalità tra i più alti d’Europa, indice che famiglia e lavoro non si escludono tra loro, ma che anzi le famiglie dove lavorano entrambi i genitori hanno solitamente redditi maggiori, che le rendono più sicure economicamente e che quindi possono permettersi volendo di avere uno o più figli.