“Non c’è intesa senza Cgil”

07/03/2001

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"Non c’è intesa senza Cgil"
Appello di Salvi. Cofferati: D’Amato ci vuole morti
Contratti a termine, il ministro invita le parti a riannodare il dialogo ed evita per ora misure d’autorità

RICCARDO DE GENNARO


Roma – Decidere sui nuovi contratti a termine in piena autonomia, oppure dare ancora tempo alle parti sociali che – dopo un anno di trattativa infruttuosa e nonostante il ritiro dal «tavolo» della Cgil – ritengono sia ancora possibile raggiungere un accordo? Il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ieri non ha sciolto il dilemma. Convinto del valore del dialogo con le parti sociali, Salvi ha preso tempo: valuterà con attenzione le lettere che la Cgil, da un lato, CislUil e le 17 organizzazioni imprenditoriali e cooperative, dall’altro, gli hanno inviato ieri, dopodichè tenterà una mediazione per convincere la Cgil a tornare al «tavolo».
«Sentirò nei prossimi giorni le parti sociali: l’obiettivo è di cercare tutti gli spazi per riannodare il dialogo sociale», ha detto ieri a Bruxelles il ministro del Lavoro. Il suo tentativo si preannuncia molto arduo. Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ieri ha infatti ribadito con fermezza la scelta della sua organizzazione: «Non c’è alcuna ragione e non ci sono più le condizioni perché un confronto serio sui contratti a termine prosegua. Noi lo consideriamo concluso». Per Cofferati, «la proposta che la Confindustria continua ad avanzare è lesiva della direttiva comunitaria: questa raccomanda il partenariato sociale, mentre la Confindustria propone un accordo nel quale il sindacato rinunci a contrattare. Quello che chiede Confindustria sui contratti a termine è il suicidio del sindacato».
Nella sua lettera, la Cgil invita dunque il governo ad assumere l’iniziativa e recepire la direttiva Ue sui contratti a termine sulla base delle sue sensibilità. In questa presa di posizione, il sindacato di Cofferati trova un inedito «alleato» nell’Ugl, il sindacato vicino ad An: «Il ministro Salvi non può limitarsi al semplice ruolo di passacarte tra la comunità europea e le parti sociali, ma deve intervenire nella vicenda dei contratti a termine», ha dichiarato il vicesegretario Paolo Segarelli. Giuseppe Carbone, numero uno della Cisal, il sindacato vicino a Forza Italia, invece ammonisce: «Prima di assumere decisioni e procedere d’autorità Salvi dovrà riflettere molto e stare attento a quello che fa, perché potrebbe rischiare di compromettere definitivamente il metodo concertativo».
Il leader della Uil, Luigi Angeletti, è convinto che se avranno la proroga richiesta, le parti sociali troveranno un accordo: prima, però, Cisl e Uil vorrebbero conoscere l’orientamento del governo, che – anche in presenza di un avviso comune – avrebbe comunque l’ultima parola. La Confindustria avrebbe chiesto una pausa di riflessione per poter discutere al suo interno della richiesta sindacale di rinvio alla contrattazione della definizione dei tetti per i contratti a termine: i sindacati sono contrari che dal calcolo delle quantità vengano esclusi i contratti sotto i 12 mesi. Cisl e Uil sarebbero però disposte a sottoscrivere un accordo che non preveda il rinvio alla contrattazione delle situazioni in cui è consentito il ricorso ai contratti a termine, come viceversa chiedeva la Cgil.
Anche nel governo, infine, ci sono posizioni diverse. Mentre è difficile che Salvi decida senza tenere conto del parere della Cgil, il ministro Ottaviano Del Turco, che era segretario generale aggiunto della Cgil ai tempi della rottura sulla scala mobile, insiste nella sua polemica con Cofferati: «Ho provato a dirgli che la scelta di abbandonare il tavolo portava all’isolamento, una cosa da evitare assolutamente, come insegnava Lama. Cofferati si è arrabbiato, ma ora penso che potrà toccare con mano le mie preoccupazioni».