Non c´è accordo sul fisco fra governo e imprese

04/10/2002






            (Del 4/10/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
            ANCORA NEGATIVO IL GIUDIZIO SULLA MANOVRA. MAGGIORANZA DIVISA SUL CONDONO TOMBALE
            Non c´è accordo sul fisco fra governo e imprese
            D´Amato: il premier promette cambiamenti sul Sud, addizionale Irap congelata

            ROMA
            Alle dieci e mezzo di ieri sera, dopo il lungo colloquio tra Silvio Berlusconi e Antonio D´Amato, si è capito che la freddezza dei rapporti tra governo e Confindustria era destinata a restare. L´esecutivo continua a fare quadrato intorno all´impianto generale della Finanziaria, con alcune limitate deroghe suggerite dagli incontri con le categorie. A patto – però – che i saldi contabili non vengano sovvertiti. Non lascia spiragli invece alla modifica del decreto fiscale a carico delle imprese. Più possibilista il governo si è manifestato sugli interventi a favore del Mezzogiorno, sollecitati da D´Amato ieri sera, ma presentati al viceministro Micciché (che ha la delega per il Sud) già in mattinata dalle delegazioni dei sindacati e degli imprenditori. Palazzo Chigi, secondo il presidente degli industriali, si è comunque impegnato con la Confindustria a congelare anche l’addizionale Irap, oltre che l’addizionale Irpef. «È un cambiamento significativo – ha affermato D’Amato – altrimenti si sarebbe scaricata sulle imprese una ulteriore mazzata fiscale». Le trattative del governo sulla Finanziaria oggi proseguiranno con un vertice con gli enti locali, compatti nella protesta per i tagli apportati ai loro trasferimenti. In tutto questo si è aperto anche un fronte di polemica interno alla maggioranza sul «concordato fiscale» che adombrerebbe – secondo i centristi – un condono di cui non si vuol parlare «apertis verbis».
            CONFINDUSTRIA. Il colloquio tra Antonio D´Amato e il presidente del Consiglio è durato oltre due ore. Secondo Palazzo Chigi «si è trattato di un incontro positivo» nel corso del quale sono state date a D’Amato rassicurazioni sul fatto che verranno concessi incentivi per il Sud a partire dal prossimo mese di gennaio. Il presidente di Confindustria ha sostenuto che «c’è stata la presa d’atto che con questa Finanziaria di sviluppo in Italia se ne fa poco. Quindi, adesso, abbiamo bisogno di vedere nel concreto cambiamenti reali sia sul piano delle politiche fiscali, sia sul piano delle politiche di sviluppo». Le posizioni, dunque, restano invariate per quanto riguarda le politiche fiscali, ma possibiliste sulle caratteristiche degli incentivi, specie per il Sud.
            MEZZOGIORNO. La «questione meridionale» di questa Finanziaria lascia insoddisfatti sia i sindacati – Epifani ha parlato di «conseguenze pesanti», Pezzotta addirittura di «disastro» – sia Confindustria. Così ieri mattina due delegazioni sono state ricevute dal viceministro Gianfranco Micciché. I motivi del contendere sono almeno tre. Il primo riguarda il «fondo multiplo»: sindacati e Confindustria hanno chiesto chiarimenti sulle risorse che confluiranno in questo strumento. Il secondo è l’importo delle risorse aggiuntive espressamente previste dalla Finanziaria: per i primi due anni ci sono 400 milioni di euro, che le parti sociali considerano «pochi spiccioli», mentre per il terzo vengono impegnati 7 miliardi, una sproporzione enorme. Il terzo punto si riferisce all’impatto che il decreto taglia-spese avrebbe sui fondi della Finanziaria. Il governo ha detto che sugli incentivi si può discutere. In particolare si sta esaminando la possibilità che i finanziamenti che una volta erano a fondo perduto e che ora il governo vuole parzialmente cambiare in prestiti, abbiano almeno delle condizioni di prestito più vantaggiose (per esempio 20 anni invece di 10).
            CONDONO. «Se il governo valuta necessaria per il completamento della manovra un´entrata straordinaria di 8 miliardi, probabilmente non può limitarsi a un concordato fiscale. Ma a questo punto lo deve dire» ha dichiarato il presidente della commissione Attività produttive, Bruno Tabacci (Udc). Insomma – è la questione – se c´è necessità di un «condono» che lo si chiami con il suo nome. La Lega ha subito sferzato chiunque parlasse di «condono tombale» dichiarando la sua totale indisponibilità e ha paventato l´ipotesi che Forza Italia stesse preparando anche un condono edilizio. In effetti il forzista Luigi Vitali ha fatto sapere che proprio ad un emendamento che preveda il «condono tombale» sta lavorando. Il viceministro dell´Economia Mario Baldassarri ha ricordato che per una operazione del genere servirebbe il consenso dei due terzi del Parlamento «che per ora non c´è». Qualcuno ha però ricordato che se per il condono tombale servono i due terzi dei voti, per quello edilizio caro, tra gli altri, ai parlamentari siciliani, questa strettoia non c´è.

            Raffaello Masci