«Non cambieranno l’art.18»

06/06/2002
            6 giugno 2002



            «Non cambieranno l’art.18»
            Ecco la strategia Cgil contro l’accordo separato. Intanto parte il tavolo sul fisco


            PAOLO ANDRUCCIOLI


            Altri due tavoli di trattativa tra governo e parti sociali, con la partecipazione anche della Cgil. Temi all’ordine del giorno: fisco e sommerso. Ma sono gli stessi dirigenti della Cgil che definiscono «inutile» il negoziato fiscale che non avrà alcuna influenza sulla riforma e pericoloso quello sul sommerso che potrebbe concludersi con la trasformazione del ruolo dei sindacati. «Ci hanno fatto capire – spiega Beniamino Lapadula della Cgil – che questo negoziato non inciderà sulla delega fiscale. Ci consentono di parlare dunque di come la riforma sarà applicata, ma non della sua architettura». Ladapula spiega che la promessa di riduzione della pressione fiscale anche per le fasce basse di reddito verrà realizzata attraverso il mancato recupero del drenaggio fiscale deciso dal governo Amato. Tradotto: «L’iniziale riduzione delle tasse sarà fatta con i soldi dei lavoratori». Ma è l’esito finale della riforma Tremonti che preoccupa la Cgil. L’introduzione di due sole aliquote fiscali, oltre a negare il principio di progressività, non farà che premiare i redditi più alti. Anche sul sommerso il governo non prende alcun impegno di spesa serio. Le risorse non ci sono. Caso mai si mette al centro della discussione – come ci spiega Giuseppe Casadio, segreteria nazionale Cgil – l’attribuzione di ruoli impropri agli enti bilaterali, quelli costituiti tra gli altri dai sindacalisti. Casadio polemizza con il tentativo del governo di affidare a questi enti bilaterali il compito di scovare il sommerso, come se fossero la Guardia di finanza.

            Intanto sull’articolo 18 si registrano altre prese di posizione sia dal fronte della politica che da quello industriale. Ieri per esempio si sono registrate varie prese di posizione polemiche all’interno dell’Ulivo contro l’attacco di Rutelli alla Cgil, mentre l’ingegner Carlo De Benedetti critica l’ostinazione di chi vuole cambiare l’articolo 18. De Benedetti vede piuttosto nella mancanza di ricerca e di innovazione il motivo centrale della bassa competitività del «sistema Italia». Parlando al Tg3 delle 19 De Benedetti si è anche dispiaciuto dell’assenza della Cgil. Ma è proprio la Cgil un punto di osservazione speciale per tentare di capire che cosa succederà nei prossimi mesi.

            Per Betty Leone, della segretaria nazionale, il governo parla di dialogo, ma in realtà mette in campo solo effetti mediatici. «Della delega sulle pensioni – ci spiega – contro cui abbiamo chiamato a scioperare i lavoratori, il governo non vuole più parlare, mentre sull’articolo 18 non siamo più alla spada di Damocle, ma alla disponibilità di Cisl e Uil a trattare». Su questo punto dunque i sindacalisti della Cgil vedono uno spartiacque. Betty Leone spiega infatti che sulla riduzione dei diritti non si tratta. «Non acceteremo mai uno scambio tra diritti e ammortizzatori sociali». La cosa più preoccupante è che Cisl e Uil potrebbero accettare uno scambio con l’unico scopo di diventare il «sindacato di riferimento» di questo governo. La Cisl in fondo lo è sempre stata, ma faceva riferimento alla Dc, che era un partito interclassista. Cosa molto diversa se si pensa al governo attuale.

            D’accordo sulla impossibilità dello scambio tra articolo 18 e ammortizzatori sociali anche Gian Paolo Patta, rappresentante della minoranza della Cgil. Per Patta «non sono temi scambiabili perché da una parte ci sono i diritti (l’articolo 18) dall’altra una questione sociale (gli ammortizzatori)». Oltre a essere profondamente sbagliato lo scambio sarebbe anche improprio. Ma il punto che sta più a cuore di Patta e di molti altri sindacalisti riguarda le risorse per la spesa pubblica. Secondo il sindacalista Cgil è ormai evidente che il governo di appresta a sforare il deficit, ma nello stesso è in grande difficoltà nel trovare i soldi. «Come onoreranno – si chiede Patta – l’accordo sottoscritto da Fini e Frattini per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici? Per ora l’unica cosa certa è che non ci sono i soldi. Per quanto riguarda la battaglia in difesa dell’articolo 18, Patta non esclude che si possa ricorrere in seguito al referendum abrogativo, nel caso non si riesca a bloccare l’operazione del governo con le lotte.

            Molto chiare anche le idee di Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom. «E’ chiaro – dice Cremaschi – che l’accordo sull’articolo 18 è già fatto. Si capisce dalle dichiarazioni di Cisl e Uil molto in sintonia con quelle del governo». Dobbiamo attrezzarci quindi a modulare diversamente l’azione sindacale. «Dobbiamo far si che le nostre lotte siano molto costose per gli industriali». Ci sarà lo sciopero generale, ma ci saranno anche centinaia di lotte e di vertenze a livello locale e di azienda. «La Cgil – dice Cremaschi – deve attrezzarsi ad affrontare questa nuova fase. Per questo deve ricominciare dai posti di lavoro, dal rapporto con i lavoratori». E la battaglia in difesa dell’articolo 18 e dei diritti – è il punto chiaro per tutti i sindacalisti Cgil – non è una battaglia di parte. E’ una battaglia per la difesa dei diritti di tutti.