Non basta la crisi per fermare la voglia di vacanza

15/12/2004


    mercoledì 15 dicembre 2004

    LA RICERCA DELLA FEDERALBERGHI

    Non basta la crisi
    per fermare
    la voglia di vacanza

    Rispetto all’anno scorso partiranno due milioni di italiani in più
    «E’ una sorta di ribellione: si tagliano i regali, ma si viaggia lo stesso»

    Raffaello Masci

    ROMA
    I consumi crollano, la produzione industriale langue, l’inflazione è bassa perché «depressa». Per Natale, però, la musica cambia, almeno per quanto riguarda il turismo (anch’esso dato per boccheggiante fino a tre mesi fa): in occasione delle «feste» per antonomasia infatti, gli italiani hanno deciso di dare un calcio a tutte le preoccupazioni, e di concedersi una bella vacanza, breve o lunga che sia.


    Ieri Federalberghi – l’associazione degli albergatori aderenti a Confturismo (e quindi a Confcommercio) – ha reso noti i dati di una sua indagine, dalla quale appendiamo che saranno undici milioni e mezzo gli italiani in vacanza sotto Natale. Due milioni in più dell’anno scorso: più 20 per cento. Un buon segnale, commentano i tecnici di Federalberghi, quasi una piccola riscossa.
    I vacanzieri dell’ultimo scorcio del 2004 saranno quanti furono nel Natale del 2000, anno del Giubileo, quando ancora il terrorismo non aveva indotto la paura di volare e di spostarsi. Di questi 11,5 milioni, due milioni e 400 mila italiani faranno addirittura una vacanzona comprensiva di tutto l’arco delle festività, e 1,3 milioni se ne andranno all’estero. Crepi l’avarizia – dunque – e chi se ne frega della crisi. L’Italia ha voglia di un Natale di evasione che diventa manna per l’industria turistica, il cui giro di affari raggiungerà i 6,6 miliardi di euro, addirittura il 50 per cento in più rispetto ai 4,4 miliardi dello scorso anno, con una spesa pro capite pari a 524 euro.


    «Da questi dati – ha detto il presidente sia di Federalberghi che di Confturismo Bernabò Bocca – si evidenziano due elementi: il primo è relativo alla capacità di spesa per la voce vacanze degli italiani, che finalmente ricomincia a crescere rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quasi ad esorcizzare l’accresciuto costo della vita. Il secondo, al numero di quanti intenderanno mettersi in movimento durante le festività».


    Il 42 per cento di quanti si sposteranno si recherà in montagna – dice la rilevazione di Federalberghi – il 29 per cento in una città diversa dalla propria quasi sempre in una logica di ricongiungimento familiare, ma c’è anche un 15 per cento di romantici anticonformisti che cerca il mare fuori stagione: spiagge deserte, brezze.


    Ma Natale vuol dire neve e si capisce bene, quindi, che il 12 per cento del business se lo aggiudichi il Trentino Alto Adige, seguito a parti merito (11 per cento) da Piemonte e Lombardia, ma anche dal Lazio che ha ormai le sue località gettonatissime.
    Piace molto – dice ancora Federalberghi – la vacanza fuori per chi se la può permettere. Quest’anno va forte l’area del dollaro, dove noi europei risparmiamo un buon trenta per cento per effetto del cambio vantaggioso: via dunque ai Caraibi, ma molto vanno anche le città del Nord America, New York in testa.


    Ora però il turismo, lo ha ripetuto ieri Bernabò Bocca, vuole una mano: «Di fronte a questa repentina e robusta accelerazione, sia del numero di turisti sia del giro d’affari che dovrebbe prodursi, il messaggio che intendiamo girare al governo e al mondo politico, è per una attenzione adeguata nei confronti dell’unico settore economico in grado di far segnare incrementi a due cifre in un periodo così ristretto di tempo, quale le feste di fine anno, varando una riforma rapida dell’Enit, dando avvio a misure fiscali a sostegno delle imprese turistiche e creando un vero e proprio Ministero delle Politiche del Turismo».