NON APPLICABILITÀ DELL’ACCORDO SEPARATO NELLA CITTÀ DI MILANO

04/02/2000

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi

Roma, Milano, 4 febbraio 2000

Segreteria nazionale,
lombarda e milanese
Filcams CGIL

NON APPLICABILITÀ DELL’ACCORDO SEPARATO “UN’INTESA
PER IL LAVORO NELLA CITTÀ DI MILANO”

Preso atto della sottoscrizione del cosiddetto “Patto per Milano” da parte del Comune di Milano, di CISL e UIL milanesi e da alcune Associazioni datoriali, la Filcams Cgil ( Federazione di categoria che è contraente di 24 Contratti Collettivi Nazionali tra cui quelli del Commercio Terziario e Servizi, Turismo - alberghi, mense, agenzie turistiche - Vigilanza, Portierato, Pulimento etc.) ha inviato oggi, a firma congiunta della struttura nazionale, lombarda e milanese, una lettera al Comune e alle Associazioni datoriali firmatarie dell’intesa in cui si contesta l’applicabilità della stessa e si diffidano le aziende a farvi ricorso.
Infatti, quanto contenuto nel Patto, particolarmente in materia di disciplina dei Contratti a Termine, è in palese contrasto con quanto previsto sullo stesso tema dai Contratti Collettivi Nazionali di categoria che sono stati sottoscritti in applicazione ai demandi alle parti sociali previsti dalla legge e che prevedono al loro interno possibili ulteriori deroghe a livello aziendale o territoriale di cui sono però titolari esclusivamente le organizzazioni di categoria. In estrema sintesi, se l’accordo separato sottoscritto a Milano dovesse trovare applicazione, verrebbero minati alla radice gli stessi Contratti Nazionali di categoria.
Per questo motivo La Filcams Cgil contrasterà qualsiasi violazione in materia.
Si riserva inoltre, in raccordo con la Cgil milanese, di adire alle vie legali considerando che non pochi punti dell’intesa, oltre quello già richiamato, paiono in contrasto con la legislazione vigente e le Direttive Europee.
E’ d’altra parte illuminante il parere di non procedibilità espresso al proposito dalla Corte Costituzionale proprio sul quesito referendario che tendeva a “liberalizzare” i contratti a termine. Non si può infatti accettare passivamente la discriminazione tra cittadini che viene introdotta da causali di tipo soggettivo nell’accesso al lavoro (con le tensioni relative e pericolose che potrebbero derivarne tra cittadini italiani ed immigrati non più posti su un piano di parità) e pare di dubbia validità la potestà che si attribuiscono i firmatari dell’intesa, attraverso un’apposita commissione, di dare o non dare corso ai progetti presentati e alle relative assunzioni.