“Noi vogliamo le mani libere non abbiamo il problema Cofferati”

06/06/2002

             GIOVEDÌ, 06 GIUGNO 2002
            Pagina 5 – Interni
             
            IL RETROSCENA
             
            LE TAPPE
             
            Dalla Margherita replica ad Angius e ai Ds. Telefonata tra Rutelli e Fassino
             
            "Noi vogliamo le mani libere non abbiamo il problema Cofferati"
             
             
             
            Ma il segretario della Quercia non ha gradito i toni forti del suo capogruppo
             
            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – Nessuna marcia indietro sulle politiche del lavoro. «Noi non abbiamo il problema di Cofferati, il timore di creare una spaccatura a sinistra. I Ds ci hanno provato cinque o sei volte a fare una politica riformista su questo tema e hanno dovuto sempre battere in ritirata. Noi invece andiamo avanti, apriremo un confronto a tutto campo, chiameremo i parlamentari ad esprimersi. Il centrosinistra deve contarsi e indicare una linea comune. Non possiamo più oscillare tra Amato e Bertinotti». Parla Paolo Gentiloni, il consigliere più ascoltato di Francesco Rutelli, che definisce l´ennesimo scontro sulla leadership, «ombelichismo, un gioco tutto interno che dura 24 ore». C´è un´altra parte della Margherita che la tentazione di un altro tipo di retromarcia la coltiva da tempo. È l´ala che fa capo a Franco Marini, «nemica» di Prodi e in lotta aperta con la sinistra. «Vogliamo le mani libere, la possibilità di dire quello che pensiamo come ha fatto adesso Francesco sul lavoro – dice Dario Franceschini – . Se per farlo Rutelli deve essere solo il presidente della Margherita, allora così sia. Poi si aprirà un vuoto letale nel centrosinistra». È proprio lo spettro che terrorizza Piero Fassino, segretario dei Ds vicino alla battaglia della Cgil, ma ormai ulivista al 100 per cento. Al leader della Quercia non è piaciuto l´attacco frontale di Angius, non era stato avvertito, si è fatto sentire con il capogruppo e ha in pratica disinnescato la polemica con una nota ufficiale della segreteria, una bacchettata ad Angius.
            Se la questione è la leadership dell´Ulivo, la porta è aperta. Se c´è un´alternativa pronta, fatevi avanti. «L´obbiettivo è la testa di Rutelli – ragiona il segretario dello Sdi Enrico Boselli – . Ma come vogliono sostituirlo?». E Gentiloni non si fa problemi: «Si candidi qualcun altro a fare il leader dell´Ulivo. Se Angius vuole si accomodi». Al quartier generale dei centristi si spulciano i commenti dopo il colloquio del leader registrato da Repubblica e gli attacchi di Cofferati. I Ds colpiscono duro con Angius e il «correntone», ma il coordinatore della segreteria Vannino Chiti intima a tutti di smorzare i toni. Rutelli è in giro per l´Italia, Fassino pure. Si sono sentiti al telefono, tra un comizio e l´altro per i ballottaggi. Il presidente dei senatori della Quercia aveva cercato il segretario senza successo e poi si era preso da solo la responsabilità di andare lì dove lo porta al cuore: attacco a testa bassa contro il leader dell´Ulivo così come meditava di fare da tempo. «L´appuntamento con Rutelli è dopo le amministrative», aveva fatto sapere. Ha anticipato un po´ i tempi, è intervenuto a gamba tesa a tre giorni dai ballottaggi. «Un suicidio, una scelta sciagurata», è la sentenza di Boselli. «Come minimo è mancanza di buon senso», dice il buonista Franceschini. Ma per il coordinatore della Margherita il vertice ulivista del 13 giugno sarà una «verifica che hanno aperto loro» sul ruolo di Rutelli, l´ennesima. Come finirà lo fa capire la nota della segreteria diessina: ancora una volta sarà un nulla di fatto. Con la solita nota stonata di un Mastella adesso più forte dopo il 26 maggio. Il segretario dell´Udeur ha già annunciato la sua assenza perché non ha avuto una risposta sugli assetti finanziari della coalizione. «Una questione di vita o di morte», spiega.
            Tutti si confonde nell´Ulivo appena si parla del leader. Il ticket Prodi-Cofferati è una chimera lontana. Un panchinaro pronto a sostituire oggi il titolare Rutelli non si vede. Il pericolo è la frantumazione definitiva della minoranza. Anche la Margherita si agita. Gli ulivisti temono un ripiegamento dell´ex sindaco di Roma su una logica di partito. Rosi Bindi è critica: «Prima di parlare si confronti». Ma qualcuno è più comprensivo, sta nel fronte di chi si è già scontrato con i presunti «no» del Cinese. «Capisco Rutelli, non vuole perdere il contatto con un certo mondo imprenditoriale», dice il dalemiano Claudio Burlando. E alla Margherita fanno notare la coincidenza delle polemiche con il conclave di Londra che si apre domani dove nessun diessino è stato invitato. Non fa piacere alla sinistra italiana che sia Rutelli a parlare dei destini del riformismo con Blair. Con l´idea «che la spinta della socialdemocrazia si è esaurita». È un boccone troppo duro da mandare giù anche per i diessini più fedeli all´Ulivo