“Noi vigilantes, vite da cani”

07/12/2001




Roma
fatti e persone 
Venerdi, 07 Dicembre 2001    



"Noi vigilantes, vite da cani"

Angelo Bonelli e il sindacato autonomo del Savip presentano una denuncia alla Regione dopo i molti casi di sopraffazioni nei confronti di poliziotti privati. "Appello anche al presidente della Repubblica e al Viminale".

di Simone Navarra


ROMA-"I vigilante fanno una vita da cani, sono carne da macello. Presenterò una interrogazione alla Regione per l’istituzione di una commissione d’inchiesta, a fronte delle molte cose che non vanno e per limitare lo sfruttamento indiscriminato di chi con un contratto di formazione lavoro è costretto a fare fino a 40 ore di servizio continuato". Il capogruppo alla Pisana dei Verdi, Angelo Bonelli, annuncia con poche parole e con un forte carico di responsabilità la presentazione di un rapporto, con "molte, troppe testimonianze di sopraffazioni, menfreghismi e sfruttamento". L’azione dell’esponente ambientalista e del sindacato autonomo del Savip, non si vuole fermare comunque alla responsabilità locale. "Non è una cosa di una Questura o di una sola azienda. Trattare i poliziotti privati come carne da macello è un andazzo che raggiunge vette sempre più basse e va da nord a sud, senza esclusioni. Per questo facciamo appello al ministro degli interni e al presidente della Repubblica affinchè si intervenga così come si era promesso in occasione di fatti tragici".

E il calvario per colui che sceglie una divisa simile a quella di polizia e carabinieri, "ma mai uguale", inizia già con la richiesta di assunzione come spiega Vincenzo Del Vicario, segretario nazionale del sindacato autonomo di vigilanza privata: "C’è una società che al momento di fare la domanda chiede 20 marche da bollo invece di 4". Subito dopo come contratto di formazione lavoro bisognerebbe svolgere al massimo sette ore di lavoro. Invece la maggior parte è costretto a turni massacranti. Tragico esempio di questa "abitudine" è la storia di Antonio Panzino che, nel settembre scorso, a 31 anni è morto per uno stress da superlavoro. 



Il padre oggi chiede così come allora: "Nessuno mi ha fatto sapere niente. Ripetere quel che è accaduto sembra uno scherzo del destino. Mi sento come in una di quelle anime dell’inferno che sono costrette a spingere sempre una pietra su e giù da una collina. Io devo raccontare sempre le vessazioni che ha subito il mio unico figlio maschio".

Se l’antipasto, i primi mesi di lavoro, è indigesto e conduce a situazioni pericolose con cambi turno che fanno smontare dal servizio di fronte a una banca per prenderlo davanti a un’altra - con una quota troppe volte vicina alle 40 ore continuate di lavoro - una volta conquistato il posto la musica non cambia. L’equipaggiamento è fornito dall’istituto ma è responsabilità unica del personale. Significa che l’arma in dotazione quando viene rubata da un malvivente, casomai durante una rapina deve essere riacquistata dal vigilante.



Massimiliano Truccolo, caposcorta di furgoni blindati e vittima in poco meno di un anno di due diversi assalti, uno il 30 settembre a Tor Bella Monaca e l’altro il 13 maggio in via Appia , testimonia sereno, "visto che finora sono tornato a casa con le mie gambe": "Nell’ultima rapina, dopo essere stato colpito all’inguine ho perso la presa della pistola e quei disgraziati me l’hanno rubata.

Dopo qualche mese ho avuto l’addebito di 500mila lire sullo stipendio perché mi era stata dovuta ricomprare l’arma". E se all’interno di un’azienda vige la regola secondo cui "questa è la minestra altrimenti quella è la finestra",  l’esterno non aiuta. "All’Inail mi è stato riconosciuto un solo punto di invalidità e non ho avuto alcun indennizzo, ma non mi lamento perché posso raccontarlo".

Massimiliano Gioacchini, che ha visto la morte da vicino nella rapina ai Granai, in cui perse la vita il suo collega Massimiliano Ballanti, dice con gli occhi bene aperti: "Quelle scene me le ricordo benissimo e anzi le rivivo ogni volta che mi fermo un attimo. A me di punti d’invalidità ne hanno dati due, eppure ho una cicatrice sotto l’occhio sinistro che nessuno chirurgo plastico potrà togliermi, un timpano sfondato e una gamba con ancora dentro le schegge della macchina che è esplosa". L’avvocato Alessandro Cuggiani che segue molte delle pratiche amministrative che si abbattono sulla vita dei vigilantes attacca allargando le braccia: "Più che denunciare le molte inadempienze alla magistratura e agli ispettorati del lavoro non possiamo fare. Il problema però è che sembriamo come cani nel deserto che strillano, strillano, senza ceh nessuno gli ascolti".

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