“Noi, operai con il porto d’armi”

25/04/2001

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ROMA
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"Noi, operai con il porto d’armi"
"Rischiamo la vita e nessuno investe sulla nostra sicurezza"
La rabbia dei "vigilantes": "Ci chiamano sceriffi e non ci riconoscono lo status di agenti. Ci disciplina una legge del ‘38"

SALVO PALAZZOLO


Solo la sirena dell’autoblindo crivellato di proiettili non smette di urlare nella notte fredda. Nessun altro ha più voce e lacrime. I ragazzi con le divise blu hanno pianto troppe volte per la morte di altri colleghi, devono aver gridato già abbastanza la loro rabbia che adesso quasi non hanno più parole. «Morire per un milione e ottocentomila lire al mese, questo è il nostro lavoro», sussurra uno di questi ragazzi davanti al cadavere di Massimiliano Bellanti che è stramazzato sull’asfalto con il giubbotto antiproiettili squarciato.
Urla la sirena a mezzanotte, l’estremo gesto della guardia giurata che guidava il blindato appena si è accorto dell’assalto. «Fatelo sapere – accenna un’altra divisa blu fra le lacrime – noi per lo Stato siamo operai con il porto d’armi. Neanche operai specializzati, questo dice la nostra qualifica. E a cosa hanno portato le rivendicazioni? Che insistono a non riconoscerci la qualifica di agente di pubblica sicurezza, e l’ultima normativa che ci riguarda risale a un regio decreto del 1938. Non è soltanto una questione di soldi. Ma di sicurezza».
L’ultima volta che le guardie giurate dell’Europol ne avevano parlato in assemblea era stato sabato scorso e Massimiliano Bellanti, uno dei più anziani del gruppo, aveva confidato le sue preoccupazioni, ma alla fine la speranza di riuscire ad aumentare, per l’intera categoria, il livello della sicurezza. «Volete sapere cosa ci siamo detti?», è la voce ferma di un suo collega: «Guardate in faccia gli uomini con la pistola in mano quando trasportano sacchi di denaro. Poi ci dicono che siamo sceriffi, che esageriamo. Massimiliano era un professionista serio, cosciente dei rischi che correva, e faceva di tutto per mantenere sempre alto il livello della sicurezza, per sé e soprattutto i suoi colleghi».
Nella notte è un pellegrinaggio silenzioso all’autoblindo. I colleghi di lavoro restano immobili a guardare l’asfalto martoriato dai pezzi dell’auto sventrata dall’esplosione e una pioggia di bossoli. Qualcuno urla: «Dovevano essere almeno in sette a fare quel servizio», e scompare nella folla di carabinieri e poliziotti che cercano di capire.
Passano dodici ore e i sindacati firmano un comunicato di fuoco. Tutti insieme, FilcamsCgil, FiscatCisl e Uiltucs: «Basta con i vigilantes specchietto per le allodole. Sono anni che denunciamo le evasioni contrattuali, contributive e fiscali, che sono quelle che determinano purtroppo queste situazioni», hanno scritto. «Le gare al massimo ribasso, al di sotto delle tariffe stabilite dal decreto prefettizio, pongono gli istituti nelle condizioni di dovere operare risparmi proprio sul fronte sicurezza. E questa politica continua a fare vittime». Dall’Europol precisano: «Tutti gli standard di sicurezza sono stati rispettati».