«Noi, indeboliti dal precariato non possiamo più dividerci»

11/03/2004


GIOVEDÌ 11 MARZO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 
LA PLATEA

«Noi, indeboliti dal precariato
non possiamo più dividerci»
          Parlano i delegati sindacali a 10 anni dall´ultima assemblea che affondò la prima riforma Berlusconi

          "Nel ´94 c´era una sensazione di potenza che ora sicuramente non c´è più"
          "È sempre più difficile per un sindacalista intercettare giovani dai lavori iperflessibili"

          ROBERTO MANIA


      ROMA – Pina Magni ha 38 anni, dieci anni fa iniziava la sua carriera di delegata sindacale della Filcea-Cgil in un´azienda farmaceutica romana. «C´era una sensazione fortissima di potenza», dice ricordando l´assemblea dei delegati che precedette lo scontro vittorioso contro il progetto di riforma delle pensioni del primo governo Berlusconi. Oggi quella sensazione non c´è più. Dieci anni hanno rivoluzionato il mercato del lavoro, colpito il tabù del «le pensioni non si toccano», celebrato l´ascesa e il declino della concertazione, indebolito, infine, con l´ultimo governo di centro destra, il ruolo stesso del sindacato.
      Ieri al Palasport dell´Eur erano quasi seimila i delegati convocati da Cgil, Cisl e Uil per proclamare lo sciopero generale contro il secondo governo Berlusconi. In platea, si poteva intravedere quasi una nuova generazione di giovani sindacalisti e sindacaliste; contrapposta ai pesanti apparati burocratici delle tre grandi confederazioni schierati sul parterre. Oggi fare il sindacalista di base è davvero complicato: poco successo e poco prestigio. «Nel mondo della precarietà – dice ancora Pina Magni che del sindacalese non ha imparato nemmeno i rudimenti – è più difficile fare il nostro mestiere. Nelle aziende i trentenni scappano davanti al delegato sindacale». Una «fuga» che ha diverse spiegazioni. Ci sono i contratti flessibili che allontano – si sa – i lavoratori gli uni dagli altri, azzerando il luogo fisico del lavoro. Ci sono i giovani assunti con qualifiche alte «sedotti» dai contratti individuali, salvo – aggiunge – «scoprire poco dopo di essere molto ricattabili». Ci sono poi quelli che – dice Marcello Trombettoni, cinquantacinquenne, storico delegato
      Uilm alla Siemens di Marcianise (Caserta) – più semplicemente «se ne fregano del sindacato». Anche Trombettoni, nonostante fosse presente già all´assemblea della svolta dell´Eur del ?78, quella di Luciano Lama – non parla più il sindacalese: «Oggi i giovani lottano per strappare un posto di lavoro. Poi non pensano più ad altro. Negli anni settanta, quando le fabbriche non si chiudevano soltanto, si lottava e il sindacato trattava per conquistare il diritto alla mensa, ai trasporti e via dicendo. Oggi si negozia per rinunciare a qualcosa. Le nuove generazioni – ammette il delegato della Uilm – ci rimproverano il consenso alla legge Biagi; ci rimproverano la flessibilità in cambio di nulla».
      La flessibilità ha cambiato la vita di una generazione di lavoratori, ma sta mutando profondamente il mestiere del sindacalista. Solo dieci anni fa il contratto di lavoro era quello a tempo indeterminato e a tempo pieno; gli altri erano – appunto – "atipici". «Oggi – spiega Antonio Miccioli, 30 anni, delegato della
      Filcams-Cgil alla Coop. Estense di Foggia, jeans e giacca blu con l´immancabile logo rosso della sua confederazione – ci sono giovani che lavorano un´ora per un ipermercato e quella successiva per un altro. Come facciamo ad intercettare questi lavoratori?». Antonio ricorre alla metafora della «piazza» per dire che il sindacato non può più limitarsi a stare nei luoghi di lavoro. «A meno che – ragiona ancora il giovane sindacalista pugliese – non si voglia guardare solo ad una metà del mondo del lavoro, quella più anziana che, indubbiamente, in questi ultimi anni ha rafforzato il rapporto con il sindacato».
      Quasi dieci anni fa Cgil, Cisl e Uil erano ad un passo dall´unità. Oggi appare già un successo l´assemblea unitaria. «Le cicatrici restano», ammette ancora Pina Magni. «Non è corretto – aggiunge – dimenticare tutto. E´ bene tenere conto che Cgil, Cisl e Uil sono arrivate all´assemblea seguendo percorsi differenti. Ma abbiamo capito tutti che non c´è una strada alternativa. Non possiamo più dividerci».
      Anche la politica conta meno nei discorsi dei più giovani delegati. Solo dieci anni fa il crollo della prima Repubblica, «obbligò» i sindacati a fare politica. La doppia iscrizione (partito-sindacato), soprattutto nella Cgil, non è più scontata. Dice Stefano Degano, 33 anni, delegato della
      Fiom, dal 1989 in fabbrica alla Faber di Cividale del Friuli: «Non sono mai stato iscritto ad un partito e non sono d´accordo quando anche nella mia organizzazione prevalgono gli argomenti politici. Checché se ne pensi la concezione dell´autonomia sindacale è molto forte nella Cgil». «Chi vota Berlusconi – ricorda Antonello Assogna, 42 anni, delegato Femca-Cisl alla Italgas – è iscritto anche al sindacato. Il sistema bipolare ci costringe ad essere più sindacalisti. Professione – ammette Assogna – che però avrebbe bisogno di qualche aggiornamento. Abbiamo capito con ritardo i mutamenti che, per esempio, nel settore dei servizi si stavano verificando per effetto delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni». Ma da oggi si pensa allo sciopero unitario di fine mese.