Noi, dipendenti Postalmarket dimenticati da tutti

15/09/2004


            mercoledì 15 settembre 2004

            In quaranta hanno manifestato davanti al municipio: la cassa integrazione scadrà nel 2005, rischiano la mobilità
            Noi, dipendenti Postalmarket dimenticati da tutti

            di Viviana Vegetti

            BOLLATE — Si sentono abbandonati da tutti, sindacati, istituzioni, Ministero. Sono i 350 ex lavoratori della Postalmarket di Peschiera Borromeo, attualmente in cassa integrazione, che attendono risposte concrete sul loro futuro. Un terzo dei disperati dipendenti della Postalmarket che hanno fatto le spese della crisi dell’azienda risiede a Bollate e a Baranzate e, per questo motivo, ieri mattina una quarantina di loro si sono riuniti davanti al Municipio di piazza Aldo Moro, in segno di protesta. Dal 2001, ormai, i lavoratori per decenni impiegati alla Postalmarket sono costretti a far fronte ad una situazione di emergenza: la liquidazione, l’amministrazione straordinaria, l’asta, la vendita dell’azienda alla Bernardi Confezioni srl, fino alla cassa integrazione con scadenza gennaio 2005. E poi, cosa accadrà? «E’ necessario che si trovi un nuovo accordo per noi prima di gennaio – spiega Antonella Angelo, portavoce del gruppo di lavoratrici – altrimenti ci metteranno in mobilità e poi noi non ci sarà alcun futuro lavorativo. Siamo quasi tutte donne, tra i 40 e i 50 anni e ci mancano sette o otto anni alla pensione: nessuno ci vuole più assumere, perché siamo troopo vecchie». Quando la Bernardi spa è subentrata all’azienda con sede a Peschiera, si è impegnata ad assumere 150 degli oltre 500 dipendenti e, in base ad un accordo con i sindacati siglato nel luglio 2003, avrebbero dovuto essere rispettati precisi criteri volti ad agevolare le coppie di marito e moglie entrambi impiegati alla Postalmarket, le vedove e le famiglie monoreddito: così non è stato e la maggioranza dei lavoratori bollatesi e baranzatesi non riassorbiti dalla Bernardi spa denunciano la loro condizione precaria, che li vede per di più in credito dello stipendio dovuto dalla cassa integrazione relativamente agli ultimi due mesi. Pochi lavoratori hanno trovato un impiego altrove e le istituzioni riunite più volte intorno ad un tavolo per trovare un’alternativa – la Regione, la Provincia e i Comuni interessati (fra cui anche Bollate) – non sono stati abbastanza motivati nel portare a casa risultati concreti. «Sappiamo che il Comune e gli altri enti – spiega Giuseppe Nicosia – non sono uffici di collocamento, ma, visto che il gruppo è così numeroso e composto soprattutto da donne, avrebbero potuto dimostrarci un maggiore impegno ed una maggiore determinazione». I contatti con i centri lavoro di zona sono stati presi, le informazioni relative ad ognuno sono state inserite nelle banche-dati e alcuni lavoratori hanno addirittura partecipato a qualche corso di aggiornamento: da maggio però, nessuna risposta.
            «Domani abbiamo un’assemblea con i sindacati – concludono i manifestanti – ma noi siamo stanchi di promesse e chiediamo ora che qualcuno si interessi a noi: siamo pronti a barricarci davanti all’azienda, al Municipio o alla Prefettura per farci ascoltare»
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