Nodo produttività per il commercio

22/10/2007
    sabato 20 ottobre 2007

    Pagina 23 – Economia e imprese

    Frontiere del lavoro

      Nodo produttività
      per il commercio

        di Massimo Mascini

        Un dialogo fra sorsi. Le trattative per il rinnovo del contratto del commercio, un milione e mezzo di lavoratori, sono bloccate. In apparenza, siamo nella normalità, accade in più di un negoziato che il dialogo si incagli e si arrivi alla rottura. Stavolta però sembra davvero un dialogo tra sordi, perché le trattative sono state interrotte prima di entrare nel merito delle richieste sindacali. La rottura è avvenuta quando confcommercio ha chiesto maggioe produttività. Dietro c’è l’esigenza dei commercianti, di avere più ruolo nella definizione della politica sociale e un desiderio del sindacato di un sistema contrattuale che dia più certezze. È come se improvvisamente le due parti si fossero messe a parlare lingue differenti per cui, non comprendendosi, ognuno è andato per la sua strada. In realtà, sono almeno trent’anni che gli imprenditori presentano loro contro richieste al sindacato. Ma in questo caso la piattaforma rivendicativa non è stata nemmeno presa in considerazione, si è passati subito al confronto, sulle esigenze aziendali.

        Qualcosa non funziona come dovrebbe. Confcommercio sostiene che la piattaforma del sindacato è vecchia, guarda solo alle esigenze dei lavoratori occupati e non a quelle delle aziende o di chi un lavoro non ce l’ha o ce l’ha poco. Ma soprattutto c’è una forte richiesta di produttività.Siamo in deflazione dal 2002, afferma Francesco Rivolta, che guida la delegazione di Confcommercio, le aziende hanno bisogno di recuperare produttività, il costo del lavoro troppo alto le porta fuori mercato.

        Tante le strade da percorrere per avere più flessibilità e più lotta all’essenteismo: dalla settimana lavorativa di sette e non sei giorni, a una diversa normativa per i contratti part time e a termine, alla revisione della norma per cui le aziende pagano i primi tre giorni di malattia. Il sindacato non rifiuta un dialogo anche su questi temi, ma chiede che un negoziato più tradizionale. «Flessibilità – afferma Pierangelo Raineri, segretario della Fisascat Cisl -ne hanno già quanta gliene serve. Abbiamo concesso molto, il recupero di produttività è già avvenuto. Confcommercio vorrebbe mano libera, ma la flessibilitàdeve essere sempre contrattata, perché tener conto delle necessità delle imprese, ma anche delle esigenze dei lavoratori. Per questo diciamo che si deve tornare al tavolo della trattative e discutere delle richieste del sindacato».

        Il punto, sottolinea Raineri, è che la struttura contrattuale non garantisce un adeguato confronto. Confcommercio preme per avere un ruolo istituzionale più dinamico, il sindacato chiede negoziati anche al secondo livello. Tutti vogliono norme chiare, precise, su cui non si creeino equivoci.