No sindacale al salario minimo

26/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 2006

    Pagina 15 – Economia e imprese

    Relazioni industriali. I confederali: �Questa proposta � distruttiva della contrattazione�

      No sindacale al salario minimo

        Cgil, Cisl e Uil bocciano le aperture del ministro Damiano

          Serena Uccello

          MILANO
          L’apertura del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sul salario miimo – fatta luned� in un convegno all’Universit� Bocconi di Milano – rischia di essere subito gelata dalla bocciatura dei sindacati. E se le imprese per il momento sospendono il giudizio e si riservano di esprimere una valutazione pi� avanti, ai confederali non piace l’idea di avviare un confronto sulla possibilit� di introdurre standard minimi salariali. Un’ipotesi lanciata dal ministro che aveva peraltro spiegato che in una situazione come quella attuale in cui � stata aumentata di 5 punti l’aliquota contributiva per i parasubordinati e diminuito di 3 il costo del lavoro, quella del salario minimo poteva essere una possibilit� su cui riflettere. Un contesto e un mercato del lavoro mutati, verso i quali il ministro paventa un rischio: che a scontare l’incremento della contribuzione possano in qualche modo essere le retribuzioni dei lavoratori.

          La ricetta ancora non c’� ma l’idea � sul tavolo, un progetto pi� chiaro – spiegano al ministro – potrebbe prendere forma solo dopo l’approvazione della legge Finanziaria quando saranno avviati il tavolo sulla previdenza e soprattutto quello su una revisione complessiva del mercato del lavoro. Quel che � certo per� � che su qualunque ipotesi vorr� ragionare il Governo i sindacati si dicono contrari. Le ragioni? �Perch� – dice Mauro Guzzonato, segretario confederale Cgil – alla lunga questa impostazione � distruttiva della contrattazione�. E Paolo Pirani della Uil: �Salari per legge, come in Francia?No, siamo contrari per noi l’unica strada � quella contrattuale e non abbiamo motivi per cambiare questa valutazione�.

          Ma non solo: � questa secondo la Cgil una strada alternativa �al cuore della questione, ovvero affrontare – dice Guzzonato – modi e percorso che mirano a ridurre il precario. E questo dibattito – aggiunge – non pu� partire dal fatto che, essendo aumentate le aliquote, c’� un rischio per i lavoratori. L’aumento dei contributi cio� pu� essere defalcato dalle retribuzioni. � un percorso che non ci piace, l’unica strada possibile � quella della contrattazione�. Linea condivisa da Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl che dice: �Se vogliamo evitare un ricarico dei contributi sui lavoratori non � necessario scomodare il salario minimo basta fare riferimento ai minimi contrattuali�.

          A questo punto per� la posizione della Cisl si diversifica da quella della Cgil. Per il sindacato guidato da Guglielmo Epifani i lavoratori si possono tutelare prevedendo nella Finanziaria una sorta di clausola di garanzia, vale a dire �specificando che l’incremento delle aliquote non pu� tradursi in un calo delle retribuzioni�, dice Guzzonato. Mentre per il sindacato di via Po se il tentativo in corso � quello di proteggere il potere d’acquisto dei collaboratori �si pu� piuttosto pensare – dice Santini – di riassorbirli in una forma di contrattazione collettiva�.

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