No all’Enit senza imprese

24/03/2004

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
071, pag. 13 del 24/3/2004
di Massimo Galli

Ieri Federturismo, Confturismo e Assoturismo ricevute dal ministro Marzano.
No all’Enit senza imprese

Le confederazioni chiedono tre posti nel cda

Le imprese del turismo non ci stanno a rimanere fuori dalla stanza dei bottoni dell’Enit. Lo hanno ribadito ieri al ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, i vertici di Federturismo-Confindustria, Confturismo-Confcommercio e Assoturismo-Confesercenti, convocati per discutere il progetto di riforma dell’Enit. Una bozza messa a punto dal ministero prevede la presenza delle categorie produttive all’interno del cda dell’ente, ma fa a pugni con il documento apocrifo, anticipato ieri da ItaliaOggi, che disegna un organismo in cui le tre federazioni non troverebbero posto. Marzano ha invitato Federturismo, Confturismo e Assoturismo a presentare entro la fine del mese una proposta di riorganizzazione dell’ente che, dunque, giungerà al ministero assieme a quella delle regioni. La strada imboccata dalle categorie produttive è quella del dialogo. ´Il ministro ha detto che non è ancora stata definita la proposta di riforma’, sottolinea Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo. Jannotti Pecci non si mostra per nulla turbato dalla bozza che, di fatto, escluderebbe i tre organismi a vantaggio di Unioncamere. ´Queste proposte ci fanno sorridere’, dice. ´Mi sembra singolare immaginare che si possa governare un ente, che ha al primo posto la promozione dell’attività delle imprese turistiche, senza le stesse imprese’. In concreto, Jannotti Pecci vedrebbe di buon occhio una ristrutturazione dell’Enit in due tempi. La prima fase sarebbe affidata a un cda traghettatore, per così dire, incaricato entro la fine dell’anno di progettare l’assetto futuro dell’ente, con un ruolo centrale affidato alle regioni. ´Qui il sistema delle imprese dev’essere presente’, sottolinea il presidente di Federturismo. ´Noi chiediamo tre posti in consiglio, uno per ciascuna federazione’. In un secondo tempo, si procederebbe al ridisegno complessivo, ´che può avvenire solo con la ridefinizione dell’assetto statutario’.

Al di là della riforma dell’Enit, tuttavia, il vero obiettivo rimane quello della costituzione di un’agenzia per il turismo, che raggruppi governo, regioni e imprese. Ne è convinto Bernabò Bocca, presidente di Confturismo, secondo cui ´durante l’incontro con il ministro è emersa proprio la mancanza di una sede di coordinamento fra questi attori. Serve un’agenzia, o comunque un organismo, che possa affrontare tutte le problematiche del settore, per esempio quelle fiscali e del lavoro’. Bocca pone l’accento su un altro punto, quello del rapporto con le regioni.

La ventilata esclusione delle categorie produttive dal nuovo Enit, infatti, che alcune fonti attribuiscono agli assessorati regionali, di fatto aprirebbe la strada a una lotta di potere.

Dal canto suo, Bocca taglia corto sulla bozza (´Per noi è un no secco, non ci stiamo a farci mediare dalle camere di commercio’) e mette le mani avanti: ´Vogliamo che la nostra proposta di riforma venga condivisa e soprattutto capita da tutti. Ecco perché abbiamo chiesto di illustrarla alla Conferenza delle regioni.

Non vorremmo che qualcuno pensasse che vogliamo togliere potere agli enti regionali’. Favorevole al dialogo, ma decisamente contrariato per eventuali prospettive di esclusione, il presidente di Assoturismo, Claudio Albonetti: ´Se la strada è quella, non c’è solo la questione della riorganizzazione dell’Enit, ma si aprono problemi seri tra le associazioni delle imprese e i singoli assessorati regionali. È dalla concertazione stretta che può venire la crescita di tutto il sistema’. Anzi, Albonetti osserva che in futuro le categorie produttive si rapporteranno con il coordinamento delle regioni, ma auspica chiarezza: ´Da un lato assistiamo a dichiarazioni rassicuranti, dall’altro ci capita poi di leggere documenti che vanno in tutt’altra direzione’.

Secondo Albonetti, la volontà delle regioni di avere la maggioranza in consiglio non è in contrasto con il desiderio degli imprenditori di avere voce in capitolo: le federazioni, quindi, approverebbero una partecipazione minoritaria, con tre posti nel cda del nuovo Enit. Indietro, pare di capire, non si torna. (riproduzione riservata)