No alla pensione d’anzianità per le donne

25/03/2004


  economia e lavoro



giovedì 25 marzo 2004

previdenza
No alla pensione
d’anzianità per le donne

MILANO Slittano a martedì le votazioni sulla riforma delle pensioni, parte integrante dell’articolo 1 della delega previdenziale ora all’esame della commissione Lavoro del Senato. Nella seduta di ieri i commissari si sono limitati ad esprimere un parere su 226 degli oltre 700 emendamenti presentati da maggioranza ed opposizione.
Ma qualche indicazione è venuta: il governo ha espresso parere contrario ad alcune proposte dell’opposizione miranti a ripristinare i vecchi requisiti per i lavoratori precoci e a introdurre nuovi criteri per le pensioni
d’anzianità per le donne.
Di fatto, la riforma prevede che le donne vadano in pensione di vecchiaia a 60 anni o con 40 di contributi (oppure con 35 di contributi e 60 di età), cancellando di fatto le pensioni d’anzianità. Le opposizioni hanno quindi
proposto che potesse essere introdotto il requisito di 57 anni (e 35 di contributi) ma il governo non si è detto d’accordo. «Ci hanno bocciato tutto, con la motivazione che non c’è una lira», ha osservato Tiziano Treu (Margherita). Novità invece in arrivo per i portatori di handicap:
è stato espresso parere positivo ad un emendamento da lui presentato a favore dei disabili. In pratica, se un disabile decide di passare dal tempo pieno al tempo parziale, lo Stato gli verserà la contribuzione figurativa.