«NO ALLA DIRETTIVA BOLKESTEIN» SABATO 19 MARZO MANIFESTAZIONE EUROPEA A BRUXELLES

15/03/2005

FILCAMS-Cgil

Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa
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15 marzo 2005

«NO ALLA DIRETTIVA BOLKESTEIN» SABATO 19 MARZO MANIFESTAZIONE EUROPEA A BRUXELLES

Sabato 19 marzo a Bruxelles una manifestazione promossa dalla CES, la confederazione europea dei sindacati, e alla quale partecipano molte altre associazioni raggruppate nel Forum Sociale Europeo, dirà NO alla Direttiva Bolkestein.

La Direttiva Bolkestein è un provvedimento, ora all’esame del parlamento e del Consiglio europeo, che secondo le intenzioni iniziali era volto a rendere il settore dei servizi più efficiente.

La proposta licenziata dalla Commissione europea è invece risultata, a giudizio dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali di tutti i Paesi e di molti governi dell’Ue, una normativa che se applicata sconvolgerebbe la legislazione sociale e del lavoro europea.

In un suo documento, la CES ha confermato di essere favorevole e di sostenere la “strategia di Lisbona”, vale a dire l’indirizzo strategico con il quale l’Unione Europea mira all’eccellenza nello sviluppo economico, nella ricerca e nell’occupazione, ma nello stesso tempo rifiuta l’idea che gli obiettivi di efficienza e snellezza burocratica siano confusi e usati per deregolamentare il mercato del lavoro.

Il punto centrale della direttiva, «pericolosissimo – dicono i sindacati – se dovesse essere accettato», è noto come « introduzione del principio del Paese d’origine».

Se la direttiva fosse approvata così com’è, questa norma sottoporrebbe un’impresa di servizi alla legge del Paese dove essa ha la sede legale, anziché alla legge del Paese dove essa fornisce il servizio, così com’è attualmente.

In pratica, sostengono sindacati e associazioni imprenditoriali, con una sola norma si otterrebbe la completa destrutturazione degli assetti giuridici nazionali nell’intera UE.

Intuitive le immediate conseguenze: interesse delle imprese a spostare la sede legale nei Paesi a minore protezione sociale e contemporaneo dumping nei confronti di chi non è nelle stesse condizioni di vantaggio; abbattimento di fatto dei contratti collettivi nazionali di lavoro; annullamento delle possibilità di intervento dei sindacati; lavoro spogliato di ogni tutela che non siano quelle minime in vigore nel Paese sede dell’impresa.