«No al voto di fiducia sulla riforma pensioni»

24/06/2004

    24 Giugno 2004


    IERI IL VERTICE TRA I LEADER DI CGIL, CISL E UIL
    «No al voto di fiducia sulla riforma pensioni»

    Roberto Giovannini

    ROMA
    Per i sindacati era virtualmente impossibile proclamare uno sciopero generale per evitare l’approvazione (con la fiducia) della riforma delle pensioni. Se non altro per ragioni «tecniche», visto che una mobilitazione in pieno luglio non è praticabile. Allo stesso tempo, però, Epifani, Angeletti e Pezzotta dovevano dare un «segnale» all’Esecutivo. E così, ieri, al termine della lunga riunione unitaria delle tre segreterie di Cgil-Cisl-Uil i tre leader hanno preso una decisione a metà strada: se la delega sulle pensioni sarà approvata, si terranno fermate di protesta nei luoghi di lavoro. Ancora, di qui a settembre si svolgerà una nuova tornata di assemblee nelle fabbriche e negli uffici per illustrare ai lavoratori la linea confederale sulla situazione economica e produttiva, che sfocerà in una assemblea unitaria dei delegati, che si terrà sempre a settembre.
    Savino Pezzotta parla di «qualche fermata di protesta», se la delega previdenziale diventerà legge dello Stato. «Ci saranno presidi in tutti i territori – chiarisce il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani – che accompagneranno l’iter della delega previdenziale. Quando sarà posta la fiducia o comunque sarà approvata la delega ci saranno fermate di protesta nei luoghi di lavoro». E per il numero uno della Uil Luigi Angeletti le modalità della fermata saranno decise più avanti, visto che comunque la fermata di protesta nei luoghi di lavoro sarà fatta per ribadire la contrarietà dei lavoratori su un provvedimento che i sindacati osteggiano e puntano a modificare non appena lo renderà possibile la situazione politica.
    Ma come noto, da tempo l’attenzione delle tre confederazioni non si concentra solo e soprattutto sulla riforma delle pensioni: c’è lo stato di salute non esaltante dell’economia e dell’industria, quello francamente allarmante dei conti pubblici, le ancora non chiare intenzioni del governo sul fisco. E la possibilità di riprendere il filo della concertazione, almeno con Confindustria. Nelle segreterie unitarie di ieri si è discusso così, riferisce Pezzotta, «delle difficoltà che sta attraversando la nostra economia» e della necessità che il governo dia risposte su queste questioni, ma anche sui contratti del pubblico impiego scaduti ormai da quasi sei mesi». Quanto al confronto con Confindustria, afferma il leader cislino, «ci andremo per trovare le convergenze sui fattori sviluppo e politica economica ponendo l’accento sui temi che ci stanno a cuore, vale a dire Mezzogiorno, ricerca e politica industriale. Su questo faremo le nostre mobilitazioni». E a parte le pensioni, l’altra «urgenza» è l’annunciato varo del Dpef: «sulle pensioni abbiamo già deciso, sulla manovra decideremo a settembre», afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ricordando che lo scorso anno il Dpef era «una scatola vuota». «Valuteremo il Dpef – insiste Pezzotta – e daremo su questo una risposta. Dobbiamo vedere che cosa c’è, se accolgono i nostri orientamenti è un punto, se non li accolgono faremo altro». I sindacati chiedono sostanzialmente al governo di varare un Dpef di «sviluppo e di crescita» criticando, quindi, la linea fin qui seguita dall’Esecutivo. Quella del sostegno al Mezzogiorno e con politiche industriali ad hoc – dicono Cgil, Cisl e Uil – l’unica strada per agganciare la ripresa internazionale che inizia a lambire anche l’Europa e l’Italia, dopo che la «locomotiva» Usa è partita da circa sei mesi.
    Per cercare di preparare il terreno in vista della ripresa a settembre, Cgil-Cisl-Uil daranno vita a tre gruppi di lavoro: uno sul welfare e la politica dei redditi, in previsione della Finanziaria. Gli altri due, invece, cercheranno di avvicinare le posizioni delle tre confederazioni su due temi importanti, come la riforma del sistema contrattuale e le regole su rappresentanza e rappresentatività. Temi su cui da tempo le idee sono differenti, e su cui – se il sindacato pensa davvero a una nuova stagione di azione e di programmi unitari – giocoforza sarà necessario addivenire a qualche compromesso. Non sarà certo facilissimo, visto che per adesso ci si limiterà a «registrare» le singole posizioni.