No al governo dai sindacati

31/03/2005

    giovedì 31 marzo 2005

    Pagina 4 – Economia

      IL RETROSCENA

        Cgil, Cisl e Uil bocciano la proposta di una riforma del sistema contrattuale
        No al governo dai sindacati
        "Basta con gli spot elettorali"
        Pezzotta: "Io la riforma dei contratti la faccio con Confindustria, non con l´esecutivo"
        In casa Cgil si è cominciato a parlare di un nuovo sciopero generale degli statali

          ROBERTO MANIA

          ROMA – «Io la riforma dei contratti la faccio con la Confindustria, non con il governo. È chiaro?». Era furente ieri sera Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, mentre tornava dalla inaugurazione della nuova sede della Fondazione Ezio Tarantelli. Tanto da non lasciare nemmeno uno spiraglio alla trattativa ipotizzata dal governo per cambiare il protocollo del luglio ´93, firmato con l´allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi. E con lui la Cgil di Guglielmo Epifani e la Uil di Luigi Angeletti. Niet sia sull´aumento a quota 95 euro, sia sulla riforma dei contratti. «È inutile che l´esecutivo insista – ragionavano gli uomini di Pezzotta – non si ripeterà più lo schema che ha portato al Patto per l´Italia. Il sindacato non si rompe più. E poi sul modello contrattuale….». La proposta del consigliere economico di Palazzo Chigi, Renato Brunetta, condivisa da tutta la maggioranza, non è stata nemmeno accennata ai sindacati prima di essere annunciata pubblicamente all´Hotel Plaza di Roma in un comizio ad una platea di elettori, in stragrande maggioranza attempati, del centrodestra. Una gaffe sul piano delle relazioni sindacali, tanto più che le regole del gioco contrattuale sono di competenza delle parti sociali e a questo principio, infatti, l´esecutivo si era richiamato per giustificare la sua scelta di fare da spettatore quando, poco meno di un anno fa, saltò ancor prima di cominciare il negoziato tra la Confindustria e i sindacati. Ora – complice l´intricata vicenda dei contratti pubblici – il governo prova a cambiare strada. Ma rischia di restare con le mani vuote: né l´accordo sul pubblico impiego, né quello sugli assetti contrattuali. E con la prospettiva – di cui si è cominciato a parlare ieri in casa Cgil – di un nuovo sciopero generale degli statali. «Davvero un disastro», commentava con i suoi più stretti collaboratori Guglielmo Epifani, per il quale il governo ha segnato «un clamoroso autogol: ora i dipendenti pubblici, dai quali sperava di ottenere il voto, sanno che sono stati presi in giro». Di negoziato sul modello contrattuale nemmeno parlarne. «Questa – secondo la Cgil – è una scusa per non dare gli aumenti. Questa è una inaccettabile logica delle mance». La stessa riflessione faceva il leader della Uil, Luigi Angeletti, sarcastico nel commentare la strategia dell´esecutivo: «È chiaro che il governo ha scelto la strada della pubblicità elettorale. Ottimo. Dove pensa di andare?».

            Così, l´iniziativa di Palazzo Chigi anziché favorire il dialogo finirà, ancora una volta, per inasprirlo. «Ormai – diceva sempre Pezzotta – siamo allo stravolgimento delle corrette relazioni sindacali». Prevale il sospetto come quello che ha accolto l´idea del ministro del Welfare, Roberto Maroni, di avviare un confronto per ridurre il costo del lavoro. «Esattamente il contrario di quello che hanno fatto con il decreto sulla competitività. La situazione sta diventando surreale», è stato il commento ai piani alti di Corso d´Italia, sede della Cgil. La proposta di Maroni è piaciuta alla Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo, ma in pochi scommettono su un accordo. Pezzotta ricorda che sta ancora aspettando la riforma degli ammortizzatori sociali.