Nigeria: i sindacati dicono basta a escalation di corruzione e violenza


Nigeria: i sindacati dicono basta a escalation di corruzione e violenza
26/01/2012

La Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC-CSI) ed i sindacati Nigeria Labour Congress (NLC) e Trade Union Congress (TUC) hanno sollecitato le autorità nigeriane affinché pongano fine al crescente stato di insicurezza in cui vive la popolazione, a causa di violenze, omicidi, attentati, conflitti anche etnoreligiosi. Solo a Kano, nel nord del Paese, sono morte più di 250 persone dall’inizio di quest’anno.

Le forze dell’ordine non sono riuscite a fermare i continui assalti di Boko Haram, la setta che ha massacrato centinaia di persone.  Secondo le organizzazioni umanitarie, oltre 65mila persone sono fuggite a causa del clima di terrore che si è prodotto. Scontri e violenze si erano verificati subito dopo il risultato elettorale di aprile 2011, quando è stato rieletto il presidente uscente Goodluck Jonathan, cristiano proveniente dalla zona del delta del Niger, candidato del Partito Democratico del Popolo. Subito dopo l’elezione alla guida della nazione più popolosa dell’Africa oltre che maggiore produttrice di petrolio erano seguite manifestazioni dei sostenitori del candidato dell’opposizione, Muhammadu Buhari, un musulmano del nord eletto al Congresso dalle forze progressiste. Le manifestazioni erano poi velocemente degenerate in violente sommosse che hanno provocato azioni sanguinarie in molti Stati del nord come Adamaoua, Bauchi, Borno, Gombe, Jigawa, Kaduna, Kano, Katsina, Niger, Sokoto, Yobe e Zamfara.

I sindacati sottolineano come il Governo federale non sia stato capace di aggredire il grave contesto economico e sociale in cui versa la Nigeria, con massiccia disoccupazione, carenze di scuole ed ospedali, strutture produttive allo stremo e corruzione diffusa. Una situazione che ha raggiunto un punto di tensione estremamente alto lo scorso 9 gennaio, quando i sindacati hanno proclamato lo sciopero generale in seguito alla decisione del Governo di sopprimere le sovvenzioni per il carburante. Questo provvedimento aveva comportato un raddoppio del prezzo della benzina (da 65 a 130 nairas al litro), rappresentando un colpo gravissimo per gran parte delle persone che vive con meno di due dollari al giorno. Lo sciopero ha avuto una larga adesione della popolazione, in una nuova situazione che ha messo insieme classi medie e povere, ed ha paralizzato il Paese.

Il Governo, invece di cercare una soluzione condivisa, ha risposto alla protesta di massa con atti di brutale repressione, prima di cedere parzialmente rivedendo la sua decisione. Dal 1999, quando venne rovesciato il regime militare, la Nigeria ha oscillato tra tendenze di segno molto diverso: in alcune fasi è apparsa come il motore di rinascita economica regionale, in altre invece totalmente asservita a interessi di parte estranei ai bisogni delle persone. La Nigeria conta 160 milioni abitanti ed è composta da circa 250 gruppi etnici, di differenti religioni e localizzazioni al suo interno. Si avvia ad essere, nel 2050, il terzo paese più popolato del mondo, dopo Cina e India. Esporta più di due milioni di barili di petrolio al giorno in America, Europa ed Asia. Ha importanti riserve di gas naturali e minerali vari. Nel pieno della crisi del mondo industrializzato, il suo Pil cresce a circa il 7% annuo e potrebbe ben presto prendere il posto del Sudafrica come la più grande economia del continente. Durante il difficile 2010, gli investimenti diretti esteri sono stati stimati in US $ 6,5 miliardi, potrebbero essere di 9 miliardi prima del 2013.

I sindacati denunciano la mancata azione del governo nei confronti del cancro della corruzione e delle distorsioni nella gestione economica e sociale del Paese, vanificando una possibile crescita a due cifre e una migliore distribuzione del reddito.

A cura di: Silvana Cappuccio